Il 1967 segnò una cesura nella storia della guerra del Vietnam. Fu l'ultimo anno delle "grandi battaglie", fu l'ultimo anno in cui gli Americani sperarono in una vittoria a breve termine. Fu l'anno in cui i vertici dell'esercito americano furono costretti a fare i conti con l'efficacia delle tecniche di guerriglia dei Nordvietnamiti, in particolar modo fu scoperta l'esistenza di una complessa rete di tunnel sotterranei utilizzati dai regolari e dai Vietcong per combattere nascondendosi, per organizzare imboscate pungenti senza dover impegnare interi reparti e garantendo una ritirata strategica attraverso percorsi ignoti al nemico.

La presenza americana aveva già registrato una grande escalation durante l'anno precedente, decisa dalla presidenza Johnson: all'inizio del 1967 i soldati americani impegnati in Vietnam erano ben 490.000, a cui si aggiungevano 850.000 uomini dell'Esercito della Repubblica del Sud Vietnam (ARVN).

"CHARLIE" A 12 MIGLIA DA SAIGON

La situazione strategica era tutt'altro che rosea: i Vietcong e i Nordvietnamiti erano penetrati profondamente nel Sud del paese, giungendo fino a 12 miglia a Nord della capitale Saigon, in un'area d'azione che gli americani definirono il triangolo di ferro (Iron Triangle). Si trattava di una zona rurale intervallata da piccoli villaggi, i cui centri principali erano Ben Suc e Ben Cat. L'intelligence militare Usa era convinta che nella zona si trovasse un importante comando nordvietnamita il COSVN (Communist Central Office of South Vietnam) a cui erano affidate le azioni in direzione della traballante Saigon.

Questo divenne l'obiettivo principale delle operazioni militari su vasta scala durante il 1967, concepite dal comando americano guidato dal generale Westmoreland anche in funzione propagandistica: l'utilizzo in massa di forze aviotrasportate e del supporto della Cavalleria dell'aria con gli elicotteri avrebbero ricordato all'opinione pubblica americana l'eco delle vittorie della Seconda Guerra Mondiale, come la Normandia.

LE GRANDI OPERAZIONI CONTRO IL "TRIANGOLO DI FERRO"

Durante il mese di gennaio furono lanciate due principali operazioni contro l'Iron Triangle. La prima era una classica offensiva di tipo "Search and Destroy", che iniziò l'8 gennaio 1967 e prese il nome di Cedar Falls. L'azione dei Marines e dei sudvietnamiti avrebbe dovuto essere funzionale alla strategia del'"Incudine e del martello" tra cui gli Americani intendevano schiacciare le forze nordvietnamite penetrate a fondo nel territorio sudvietnamita. La mattina del giorno stabilito per l'inizio delle operazioni un nucleo di 60 elicotteri Bell UH-1 "Huey" si levò in volo verso l'abitato di Ben Suc, che fu occupata rapidamente dalla fanteria Usa dopo un rapido scontro a fuoco coi guerriglieri Vietcong. Tutti i maschi dai 15 ai 45 anni furono interrogati sulla presenza della rete di tunnel sotterranei. La parte "destroy" della missione fu svolta nei giorni seguenti. La popolazione non combattente fu evacuata, mentre le povere case di Ben Suc fatte saltare e sepolte in un terrapieno.

La seconda operazione, massiccia, fu lanciata alcuni giorni dopo e prese il nome di Junction City. Si trattava di un attacco in forze in formazione a "ferro di cavallo", pensata per travolgere e chiudere  in una morsa i nemici del triangolo di ferro. Gli uomini impegnati furono ben 25.000. Dall'alto operarono i parà della 173a Brigata Aviotrasportata, che paracadutò 845 uomini e numerosi pezzi di artiglieria sul campo di battaglia.

Fu l'ultima operazione di aviolancio della guerra del Vietnam. La battaglia durò quasi tre mesi, ma si risolse con un nulla di fatto poiché il fantomatico Comando nordvietnamita non fu mai trovato. La 9a Divisione Nordvietnamita fu decimata dall'impatto del fuoco americano, ma la vittoria sul campo non ebbe esito decisivo sulle sorti della guerra. Nelle bare avvolte dalla bandiera a stelle e strisce tornarono quasi 300 giovani americani, la cui immagine fece da volano alle proteste  contro la guerra in Europa e negli stessi States.

A metà del 1967 la situazione peggiorò ulteriormente: a luglio, durante l'Operazione Buffalo, il 1 Battaglione del 9th Marines cadde in una trappola dell'esercito nordvietnamita poco a nord della base Usa di Con Thien.  Le perdite in un solo giorno di scontri furono durissime: 86 morti, 190 feriti e 9 dispersi tra le file dei "green berets", che ebbero a che fare con un nemico impossibile da affrontare a viso aperto, contro il quale la superiorità numerica e di fuoco poco contava. Quando le perdite americane superarono le tre cifre per ognuna delle operazioni lanciate alla fine dell'anno contro l'Iron Triangle, fu chiaro ai comandi Usa che l'idea di una guerra d'impatto veloce e vittoriosa era definitivamente sfuggita di mano.

IL CALVARIO DI JOHN MCCAIN

Nel quadro delle ultime operazioni del 1967 si verificò la cattura del senatore repubblicano John McCain. Figlio di una famiglia di lunga tradizione militare, McCain ottenne nel 1960 il brevetto di pilota dell'Aviazione della Marina, e si offrì volontario per il Vietnam. Il 26 ottobre 1967 era ai comandi del suo A4E "Skyhawk" quando fu abbattuto da un missile durante un raid su Hanoi. Gravemente ferito alle gambe dopo l'espulsione dalla cabina, quasi affogò nelle acque del lago Truc Bach. Recuperato dai Nordvietnamiti,  sarà rinchiuso nelle carceri di Hoa Loa nel centro di Hanoi, quelle che furono ribattezzate dai prigionieri "Hanoi Hilton". Mc Cain uscirà soltanto nel 1973, dopo quasi sei anni di patimenti e torture.

LA PROTESTA E LA "LUNGA ESTATE CALDA" DEI BLACK RIOTS

Nel 1967 la guerra in Vietnam si incrociò ed alimentò la crescente tensione razziale negli Stati Uniti, che esplose in vere e proprie rivolte come quella di Detroit (23-27 luglio 1967) e di Newark (12-17 luglio 1967). La protesta della popolazione afro-americana riguardava anche il sistema di reclutamento per la guerra in Vietnam, che i giovani di colore ritenevano ingiusto e sbilanciato verso la comunità più povera e meno istruita d'America oltre che con meno diritti.

Le grandi manifestazioni contro la guerra, che anticiparono l'ondata di protesta universale del 1968, furono accompagnate dalla voce e dalle note di diversi autori come Country Joe McDonald, Joan Baez, Arlo Guthrie, Richie Havens. Due anni dopo, mentre la fase delle grandi battaglie in Vietnam era ormai lontana, saranno protagonisti delle giornate di Woodstock dove migliaia di giovani si trovarono per una tre giorni di musica, amore e fango. Come quello in cui affondavano i soldati americani nella lotta contro un nemico tenace determinato ed invisibile.

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