Chiara Degl'Innocenti

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"Un progetto originale, di elevato valore culturale, di grande respiro umanitario, fortemente e generosamente orientato all’inclusione alla formazione permanente, alla creazione di capacità e di cittadinanza, senza trascurare la valorizzazione del patrimonio e delle produzioni artistiche contemporanee. Il progetto è supportato dai principali attori istituzionali e culturali del territorio e prefigura a che interventi infrastrutturali in grado di lasciare un segno duraturo e positivo. Gli elementi di governance, di sinergia pubblico-privato e di contesto economico, poi, contribuiscono a rafforzarne la sostenibilità e la credibilità”. Questa è Palermo, capitale italiana della Cultura 2018. Questa è la motivazione che ha sostenuto la sua candidatura.

Patria di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e sede di uno dei più grandi Gay Pride del sud d'Europa, qui regnano passato e presente. Battuttasi contro 23 candidate (Alghero, Aquileia, Comacchio, Ercolano, Montebelluna, Recanati, Settimo torinese, Trento e l'Unione dei comuni elimo-ericini) si è aggiudicata il podio proprio perché una città che ha nel suo Dna una grande apertura verso il mondo. Una vittoria inoltre che, oltre al lustro, ha portato a Palermo anche un milione di euro da investire per la realizzazione del progetto presentato e l'esclusione delle risorse investite dal vincolo del patto di stabilità.

Culla di civiltà e arti millenarie, dopo San Pietroburgo e Zurigo, tra le bellezze cittadine da visitare il prossimo anno c'è Manifesta, la più grande Biennale di arte contemporanea migrante, che sarà declinata sui temi dell'accoglienza.

Prevista per il 2018 anche la riqualifica de La Kalsa, il waterfront della città, con la chiesa di Santa Maria dello Spasimo priva del tetto. Crollato alla metà del Settecento, non fu mai ricostruito. Ristrutturata alla fine del secolo scorso, qui si tengono concerti ed eventi. Oppure si passi almeno davanti alla chiesa medioevale di San Giovanni degli Eremiti, uno dei monumenti simbolo della città, fu costruito in epoca normanna tra il 1130 e il 1148, sotto il regno di Ruggero II.

Non solo. Grazie a Francesca e Massimo Valsecchi, tra i più grandi collezionisti d'arte d'Europa, riaprirà il restaurato Palazzo Butera, uno dei palazzi più prestigiosi della città.

Chi passa per Palermo non scordi di segnare in agenda una visita all'ex Convento di S. Francesco, un tempo esattoria dei fratelli Salvo, trasformato in Centro di cultura araba e del Mediterraneo e passi per quelli che vengono chiamati i Quattro Canti. Nel centro, all’incrocio fra via Maqueda e il Cassaro (la strada più antica di Palermo, oggi corso Vittorio Emanuele) sorge la piazza ottagonale di Villena. Quattro facciate decorate costruite in epoca barocca la chiudono come un prezioso scrigno contenente le dediche a quattro sovrani (Carlo V, Filippo II, III e IV), a quattro sante protettrici (Cristina, Ninfa, Oliva e Agata) e alle quattro stagioni.

Un altro monumento che merita una foto è l'imponente Fontana Pretoria, nella piazza omonima. Realizzata a Firenze, nel Cinquecento, e solo in seguito trasportata e ricollocata nel capoluogo siciliano, è nota per le sue scalinate, le vasche concentriche, i giochi d’acqua e soprattutto per le decine di statue che raffigurano gli dei dell’Olimpo e i fiumi di Palermo.

Da girare in lungo e largo la Vucciria, uno dei più celebri mercati di Palermo, insieme a Ballarò, Il Capo e Borgo Vecchio. Che si compri qualcosa o no lo spettacolo dei carnizzeri, pisciaiuola e venditori ambulanti è un qualcosa di unico. 

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