Edoardo Frittoli

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Queste furono le parole dell'ultimo sermone pronunciato dal reverendo Martin Luther King Jr. il 3 aprile 1968. Il giorno seguente verrà assassinato a Memphis, Tennessee, con un unico fatale colpo di fucile.

“I’ve seen the promised land. I may not get there with you.
But I want you to know tonight, that we, as a people, will get to the promised land. And I’m happy tonight.
I’m not worried about anything. I’m not fearing any man. Mine eyes have seen the glory of the coming of the Lord.”

"Ho visto la Terra Promessa. Potrei non arrivarci con voi. Ma voglio che stasera voi sappiate che noi, come Popolo, arriveremo alla Terra Promessa. E per questo stasera sono felice. Non ho paura di nulla. Non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria della venuta del Signore".

L'ultimo sermone nella Memphis dell'odio razziale (febbraio-aprile 1968)

Dal febbraio 1968 il clima a Memphis, Tennessee si era molto surriscaldato. La città era governata dal sindaco razzista Henry Loeb, che si era sempre dichiarato a favore della segregazione razziale ed aveva mantenuto le leggi "Jim Crow" contro l'integrazione della comunità nera.

La rabbia si era scatenata in città dopo la morte avvenuta il 1 febbraio di due dipendenti di colore della nettezza urbana cittadina, stritolati da un compattatore. L'incidente fu la causa dello sciopero ad oltranza dei netturbini, quasi tutti afro-americani, per protestare contro le condizioni di lavoro disagiate e le discriminazioni razziali subite dai superiori bianchi. Durante i giorni dello sciopero la polizia di Memphis si produsse in continue provocazioni contro i cortei degli scioperanti arrivando a scortare crumiri bianchi assoldati dal sindaco.

Il lungo cammino pacifico dei diritti civili

Martin Luther King arrivò in città il 3 aprile 1968, all'apice della sua fama di promotore dei diritti civili degli afro-americani. Negli anni '50 il reverendo era stato già protagonista della protesta nella forma della disobbedienza civile pacifica.

Nel 1956 era riuscito assieme ad altri attivisti ad avere ragione sulla segregazione razziale nei luoghi pubblici del sud degli Stati Uniti promuovendo assieme ad altri attivisti il lunghissimo boicottaggio dei mezzi pubblici dopo l'arresto dell'attivista Rosa Parks che si era rifiutata di cedere il suo posto a un bianco. La protesta durerà per ben 381 giorni fino alla concessione della sospensione della separazione dei posti sui mezzi pubblici in base alla razza.

Martin Luther King fonda subito dopo la SCLC ( Southern Christians Leadership Conference) della quale diviene leader. Viaggia negli Usa ed in Europa per promuovere la sua battaglia pacifica per i diritti civili della popolazione di colore, culminata con la grandiosa marcia di Washington del 28 agosto 1963 dove il reverendo dell'Alabama terrà il suo memorabile discorso "I Have a Dream" di fronte ad una folla di circa 300.000 partecipanti. Nel 1964 è Nobel per la Pace. Vicino a John Fitzgerald Kennedy, che più volte intervenne in favore delle lotte promosse dall'SCLC, fu spesso duramente contestato dalla Nation of Islam di Malcolm X che riteneva l'atteggiamento pacifico di King un "regalo per i bianchi", con i quali bisognava rispondere con violenza in risposta alla violenza.

I poveri neri, i poveri bianchi e il Vietnam

Quando arrivò a Memphis per appoggiare la protesta dei netturbini, Martin Luther King aveva fatto un ulteriore passo, toccando i temi caldi della povertà (sia bianca che nera) e della guerra in Vietnam. Alcuni detrattori lo avevano più volte bollato come un "nero comunista", mentre i seguaci di Malcolm X continuavano a ritenerlo un traditore colluso con i bianchi.

Il discorso della montagna. Le ultime parole di Martin Luther King

La sera del 3 aprile 1968 Martin Luther King tenne il suo ultimo discorso al Mason Temple di Memphis, dove gli scioperanti si erano riuniti già dall'inizio della protesta dei netturbini. In alcuni passi l'ultimo sermone suonò come un presagio, quando King asserì di non avere paura della morte, sentendosi nelle mani di Dio dopo essere stato "sulla vetta della montagna" (il discorso è infatti ricordato con il titolo "I've been on the mountaintop").

Il giorno seguente il reverendo King alloggiava al Lorraine Motel assieme ad altri attivisti storici come Ralph Abernathy. Poco prima delle 18:00 il leader dell'SCLC uscì sul balcone della camera 306 al secondo piano. Alcuni istanti più tardi un rumore secco tagliò l'aria: era un colpo di fucile dal quale fu esploso il proiettile calibro 7,62 che, perforando la guancia destra del reverendo, spezzò le vertebre cervicali e tranciò la carotide.

L'ispiratore e il promotore di tante battaglie e altrettante vittorie dei neri americani cadeva privo di sensi, dissanguandosi rapidamente nonostante fosse stato prontamente soccorso dagli amici e compagni di lotta. Il suo cuore cessava di battere un'ora più tardi al St. Joseph Hospital.

La rivolta delle città, l'omaggio all'uomo della pace

Alla notizia dell'assassinio, in più di 100 città degli Stati Uniti scoppiarono gravi tumulti, per cui fu necessario un appello alla calma da parte dello stesso Presidente Lyndon Johnson. Poco dopo fu trovata l'arma del delitto, un fucile Remington abbandonato poco lontano dalla scena del crimine.

Quattro giorni dopo, guidati dalla vedova Coretta Scott King, una folla di oltre 40.000 persone rendeva omaggio alla salma di Martin Luther King ancora esposta a Memphis. Il giorno successivo si tennero i funerali solenni ad Atlanta, dove Martin Luther King Jr. era nato il 15 gennaio 1929. Per l'occasione si riunirono oltre 100.000 persone, compresa Jacqueline Kennedy e il Vicepresidente degli Stati Uniti Hubert Humphrey. Il sermone fu tenuto dall'amico di sempre Ralph Abernathy, mentre risuonavano le note di "Take My Hand My Precious Lord". Il feretro fu trasportato al cimitero cittadino su un carretto trainato da due muli della Georgia.

La caccia all'assassino

Sulle tracce dell'assassino si misero 3.500 agenti dell'Fbi e appena due mesi mesi dopo fu fermato all'aeroporto Heatrow di Londra il delinquente comune James Earl Ray mentre cercava la fuga nella Rhodesia dell'apartheid. Criminale recidivo, era noto per le sue idee razziste e si trovava a Memphis dopo essere evaso dal carcere nel 1967.

Per l'omicidio di Martin Luther King fu condannato a 99 anni di carcere, dal quale riuscirà a fuggire per alcuni giorni nel 1977 dopo aver ritrattato nel frattempo la propria confessione, iniziando a ventilare l'ipotesi di una congiura per uccidere il leader della protesta pacifica degli afroamericani. Da queste dichiarazioni si faranno largo disparate teorie del complotto, che spaziano dalla Mafia ai Federali alla Polizia di Memphis.

Nel 1997 Dexter King, uno dei figli del reverendo, incontrò James Earl Ray in carcere, convinto che la responsabilità non fosse unica. Ray confermò la teoria del complotto appoggiato anche dalla vedova Coretta che chiese la riapertura del processo che coinvolse Loyd Jowers il proprietario del Jim's Grill, il locale da cui partì il colpo fatale.Fu lui per primo a rilasciare dichiarazioni sul complotto di cui Ray sarebbe stato solamente il capro espiatorio. La morte dello stesso Ray il 23 aprile 1998 e la ritrattazione di molti testimoni del nuovo processo fecero decadere la teoria della cospirazione, archiviata dal Procuratore Generale Janet Reno nello stesso anno. 

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