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'The sun and her flowers' di Rupi Kaur

Poesia, social e statistiche

The sun and her flowers di Rupi Kaur

Valeria Merlini

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Rupi Kaur è riuscita in un'impresa più unica che rara per un poeta moderno: ottenere una popolarità mainstream. Come Atticus, fa parte di quella generazione di giovani Instapoeti che pubblicano versi principalmente sui social.
Al suo debutto, con Milk and Honey, ha immediatamente scalato le classifiche nelle vendite ottenendo 3 milioni di follower su Instagram.

La giovanissima poetessa abbina le sue poesie sognanti e aforistiche a “scarabocchi” che ricordano quelli che si trovano ai margini dei vecchi libri di scuola. Scrive di amore, di sesso, del rifiuto e delle relazioni, tutti argomenti comuni sui social, ma si occupa anche di temi più oscuri: abusi, standard di bellezza, razzismo.

Il nuovo libro di Rupi Kaur, The sun and her flowers (Tre60), gioca vivacemente con simboli paradossali. Curioso per esempio come la copertina del libro contenga girasoli, in genere associati a gioia e vitalità, quando il suo contenuto descrive temi legati alla tristezza e alla malinconia.
Poiché anche gli esseri vivaci e allegri come i girasoli possono appassire e soffrire a causa della scarsa cura, potrebbe tuttavia simboleggiare il processo di riacquisizione della luce dopo notti di disperazione prolungate e cupe.

The sun and her flowers racchiude una seducente sequenza di contenuti, simile al ciclo vitale dei fiori: appassimento, caduta, radicamento, crescita e fioritura. Ogni categoria ritrae poesie con illustrazioni fatte dalla Kaur stessa, relative ai rispettivi temi.

Uno dei tanti motivi per amare questo libro è la sua capacità di riparare e guarire i cuori spezzati bloccati nella disperazione e nell'oscurità. Questa antologia fornisce luce alla fine dei tunnel e ridà speranza alle anime che si considerano sfortunate.

L'ultima volta che la poesia ha visto questo tipo di fenomeno è stato con il poeta-cantautore Rod McKuen, che ha venduto milioni di libri e di album alla fine degli anni Sessanta e all'inizio degli anni Settanta (di gran lunga superiore alla portata di non solo un artista come Leonard Cohen, ma anche dei più famosi romanzieri dell'epoca).

Il Newsweek una volta soprannominò McKuen "il re di Kitsch".
Come McKuen, anche il lavoro della Kaur viene spesso associato ai "versetti per i biglietti di auguri", senza considerare che tutto ciò è semplicemente riduttivo. La Kaur scrive invece in maniera commovente di immigrazione, violenza domestica, aggressione sessuale e altri argomenti sostanziali, temi che si rivolgono anche a lettori non tradizionali (e non convenzionali).   

Le statistiche americane riferite all’anno 2017 del resto parlano chiaro: l'ultima indagine nazionale sulla partecipazione alle arti (National Endowment for the Arts Survey of Public Participation in the Arts - SPPA -), ha evidenziato che il numero di americani che ha letto almeno una poesia nell’ultimo anno è pari all’11,7%, cioè cinque punti percentuali in più rispetto al periodo di indagine del 2012 (quando il tasso era del 6,7%) e tre punti in più rispetto al periodo di indagine del 2008 (quando il tasso era dell'8,3%).

Sicuramente la Kaur e altri giovani poeti come lei stanno migliorando queste tristi statistiche accompagnando i loro fan che si muovono per esplorare altre poesie – esattamente come è avvenuto con i lettori di Harry Potter che sono poi passati a The Hunger Games e poi una piccola ma significativa porzione è diventato un avido lettore adulto.

Il poeta John Ashbery ha chiaramente anticipato nel suo “Paradossi e ossimori” questa decadenza: “Questa poesia si occupa del linguaggio a un livello alquanto piano. / Guardala che ti parla.” Si lamenta di quanto sia facile per le poesie e i lettori mancarsi, “Ti manca, la manchi, le manchi, ti manca. Vi mancate a vicenda.” Tanto che conclude generosamente: "E la poesia / Mi ha deposto dolcemente accanto a te. La poesia è te."

Se quelle righe terminassero con "Rupi Kaur" non sembrerebbe troppo fuori luogo.

The sun and her flowers
di Rupi Kaur
Tre60, 2018

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