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Stress e libertà: siamo stressati perché troppo liberi. Parola di Peter Sloterdijk

La molteplicità delle scelte e delle decisioni, su cui si fonda la società moderna, crea ansia. Lo dice un filosofo tedesco in un nuovo, illuminante saggio

di Francesca Bolino

Un malessere si aggira nelle nostre vite e diffonde una costante irrequietezza: ce la faremo? Il filosofo tedesco Peter Sloterdijk, nel suo ultimo libro Stress e libertà (Cortina, 92 pagine, 9 euro), lo chiama "stress da autoconservazione", una molla che ci fa sentire come un atleta chiamato ogni giorno a battere il proprio record. Responsabili numero uno, afferma, sono i media: strisce di news dell’ultima ora, quotidiani e siti internet diffondono motivi di inquietudine e ansia.

Società stressata uguale società malata? Più che altro, lo stress è il sintomo di una società ansiogena ma libera. Nel suo saggio Sloterdijk afferma che «una nazione è un collettivo che si fonda e si preserva sull’angoscia comune», e lo stress è il prezzo inevitabile per sentirsi liberi. Nell’antica Roma la "res publica" nacque da un grande stress collettivo contro il sopruso dei tiranni. Le rivolte arabe dei nostri anni non sono state diverse.

La massima "cooperazione di stress" è la strada dunque per la libertà: le rivoluzioni scoppiano quando si prende coscienza del fatto che sottostare alla prepotenza per evitare lo stress fa più male che affrontare lo stress della rivolta.

La libertà, oggi come ieri, è dunque un fatto di scelta: la democrazia si alimenta anche di stress perché scegliere è difficile, crea ansia. Vale per la società così come per l’individuo. La riuscita e la felicità, per ognuno di noi, passano per la strada difficile della responsabilità, della possibilità (ma anche dell’imperativo) di dovere decidere. L’imprevedibile obbliga a dare il meglio di se stessi: nonostante lo stress o grazie allo stress?

Stress e libertà
di Peter Sloterdijk
Raffaello Cortina Editore
92 pagg., 9 euro

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