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'Quello che non sappiamo' di Annarita Briganti. La recensione

Un carteggio amoroso in una road story in cui la scrittura si nutre di ferite

Quello che non sappiamo di Annarita Briganti

Valeria Merlini

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Cosa succederebbe se un giorno ti arrivasse una mail evidentemente non indirizzata a te che contiene un messaggio confuso di cui, ovviamente, ti sfugge il senso?
Probabilmente risponderesti semplicemente indicando che si tratta di un errore, di controllare meglio l’indirizzo e buona giornata.

E probabilmente finirebbe tutto così.
Ma non se dall’altra parte c’è una persona come Paulo, che risponde prontamente e a cui Ginger replica mettendosi sin dalle prime parole a nudo.

L’inizio di tutto.
Annarita Briganti torna con il suo terzo romanzo, Quello che non sappiamo (Cairo) in cui da un equivoco (intenzionale?) si dipana pagina dopo pagina un carteggio amoroso tra un uomo e una donna che cercano oltre, cercano tanto e non si fermeranno fino a quando non lo avranno trovato.

Inizio a leggere il romanzo e subito mi assale una strana sensazione: perché tutto è assolutamente vero, quasi doloroso. Può succedere, accade che ci si confidi senza sapere una reale motivazione con qualcuno che non conosciamo. Ci si lascia andare ed è più semplice. Tutto scorre sulla tastiera in un susseguirsi di parole che disegnano chi siamo realmente. E che mostrano anche a noi stessi la nostra vera ombra.

Viene subito da domandarsi: perché Paulo scrive a Ginger? Perché Ginger gli risponde?
Sottofondo al susseguirsi delle pagine una tensione amorosa. Che fa notare quanto sia il tempo che impiega lui a rispondere e fa domandare come abbia potuto lei impiegare tre giorni prima di replicare.

Il bisogno di un uomo come Paulo è quello di una consistenza amorosa, che evidentemente non riesce a trovare nel suo intorno. Quello di Ginger invece un bisogno di parlare paragonabile al fare l’amore.

“Le ferite sono la materia prima della scrittura”

Il romanzo affronta temi differenti, non solo quelli legati al desiderio d’amore, ma anche quelli sociali come il razzismo e l’incontro di culture differenti, la famiglia con i legami che si spezzano senza una ragione apparente, la crisi economica con tutte le sue conseguenze amare.
 
Annarita ha realizzato un perfetto esercizio stilistico poiché la forma di questo romanzo appare come il modo di comunicare di una chat con il doppio punto di vista, quello di Ginger e anche quello di Paulo. Al tempo stesso l’autrice confessa che “se la vita non fosse un caos forse non avrei nemmeno scritto nessuno dei miei romanzi”.

Come poche altre volte, Quello che non sappiamo è uno di quei libri che iniziato non riesci a non terminare. Non solo per sapere come si concluderà, se mai Ginger e Paulo si incontreranno nell’estenuate tentativo di una caccia a due (perché sembra sempre così difficile?), ma anche perché vuole trovare una risposta all’eterna domanda “la coppia è una chimera amorosa?”.

Quello che non sappiamo
di Annarita Briganti
Cairo, 2018

© Riproduzione Riservata

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