‘Il cardellino’, il romanzo Pulitzer di Donna Tartt

Scopriamo il libro che ha fatto vincere all’autrice americana il prestigioso premio

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La scrittrice Premio Pulitzer Donna Tartt – Credits: Bas Czerwinsky/AFP/Getty Images 

Andrea Bressa

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L’autrice americana Donna Tartt si è aggiudicata il Premio Pulitzer 2014 per la narrativa, grazie al suo ultimo romanzo Il cardellino , uscito in Italia per Rizzoli. La Tartt ha all’attivo altri due lavori, il bestseller Dio di illusioni , del 1992, e Il piccolo amico , datato 2002 (entrambi Rizzoli). Gestazioni lunghe dieci anni dunque per la scrittrice; un metodo di lavoro che sembra premiarla bene.

Il cardellino racconta la storia di Theo Decker, adolescente di New York la cui vita viene sconvolta completamente da un attentato al Metropolitan Museum, che causa la morte della madre, il suo unico genitore. Rimasto senza nessuno nella Grande Mela, appena tredicenne, Theo ha una sola consolazione: un piccolo quadro del Seicento chiamato ‘Il cardellino’ (del pittore olandese Carel Fabritius), che il ragazzo ha trafugato il giorno dell’esplosione al museo.

Inizia così una storia che si inserisce al confine tra romanzo di formazione e thriller, in un viaggio di oltre 900 pagine attraverso gli Stati Uniti e le età del protagonista. In particolare la Tartt racconta due simboli estremi dell’America, New York e Las Vegas, dove Theo si trasferisce per sfuggire a solitudine e nostalgie. A est quella che fu Nuova Amsterdam, luogo di approdo dei ricchi olandesi e dei britannici che radunarono i tesori artistici conservati al Metropolitan; a ovest la capitale del falso, del gioco, dell’apparenza.

Decker attraversa la vita con il suo Cardellino, passando dai più sofisticati salotti metropolitani al piccolo negozio di antichità che avvia di ritorno a New York. Ma il dolore non sembra mai abbandonarlo, nonostante alcol, psicofarmaci e droghe. E le cose si complicano, a causa di un pericoloso coinvolgimento in una questione internazionale di ladri d’arte.

Il cardellino sembra sia già stato scelto da Nina Jacobson, produttrice di Hunger Games, per una prossima trasposizione cinematografica.

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