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Perché ci ostiniamo, Fredrik Sjöberg

Fredrik Sjöberg, caso letterario in Europa con "L'arte di collezionare mosche", torna con una raccolta di brevi saggi

Iperborea, Sjoberg

Matilde Quarti

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Perché ci ostiniamo, di Fredrik Sjöberg, potrebbe essere giustamente definito una “collezione di aneddoti”. Lo scrittore svedese, diventato oggetto di vero e proprio culto per i lettori di Iperborea dopo la pubblicazione di L’arte di collezionare mosche (caso editoriale in tutta Europa), raccoglie in questo volume nove saggi sugli argomenti più disparati, apparentemente – ma solo apparentemente – slegati l’uno dall’altro. Sjöberg parte infatti da una suggestione – la passeggiata in un cimitero scozzese, ad esempio – per ricamare una serie di digressioni, racconti autobiografici, aneddoti storici, culturali, naturalistici, che si intersecano perfettamente tra loro, dando avvio a quella che per molti versi sembra una conversazione amichevole tra lo scrittore e i suoi lettori.

Alla ricerca della bellezza

Unire discipline differenti grazie al potere del racconto, all’affabulazione del verbo, non è altro che mostrare come scienza e humanities non siano monadi incapaci di comunicare ma siano bensì essenzialmente interdipendenti. D’altronde, sempre di uomini parla Sjöberg, persone dalle esistenze molto diverse, spesso perfetti sconosciuti agli occhi delle masse, uniti però da un simile afflato, dall’ardore per qualcosa di assolutamente esterno a loro che pure diventa ragione di vita. Che sia l’esplorazione di una grotta e la raccolta e catalogazione di foglie, è il trovare un significato al di fuori di sé, ci dice Sjöberg, quel qualcosa che ci rende davvero vivi. Una ricerca che è anche – o forse prima di tutto – estetica, e in cui si ritrovano collegate la ricerca di un vecchio albero e l’esperienza di un bambino che si specchia sul fianco lucido di un’automobile.

Collezionare, ostinarsi, sopravvivere

Chi sono dunque gli ostinati? I collezionisti, certo, e Sjöberg è il primo della lista, ma anche tutti quei personaggi che l’autore incontra per caso e che lo affascinano con i loro interessi fulminanti, che spesso ci azzeccano poco o nulla con quella che è la loro vita quotidiana. Collezionare, sostiene Sjöberg, perdersi nella catalogazione, avere una passione che rasenta l’ossessività, nel nostro mondo di rapporti convulsi, fa bene, allontana la tristezza e le pulsioni di aggressività, verso gli altri e verso se stessi.
Sjoberg è ironico, volutamente istrionico, egocentrico (e compiaciuto di esserlo) a tratti. Quello che fa con il suo stile affabulatorio in questo libro, d’altra parte, è quello che ha fatto anche nelle precedenti opere (ricordiamo Il re dell’uvetta e L’arte della fuga): utilizzare l’altro per scoprire qualcosa di nuovo di sé e spingere anche il lettore nella stessa direzione, in una lunga catena di esperienza che attraversa la pagina scritta.

Fredrik Sjöberg
Perché ci ostiniamo
Iperborea, 2018
184 pp., 16,50 euro

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