Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, ‘Sicilia express’ - La recensione

La Sicilia delle distanze immense e dei generosi profumi: due terranauti in treno tra saperi e gusto

Sicilia express

Sicilia express, particolare della copertina – Credits: elaborazione grafica da una foto di Giuseppe Pastorello

Michele Lauro

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Il viaggio come palpabile, godurioso frammento di vita e insieme come esperienza metafisica. L’attitudine slow di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri si dispiega a meraviglia in Sicilia express lungo quasi mille chilometri di binari, fra scenari western e città capovolte, musei ferroviari a cielo aperto, squarci vertiginosi sul mare e la montagna, pani panelle e vini, effluvi di ginestra e alcoliche rimembranze. Il colpo di fulmine coi ritmi isolani si traduce in un racconto di viaggio appassionato e pieno di poesia, capace di individuare a un tempo i segni del cambiamento (nello spirito di iniziativa delle nuove generazioni) e l’essenza della koinè mediterranea: ospitalità, integrazione, convivenza di genti e culture.

L’epifania della Sicilia che cercavo

Il treno è sofisma e letteratura, una stanzialità che si muove spiega Franco La Cecla nella Prefazione, introducendo l’ossimoro mistico-filosofico che benedice ogni viaggio in ferrovia. “Muoviti fermo” dicono gli agrigentini, catturando in due parole il senso dell'andare per andare, qui e ora. Al giorno d’oggi il viaggio in treno ancora “costringe a mettere il soggetto in secondo piano rispetto all’azione”. Ma la sintonia dei due terranauti col grande antropologo-viaggiatore-scrittore, autore di Andare per la Sicilia dei Greci, abbraccia un orizzonte molto più ampio, che guarda al Mediterraneo come a un’occasione più che una minaccia. 

Un’interpretazione controcorrente, ribadita da La Cecla nel seminale pamphlet Elogio dell’Occidente (appena ristampato da Eleuthera): il mondo occidentale, di cui la Sicilia costituisce il cordone ombelicale, è prima di tutto una "costellazione culturale e deposito di umana esperienza”, un modello che poggia su principi universali imprescindibili come la libertà, il rispetto dei diritti e la separazione tra fede e politica. Per questo continua a essere una meta ambita nella metà del mondo dove quei principi sono preclusi.

E allora via, coronando un sogno d’infanzia, confessa Paolo Merlini. Prendere al volo la corriera che tutte le sere alle 19,25 fermava al paese, la Urbino-Catania. Oppure salire sull’Intercity Roma-Messina e farsi otto ore di treno rimirando lo stesso mare colore del vino immaginato da Leonardo Sciascia nell’omonimo racconto. Il ritmo del treno che si accorda a quello della lettura. “Il treno legge il paesaggio mentre voi leggete la pagina”, dice ancora La Cecla con sintesi illuminante. 

Sabbia scirocco e traversine

Maurizio Silvestri invece apre le danze con una narrazione più inquieta, introdotta da un mantra sul traghetto tra Scilla e Cariddi: sciroccu piscistoccu malanova (scirocco, stoccafisso e malasorte), la trimurti messinese vincolata ai capricci del suo infido mare. Ancora una volta i due marchigiani interpretano il viaggio - e la sua narrazione - in apparente contraddizione con sé stessi: in coppia, ma da soli. Ciascuno segue il proprio itinerario ferrato facendo leva sui personali gusti, disgusti e ossessioni, sul background letterario, culinario, esperienziale. Il libro sottolinea l’alternanza cambiando vestito al carattere di stampa: graziato per Merlini, bastone per Silvestri. Alla fine il lettore unifica nel cervello l’impressione di un viaggio unitario, solidale nello spirito che lo autentica.

Mentre il convoglio della Circumetnea sbuffa alle falde del vulcano dispiegando panorami danteschi, Merlini comincia a catalogare il grande museo a cielo aperto della Sicilia ferrata: caselli abbandonati ma ancora dignitosamente in piedi, stazioni trasandate e altre rimesse a nuovo come Villarosa, vecchie vaporiere parcheggiate tra i fichi d’India, santuari di archeologia industriale ferroviaria come il Museo del Ferroviere di Roccapalumba. E poi le tratte dai nomi altisonanti, d’un esotismo che promette meraviglie: la Ferrovia dei templi fra Agrigento e Porto Empedocle, il Treno del barocco tra Caltanissetta, Ragusa e Siracusa, i binari morti della Valle del Belice, ferrovia da Finisterrae. 

E ancora, un campionario descrittivo degno di un innamorato. La locomotiva cigola e borbotta, beccheggia e traballa, barcolla e ancheggia, aggredisce e fatica, deperisce e fischietta, è tentata dal mare ma si aggrappa alla montagna, solo ogni tanto arrugginisce senza gloria. Spesso s’arresta all’improvviso nel Far West meridiano, il blu marino lontano come un miraggio. La gente aspetta senz’ansia. L’immagine più romantica è quella del convoglio che sta per affrontare la salita di Enna dalla stazione di Leonforte-Pirato, un tempo aiutato da una locomotiva di spinta, oggi non più. “In quel preciso istante sentii distintamente il treno”, dice Merlini come se parlasse di un eroe omerico, “tirare il fiato, mettere la ridotta e prendere la rincorsa”.

Una scaramantica avversione per la compiutezza

I treni sono una metafora della vita, conclude Silvestri. Alcuni da prendere al volo perché non ripasseranno, certo, ma ce ne sono altri da cui “bisogna saper scendere al momento giusto”. E lui non si fa pregare, scende senza guardarsi indietro, annusa l’aria di ogni borgo descrivendone l’aroma come se fosse il primo uomo sulla terra. Nei mercati assorbe l’energia insuperabile del meticcio, condivide con il lettore gli assaggi estatici di un cuscus maghrebino a Mazara del Vallo, del turruni a Caltanissetta, di una tavoletta di cioccolato a Modica e dei pistacchi bio a Bronte, del Marsala come una volta e perfino delle portate di Ciccio Sultano al ristorante Duomo di Ibla.

Il materiale umano dei suoi incontri rimane impresso come un seme di speranza. Sono librai pionieri, enologi utopisti, cercatori di radici, traghettatori di tradizioni senza paura di sporcarsi le mani con la fatica o la delusione. Tutti con una dedizione assoluta per la cura della propria terra, fuori dalla logica dei disciplinari calibrati sulle esigenze del mercato. Qualcun altro invece sembra un alieno, capitato in mezzo ai turisti da un’altra epoca. Il mio preferito è il vecchietto che sotto la scalinata del Duomo di Modica vende granite a un euro dentro una 127 bianca. Anche per questo Sicilia express è un emozionante viaggio nel presente con le antenne della memoria.

Paolo Merlini e Maurizio Silvestri
Sicilia express
Exorma
190 pp., 15,50 euro

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