"Col diavolo in corpo" di Osvaldo Guerrieri

Tutte le vite maledette degli artisti dinamitardi delle loro anime, da Amedeo Modigliani a Carmelo Bene. Non solo arte

Osvaldo Guerrieri, Col diavolo in corpo (particolare della cover) – Credits: Neri Pozza

Valeria Merlini

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Non vi racconto questa settimana di un libro sexy o erotico che dir si voglia. Ma di un libro sulla dissoluzione, sulla perdita dell'anima.

Osvaldo Guerrieri è giornalista e critico teatrale per il quotidiano torinese La Stampa. Col diavolo in corpo (Neri Pozza ) è il suo ultimo libro, scritto in forma narrativa ma rigorosamente documentato, che prende spunto dalla parola “maudit”.

I francesi hanno utilizzato la parola “maudit” per indicare coloro che, in nome dell’arte, hanno abbracciato una vita crudele, distruttiva e autodistruttiva. Primo fra tutti ad intenderlo in senso letterario fu Paul Verlaine che, alla fine dell’Ottocento, pubblicò un’antologia di poeti maledetti comprendenti, tra gli altri, Mallamé e Rimbaud .

Non esistono soltanto i “maudit” francesi. Grandi dissipatori delle proprie esistenze sono stati poeti, scrittori, pittori, teatranti, registi, attori, tutti personaggi che hanno dominato le nostre arti, tanti artisti con il diavolo in corpo che hanno attraversato l’inferno.

Si comincia con Modigliani , con il "male oscuro" di Dino Campana , uno dei più grandi poeti del ‘900 (morto in manicomio), e Carmelo Bene . Nel nome dell’arte essi non hanno esitato a distruggere quel che avevano intorno e ad annientare se stessi nutrendosi di utopie, di alcol, di droghe, di sesso.

"... il porno si instaura dopo la morte del desiderio... - morto sacrificato eros - l'aldilà del desiderio. Quando tu fai qualcosa al di là della voglia, la voglia della voglia, questo è il porno. È una svogliatezza. [...] il porno è il manque, è quanto non è, è quanto ha superato se stesso, è quanto non ha voglia." (Carmelo Bene)

Si passa da Luciano Bianciardi , il più grande scrittore della vita agra e delle storie garibaldine che si lasciò morire con l’alcool ancora giovanissimo. Si continua poi con il pittore Franco Angeli , uno dei grandi artisti della pop art italiana degli anni Sessanta che morì a poco più di 50 anni per droga e AIDS (descritta la sua tormentata relazione con Marina Ripa di Meana in Cocaina a colazione). Si procede con Curzio Malaparte , c’è anche Carlo Fusco , Pitigrilli , con la vita divisa tra il grande successo dei suoi libri e la parte nera della sua esistenza (l’essere cioè stato un agente dell’OVRA e l’aver denunciato numerosi antifascisti). Si leggerà anche di Walter Chiari e di Piero Ciampi , il grande cantautore livornese morto anch’egli alcolizzato.

Maledette sono state anche donne, come racconta Guerrieri, personaggi che appartengono alla cronaca come la Cianciulli , la famosa saponificatrice di Correggio, una delle pagine più truculente della cronaca nera italiana del dopo guerra, ma anche la moglie di Puccini, Elvira Gemignani .

Tutti questi e molti altri dissiparono le loro esistenze per scagliarsi contro le convenzioni borghesi, per un bisogno di assoluto, per amore, per follia. Tutti, fa notare Guerrieri, dinamitardi nell’animo, hanno sconvolto le regole, le tradizioni e perfino un modo di pensare.  

In Col diavolo in corpo, Guerrieri ricostruisce per la prima volta insieme le loro inimitabili esistenze attraverso un catalogo di vite estreme, picaresche, scontrose e magari buttate al vento, vite d’esaltazione e di tormento, senza le quali, però, non sarebbe mai nata una certa idea del mondo, dell’arte, della letteratura e persino di noi stessi.

Col diavolo in corpo
di Osvaldo Guerrieri
Neri Pozza, 2013
(320 pagine)

@violablanca

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