Mauro Covacich, "L'esperimento"

Dal geniale autore di Vi perdono e A nome tuo, una nuova perturbante storia di pazzi e normali. Una favola lisergica alla Lewis Carroll che centrifuga realtà e sogno sui quadrati di una scacchiera, facendo a pezzi ogni idea di controllo sul mondo

L'esperimento, particolare dell'immagine di copertina: Alberto Angelici, Mao, 2010

Michele Lauro

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In un romanzo mi piace, ha detto Mauro Covacich, che si veda al tempo stesso la storia e la vita di chi la scrive. Se apprezzate i labirinti multisensoriali resterete sedotti, accarezzati, drogati dalla vischiosa danza di parole con cui lo scrittore triestino vi precipita nella sua ossessione. L'ennesima Storia di pazzi e normali (1993, esordio di Covacich) s'intitola L'esperimento , raro esemplare di romanzo senza azione che si legge come un thriller. O come una partita a scacchi, fate voi: matto in trentaquattro fulminee mosse.

La rappresentazione sfuggente del concetto di identità costituisce il nucleo centrale della poetica di Covacich, che ancora una volta sceglie un personaggio estremo per diffidarci dal credere a ciò che sembra reale. Gioia Husich, "programmata" dal padre per diventare la più brava di tutti a un gioco che si gioca da soli e tutto con la mente, gli scacchi. Vittima di un esperimento che uno psicologo da strapazzo, tale Laszlo Polgar, aveva messo in pratica con successo sulle figlie per dimostrare che le doti dello scacchista non sono innate bensì acquisite. Obiettivo: la demitizzazione del genio, la frantumazione del cliché del talento genetico.

Alle soglie del torneo decisivo Gioia, statua vivente addestrata terribilmente a masticare chat scacchistiche in "regge di calcestruzzo", comincia a deviare dal programma. Arrivano le visioni e la realtà frantuma le sembianze. Alfieri e cavalli e torri sbrindellano le coordinate mescolandosi alla moltitudine di pedoni. Il guru-allenatore filosofeggia invano mutandosi in grottesco re-rapper. Gioia-regina getta via le stampelle e scende nel circo della vita, in mezzo a quella guarnigione compatta di disperati che giocano al grande slam dell'esistenza. Tradisce il re. Corteggia e viene corteggiata. Galoppa turgidi cavalli e nodose torri. Ascolta versi d'asfalto e gossip da spogliatoio. Come un impietoso esattore, la vita reclama il suo pegno. Ma quale vita?

Visioni, ossessioni, fantasmi, presenze medievali. C'è una differenza tra la dopamina dello scacchista e quella del maratoneta o della nuotatrice compulsiva? Fra la sensazione che precede l'anossia nel blu sciropposo degli abissi e quella che accende l'orgasmo? Fra un'emozione chiamata ansia e lo "sballo senza roba" del giocatore seriale? Quando le nostre reti neuronali raggiungono il culmine della tensione - nella più statica come nella più dinamica delle attività - mente e corpo concorrono in sincrono a lacerare il velo del reale. La realtà cioè diviene tutt'uno con il punto su cui la mente si concentra.

Così ecco Gioia ribaltare l'esperimento. Adesso è lei che s'inabissa a imparare la lingua dell'animale in gabbia, il subconscio, riacquistando possesso del corpo negli amplessi programmati con amanti seriali. Il suo nickname è Alcesti, l'eroina di Euripide che sacrificò la vita perché l'amatissimo Admeto potesse continuare a vivere. Mito e simbolo in cui lo stesso Covacich scava, con "unghiette da roditore", per concludere con una domanda scomodissima: che cosa c'è di abominevole nell'amare la vita più di chi si ama?

Romanzo che sfugge a ogni categoria, L'esperimento, geometrico come una sequenza di quadrati bianchi e neri eppure imprevedibile come il passo del cavallo, asciutto come il fisico di un ciclista eppure debordante di rimandi riflessi significati e storie. Cerebrale e carnale, a soddisfare simultaneamente più aree della corteccia. Latore di personaggi sorprendenti dei quali vorremmo già saperne di più, come la declamatrice al semaforo, geniale clochard che adesca gli automobilisti flirtando coi loro ricordi di scuola.

Forse è soltanto un punto di partenza. O la geniale variante nel work in progress di uno scrittore. Ma qui sta il bello: non lo sapremo fino al prossimo indizio. Perché Mauro Covacich, grazie a Dio, non ha mai smesso di spiazzarci.

Mauro Covacich
L'esperimento
Einaudi
pp. 166, 18,50 euro

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