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Marco Amerighi, "Le nostre ore contate"

"Le nostre ore contate" è il romanzo d'esordio del toscano Marco Amerighi: una storia di formazione sullo sfondo delle morti per amianto

Le nostre ore contate, esordio di Marco Amerighi

Matilde Quarti

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Fin dalle prime pagine di Le nostre ore contate, romanzo d’esordio di Marco Amerighi (Mondadori, 2018), il patto con il lettore è annunciato molto chiaramente: quella che sta per leggere è una storia di amicizia e disgregazione, di umana tragedia e piccoli momenti di grazia, in cui il “disastro” è personaggio tra i personaggi e non abbandona i protagonisti neppure nei capitoli più lievi, al massimo può accontentarsi di aspettarli nascosto tra le righe.

“Il segno del tempo rimane”

Lo si capisce già dal titolo: nelle Nostre ore contate l’elemento dominante è la riflessione sul tempo e sul suo scorrere. L’adolescenza del protagonista Sauro è una stagione calda e appiccicosa, a cui fa seguito una maturità che può essere autunno, inverno, a volte miracolosamente primavera, ma mai più estate. Non è un caso che la maggior parte delle storie di adolescenza e scoperta si svolgano durante le vacanze estive – e quella di Sauro non fa eccezione –, quando la routine viene sospesa e le regole degli adulti messe in pausa da una parentesi di ore sterminate e anarchiche.

Ma la sospensione del tempo e delle possibilità della vita non può durare in eterno. Una canzone dei Baustelle, Le rane, ha un verso che suona “Il tempo ci sfugge, ma il segno del tempo rimane”, ed è, mi sembra, il migliore riassunto che si possa fare del romanzo di Amerighi, in cui l’età dell’irresponsabilità implode prima che i protagonisti possano rendersene conto e li catapulta nella vita adulta, anni dopo, quando sono gravati da chili di troppo e relazioni implose come la loro giovinezza. Quando, come il personaggio cantato dai Baustelle, si trovano a bere “un amaro al bancone del bar” e l’unico punto in comune rimasto con i ragazzini di allora sono i tratti dei loro genitori che portano scavati nel viso.

Morti bianche di amianto       

Al discorso sul tempo si accosta e compenetra quello, politico e sociale, della sicurezza sul lavoro. Gli abitanti di Badiascarna, il paese profondamente novecentesco (siamo nella metà degli anni Ottanta) in cui si svolge la vicenda, si ammalano di una malattia causata dall’uomo: l’amianto. Muoiono gli operai che lavorano a contatto con i vapordotti della fabbrica che dà impiego a tutto il paese, muoiono le mogli che lavano le loro divise e gli autisti degli autobus su cui salgono ogni mattina. E chi non muore viene licenziato, mandato in pensione anticipata nella speranza che campi qualche anno in più e non crei problemi alla dirigenza.

L’Italia che fa da sfondo alla storia tragica della famiglia di Sauro la conosciamo bene: è quella dei diritti negati, degli operai in rivolta, e dei sindacati che già cominciano a sfaldarsi sotto il sole estivo. Tuttavia il dramma del lavoro che uccide non viene affrontato in modo retorico o pietistico, ma attraverso gli occhi di un figlio che assiste all’improvvisa disgregazione della famiglia mentre suo padre, irriconoscibile dopo il licenziamento, esce inesorabilmente di senno. L’originalità del racconto delle Nostre ore contate risiede allora nel rifiuto delle lacrime e della rappresentazione patetica, a cui viene preferita la vicenda di un uomo che, seppur vittima, finisce con il rovinare la vita dei suoi figli e che non può che risultare insopportabile nella sua inconsapevole e incolpevole follia.

Adolescenza dolce e spietata

Nonostante la riflessione sottesa al testo sia cupa, la lettura è scorrevole e la vicenda di Sauro può essere goduta da lettori trasversali, sebbene parli sicuramente in modo molto più diretto alla generazione cresciuta tra gli anni Ottanta e Novanta, abituata ai tempi morti, alla noia densa e tangibile, e a vedere la musica rock come l’unica liberazione possibile dalla tirannia bigotta degli adulti.

Alla crudezza della vicenda si alterna dunque la narrazione dell’adolescenza, per sua natura dolce e spietata, pura senza essere buonista, bensì fatta di piccole cattiverie e di smisurati atti di coraggio quotidiano. L’adolescenza su cui si staglia, come il manto di nuvole scure che preannuncia i temporali estivi, l’ombra dell’inevitabile disgrazia.

Marco Amerighi
Le nostre ore contate
Mondadori, 2018
267 pp., 18 euro

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