2 libri per capire la Generazione Internet

Tra Web 2.0 e App, un ricercatore di mercato esperto di tematiche digitali e un docente di Harvard provano a spiegare in due libri come pensa e vive la generazione più tecnologica della storia

– Credits: Feltrinelli, Franco Angeli

Eugenio Spagnuolo

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La Net Generation? E' già un ricordo. Archiviata. Due libri usciti in questi mesi propongono nuove formule per (provare) a comprendere chi sono e come la pensano le generazioni nate all'ombra di internet. Anzi, del web 2.0 e delle app, che stanno alla internet degli inizi un po' come l'alta velocità ai vecchi treni espresso.

Il primo, Generazione 2.0. Chi sono, cosa vogliono, come dialogare con loro di Federico Capeci (Franco Angeli, 21 euro), prende le mosse proprio dal celebre Net Generation di Don Tapscott, che descriveva la prima generazione di ragazze e ragazzi cresciuti nel mondo digitale (i nati tra il 1977 e il 1997). Il passo avanti dell'autore, esperto di ricerche di mercato a tematica digitale, consiste nel mettere a fuoco i nati tra il 1984 e il 1996, ovvero quelli che hanno avuto a che fare sin da subito con i social network e gli smartphone, evitando il web dei primordi. Una generazione maledetta dall'economia e dalla demografia, considerati i trend di reddito, ma baciata dalla dea digitale che le ha dato strumenti che chi l'ha preceduta non aveva. E soprattutto le ha dato uno S.T.I.L.E.: acronimo in cui l'autore racchiude i cinque pilastri di un nuovo modo di osservare il mondo e di agire: socialità, trasparenza, immediatezza, libertà, esperienza.

Il secondo libro invece si intitola Generazione app. La testa dei giovani e il nuovo mondo digitale (Feltrinelli, 15,30 euro) e l'hanno scritto Howard Gartner, docente di scienze cognitive ad Harvard, e Katie Davis. La generazione in questione è quella che ha imparato ad accedere alla musica o al New York Times, ai giochi o ai messaggi, alle mappe e a qualsiasi altro strumento attraverso scorciatoie, le app appunto, che portano diritte all'obiettivo. Ma tanta rapidità di pensiero e azione secondo gli autori ha un prezzo: ci sono app che ci spingono a esplorare nuove strade e ci rendono app-attivi e App che condizionano le nostre scelte rendendoci app-dipendenti. "In breve - scrive Gartner - la tecnologia crea una nuova psicologia umana".

E' un testo colto, che partendo dagli studi di psicologi e massmediologi, come Marshall Mcluhan, arriva a spiegare come l'insieme delle app dei nostri cellulari costituisca una sorta di impronta digitale tecnologica. E come tutto ciò abbia finito per influire sull'identità, le relazioni e l'immaginazione delle nuove generazioni. Nel bene e nel male.

In comune i due libri, a parte il titolo, hanno il metodo di ricerca, basato sull'analisi di interviste a migliaia di persone. Ed entrambi guardano a Internet non come a un distributore di contenuti ma come a un sistema dinamico e partecipativo con cui fare i conti e dove sembra non esserci posto per i pregiudizi che ci hanno accompagnato fin qui. Che si tratti di Web 2.0 o di App, è la nuova generazione, bellezza!

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