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L’ “Ulisse” è un mattone? Una nuova traduzione forse può aiutare

Il difficile capolavoro di James Joyce rivive in una nuova versione in italiano.  E nel 2013 arriva da Einaudi quella di Celati

James Joyce Ulisse

Un particolare della copertina dell'ultima traduzione dell'Ulisse di James Joyce – Credits: Newton Compton

In una recente intervista al quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo , Paulo Coelho ha dichiarato: “Oggi gli autori scrivono per impressionare i loro colleghi. Uno dei libri che ha causato questo male all’umanità è stato l’Ulisse di Joyce, che è soltanto stile. Non c’è nulla, lì dentro […] Se riuscite a scioglierlo, mandatemi un tweet”.

Come non sorridere alle parole dell’autore dell’Alchimista? Senza arrivare a sposare la sua tesi, è comunque vero che il capolavoro di James Joyce, nonostante sia un’opera indispensabile per comprendere la storia della letteratura del Novecento, è un bel mostro da affrontare. Citando Derek Attridge, professore di letteratura inglese all’Università di York, l’Ulisse è sicuramente “nella lista dello opere più frequentemente iniziate e mai finite”, anche se è in cima alla classifica dei migliori finali di tutti i tempi (secondo il Guardian).

Ma da non molto in Italia sta girando per Newton Compton una nuova traduzione firmata da Enrico Terrinoni e Carlo Bigazzi, che va a sommarsi a quella classica di Giulio De Angelis, l’unica fin’ora in circolazione dagli anni Sessanta. Si tratta di un lavoro che si è protratto dodici ore al giorno per tre anni, il tempo necessario per riprendere in mano il labirinto letterario dell’opera e restituirla in una forma che si connetta meglio con il linguaggio dei nostri giorni. E nel 2013 da Einaudi uscirà la traduzione di Gianni Celati (in queste settimane anticipata in frammenti dal domenicale del Sole 24 Ore).

Chissà che questa ventata di fresco non possa dare nuova vita all’Ulisse, magari aumentando i casi di lettura completa, dall’inizio alla fine.

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