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"L'estasi dell'influenza", l'ultimo libro di Jonathan Lethem

Autobiografia intellettuale dello scrittore americano. Tra cinema, letteratura, musica e fumetti

Jonathan Lethem, "L'estasi dell'influenza", Bompiani (ufficio stampa)

«L'estasi dell'influenza è la confessione di uno scrittore che constata, dopo vent'anni dalla sua prima pubblicazione, di essere lentamente apparso alla vista del pubblico. Anzi, di essere diventato una sorta di sfacciato segugio della pubblicità: un intellettuale pubblico». Parola di Jonathan Lethem, che definisce così il suo ultimo libro, L'estasi dell'influenza (Bompiani). Perché per la prima volta lo scrittore americano si è messo a nudo. O per lo meno ha svelato, attraverso una raccolta di saggi sulla letteratura, il fumetto, il cinema e la musica, il suo personalissimo punto di vista. Andando contro il suo ideale di scrittore: «Quando ho cominciato a scrivere», spiega Lethem, «Volevo essere un fantasma, invisibile: giusto un nome fantasmatico nascosto tra i volumi di un lungo scaffale. I libri sarebbero stati visibili, io nascosto.

Poi le cose sono andate diversamente...». Il libro apre con una breve storia famigliare: «Io sono figlio del dropping out; mia madre si è ritirata dal college per abbracciare la controcultura. Mio padre ha rifiutato l'opportunità di una carriera accademica per un lavoro da ebanista e le gallerie commerciali di Manhattan in favore delle cooperative di Brooklyn...». Ed eccoci immediatamente calati nella dinastia dei Lethem, pronti ad affrontare le idee eccentriche e geniali dello scrittore di famiglia.

Come quelle su Italo Calvino, tra i suoi autori preferiti: «Italo Calvino non ha mai scritto un brutto libro. La sua grandezza, però, è una sorta di nube, che manca di un singolo opus magnum. Sarebbe sacrilego pubblicare un corposo volume con The Best of Calvino?», scrive, trattando la letteratura come la musica: una raccolta delle canzoni migliori è un modo semplice e diretto per far conoscere la grandezza di una rockstar ai neofiti. E poi ci sono i supereroi, personaggi speciali (in alcuni casi, irrimediabilmente depressi), che ci insegnano una lingua straniera, in realtà «la sola che si sia mai parlata». Perché è quella del nostro tempo: «Il fumetto», spiega, «combina le materie verbali e visive come la tv, il film e i media tecnologici, stimolando, con la forza di un rullo compressore, la nostra sensibilità contemporanea».

Infine, la demolizione dell'ultimo tabù: l'11 settembre. «Quella data appartiene al regno delle leggende e delle ideologie. È uno strumento, un simbolo della persuasione e del terrore».

L'estasi dell'influenza di Jonathan Lethem

(Bompiani, 610 pagine, 23 euro)

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