Libri

Intervista a Saro Trovato, fondatore di Libreriamo

‘Non leggere è un problema sociale’: ecco una possibile formula per promuovere la lettura su Internet

Saro-Trovato-Libreriamo

Andrea Bressa

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Fra le più attive realtà italiane che si occupano di cultura online vi è Libreriamo, portale che ha come intento la promozione della lettura e dei libri a un pubblico il più ampio possibile, attraverso un metodo di comunicazione che appare semplice e diretto. In questi giorni Libreriamo compie sei anni di vita, un arco di tempo lungo il quale è riuscito a guadagnarsi un importante seguito.

Secondo i più recenti dati da loro forniti, il sito ha quasi 1 milione di utenti al mese e oltre 1 milione e 700mila pagine viste, sempre mensilmente. La pagina Facebook ha oggi oltre 750mila fan con una copertura media di 4,5 milioni di utenti alla settimana e più di 1 milione di interazioni settimanali. Anche Twitter e Instagram sembrano viaggiare bene, con rispettivamente 43.700 e 49 mila follower.

Abbiamo scambiato due parole con il suo fondatore, Saro Trovato, che ci ha spiegato come è nata l’idea di Libreriamo, come funziona e qual è il suo senso.


L'INTERVISTA

Chi è Saro Trovato e come gli è venuto in mente di creare Libreriamo?

Sono un sociologo, specializzato in comunicazioni di massa, teorizzatore dello story-engagement, ossia una metodologia nel campo dei media dove narrazione, produzione di contenuti, notiziabilità/viralità sono le armi per conquistare l'interesse spontaneo del pubblico. Libreriamo vuole essere la sintesi perfetta di questo modo di intendere la comunicazione e il comunicare.

Libreriamo nasce nell'aprile del 2012. Ero in macchina, ascoltavo la radio e lo speaker dava la notizia dei dati Istat secondo cui solo quattro italiani su dieci leggono un libro almeno una volta all'anno. Un dato inquietante che mi ha toccato nel profondo, e che mi ha dato la motivazione per fare qualcosa. Il "non leggere" è un grave problema sociale. Uno Stato in cui si legge poco può avere infatti gravi problemi di senso civico, di rispetto e tolleranza, di legalità. A guardar bene oggi il nostro Paese non mi sembra che tale correlazione sia così azzardata.
Da qui l'idea di fare qualcosa, applicando ciò che faccio al servizio delle aziende. Costruire una campagna costante di promozione dei libri, della lettura e della cultura in generale attraverso una piattaforma digitale. L’idea è che i protagonisti di questa campagna siano direttamente tutti coloro che già amano i libri e la letteratura e, attraverso loro, cercare di coinvolgere anche chi ha un interesse più distratto riguardo alla cultura.

Libreriamo si presenta con un obiettivo nobile: incoraggiare la lettura e rendere i libri più accessibili ad un pubblico di massa. Come?

L’accessibilità ci è sembrata fin dall’inizio la strada che potesse non certo risolvere ma almeno aiutarci a limitare il problema del calo di lettori. Abbiamo dunque puntato su un linguaggio semplice, con contenuti d’impatto e di forte interesse per chi frequenta la rete e i social (oggi circa l’80% degli italiani). La forza virale di Internet è stata fin da subito l’arma che ci ha permesso di conquistare sempre più pubblico, attraverso il sito e le condivisioni sui social.
Forte il nostro impegno anche per tutte le tematiche relative alla legalità (l’illegalità si nutre dell’ignoranza) e vi è anche attenzione ai contenuti legati a ricorrenze, eventi, anniversari e festività, pensati e costruiti per essere condivisi.

Com’è composto il vostro pubblico?

Il nostro pubblico è prevalentemente femminile (80%). Analizzando i dati riguardanti gli interessi di chi segue il sito ci siamo resi conto che uno dei risultati lo abbiamo certamente raggiunto: riuscire a parlare non solo a chi è già un amante dei libri (solo al settimo posto di chi segue i nostri contenuti), ma, soprattutto, a chi è attento al lifestyle, all’intrattenimento, all’attualità, alla politica, ai media, all’arte.

Chi vi segue che cosa sta cercando, secondo lei?

Cerca frasi, immagini e video da poter regalare e condividere. Sta cercando una realtà in cui si rifugge lo scontro fine a se stesso e in cui comanda il confronto. Un luogo dove si può attingere cultura e impegno in modo disincantato, con leggerezza. Un luogo dove poter vivere e leggere cultura con un linguaggio semplice e accessibile. 

Cosa significa in termini pratici parlare di cultura online? Un canale così veloce e sfuggente è davvero efficace per un tema che ha bisogno di tempo per la riflessione?

Ritengo che Internet e i social siano dei media eccezionali per fare cultura se utilizzati nel modo opportuno. Non possono sostituire in nessun modo i libri, la scuola, l’università, ma possono aiutare a sviluppare riflessione e pensiero. Anzi, ritengo che oggi Internet sia il media per eccellenza utile al fine di condividere cultura ed esperienza, per la sua accessibilità e per la sua natura fortemente democratica e orizzontale.
Purtroppo, la realtà sta dimostrando che Internet e i social si sono caricati del peggio e questo è molto pericoloso proprio per la forza accessibile intrinseca in tali media.

L’universo della lettura in Italia è noto: circolano enormi quantità di libri e ogni anno se ne stampano decine e decine, eppure l’italiano legge poco. Cosa fare? Come incoraggiare la lettura?

Semplice: bisogna rendere i libri e la lettura glamour e cool. I libri non sono per persone tristi e asociali, anzi. In questo le aziende potrebbero dare il massimo contributo, perché se marchi prestigiosi, attraverso la pubblicità, la comunicazione e i loro stessi prodotti, sposassero la bellezza del leggere i libri, la popolazione cambierebbe subito atteggiamento nei riguardi della lettura.
La televisione e i media dovrebbero investire in programmi che mettano la cultura e i libri al centro delle loro trasmissioni. Ancora si pensa che la generazione “Drive In" sia quella che dà più pubblicità e fa raccogliere più soldi alle Tv e a molte testate anche giornalistiche. Questo ritengo sia il problema più grande, anche perché si propongono programmi e contenuti lontani anni luce da ciò che può far del bene alla popolazione. Internet e i social possono essere la speranza, ma ad oggi mi sembra che si raccoglie e si sostiene tutto il peggio della spazzatura televisiva.
Non solo, chi fa cultura deve uscire fuori dal tempio e andare per le strade a conquistare il pubblico. Purtroppo, molti protagonisti del panorama dei libri pensano di essere gli unici depositari del sapere e che condividerlo sia una perdita di energia.

Rimpianti, rimorsi, sogni. Cosa c’è ancora da fare con Libreriamo?

Libreriamo deve crescere ancora di più, deve dare ancora più spazio al proprio pubblico e su questo stiamo già lavorando su una nuova piattaforma che darà l’opportunità ai nostri utenti di interagire in modo più diretto.
Libreriamo deve diventare una community vera e per questo deve andare fuori dalla Rete e dai social. Deve permettere l’incontro reale fra i propri utenti propri utenti, diventando uno spazio fisico distribuito sul territorio nazionale, accessibile a tutti coloro che amano i libri, la lettura e la cultura e allo stesso tempo dare a tutti l’opportunità di potersi esprimere e far conoscere le proprie abilità. Ritengo che ci sia necessità di spazi dove si possa fare cultura in modo nuovo, dove possa esistere contaminazione e confronto.

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