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'I terribili due' diventano tre: un'intervista a Mac Barnett

Piani diabolici, scherzi e risate: "I terribili due" sono tornati e Mac Barnett, l'autore, ci racconta alcuni retroscena

I terribili 3

Ilaria Cairoli

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È da più di un anno che I terribili due di Mac Barnett e Jory John, illustrazioni di Kevin Cornell, conquistano i bambini a colpi di scherzi, battute e piani d'azione degni della più alta strategia militare. Ora Miles e Niles, i protagonisti della serie, tornano con una nuova avventura dal titolo che promette risate triplicate: I terribili tre

Sul mio onore farò del mio meglio per essere bravo nell’essere cattivo; per sconvolgere ma non distruggere; per mettere in imbarazzo il burbero e divertire l’allegro; per dedicare la mia mente a tiri mancini, scherzi, trucchi e raggiri; per dimostrare che il mondo è più bello quando è sottosopra; perché io sono una canaglia. Così sia.

Se ne I terribili due Miles e Niles ottengono il primato assoluto negli scherzi della scuola di Borgo Sbadiglio, in I terribili tre dovranno affrontare un ostacolo apparentemente insormontabile: il preside Barkin è stato rimpiazzato dall’ex preside Barkin, suo padre. Il nuovo-vecchio direttore è severissimo e non ammette alcuno scherzo nella sua scuola, come riusciranno ad annientare questa deriva autoritaria? 

Il preside Barkin fece un leggero sorriso. “Io non permetterò scherzi” disse. “A cominciare da oggi. L’Accademia di Scienze e Belle Arti di Borgo Sbadiglio sarà un ambiente descherzizzato.”

Ho incontrato Mac Barnett, co-autore della serie e di diversi altri libri per bambini di grande successo, alla Bologna Children’s Book Fair e gli ho chiesto se anche lui come Miles e Niles, amasse fare scherzi da ragazzino. 

Adoro gli scherzi fin da quando ero un bambino. Inizialmente facevo scherzi solo a mia madre, ma progettavo segretamente di farli anche a scuola.
Ero timido e avevo paura, così ho passato anni a programmare scherzi, creandomi nel frattempo la reputazione di studente modello, un po’ come Niles. Quando poi ho incominciato a mettere in pratica i miei piani, nessuno pensava a me, perché ero al di fuori di ogni sospetto. 


 

Miles e Niles fanno molti scherzi, ma non sono dei bulli, qual è la linea che delimita il confine tra le due tipologie di atteggiamenti?

Fare scherzi non ha nulla a che vedere con il bullismo, anzi uno scherzo può anche essere un modo per manifestare affetto. Mentre il bullismo è esercitato da qualcuno in posizione di forza verso qualcun altro che è in una posizione di debolezza; lo scherzo segue una logica inversa, viene messo in atto “dal basso” nei confronti di qualcuno che ha più potere. È un atto di ribellione all’autorità e alla forza e può essere considerato a buona ragione un antidoto al bullismo.

A proposito di autorità e di giochi di forza, gli adulti ne I terribili due e I terribili tre non sono molto presenti e quei pochi che compaiono, non hanno un ruolo molto positivo.

Nei libri per ragazzi spesso gli adulti sono assenti per permettere ai bambini di vivere le loro avventure in totale libertà. Gli adulti nella realtà come nella finzione del libro rappresentano spesso il potere e scherzare è qualcosa che ha molto a che fare con il mettere in discussione l’autorità. Quando sei un ragazzino sei spesso vittima del potere degli adulti, un potere negativo, che non si basa sulla conquista di fiducia, ma solo sulla manifestazione arbitraria dell’autorità. I bambini e i giovani in generale sentono con molta forza il senso di ingiustizia e gli scherzi sono uno dei mezzi a disposizione per difendersi.

La serie di libri de I Terribili due è tradotta in più di 30 lingue, girando da un paese all’altro e parlando con i ragazzi, puoi dire di aver notato una cultura dello scherzo differente? 

Sì, in effetti è così.  Per esempio ho scoperto che qui in Italia, e anche in Francia, esiste l’usanza di attaccare di nascosto sulla schiena un pesce di carta il primo di aprile, non ne ero a conoscenza e mi ha molto divertito. Penso proprio finirà nel terzo episodio de I Terribili due

La serie de I Terribili due è scritto a tre mani, tu e Jory John scrivete e Kevin Cornell disegna. Come è nato questo progetto comune?

Il libro è stato pensato e scritto insieme a Jory John, amico di vecchia data. Ci vedevamo regolarmente una volta a settimana per lavorare insieme, ma su progetti separati, entrambi lavoravamo con i bambini e amavamo farci degli scherzi, così nel tempo è nata l’idea de I Terribili due. Le illustrazioni di Kevin sono parte integrante della narrazione, non sono assolutamente delle semplici didascalie alle nostre parole. Anzi, alcune idee che ha avuto Kevin sono entrate a far parte integrante della storia. 

I terribili due e I terribili tre sono i primi due episodi di una serie di libri pensati per chi non si prende troppo sul serio, per chi osa, per chi non accetta passivamente di subire ingiustizie e mette in discussione il potere, combattendolo a suon di risate. 

Dai 10 anni in su.


I terribili due e I terribili tre, Mac Barnett, Jory John, Kevin Cornell, Mondadori, 2016



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