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Faravelli, Verde stupore

Il carnet di viaggio di un pittore partito per esplorare le foreste del Madagascar

S. Faravelli, Verde stupore, EDT 2016

Matilde Quarti

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Scienza e arte sono state sempre legate da un rapporto molto stretto, basti pensare alle illustrazioni nate per catalogare i wunderkammer naturalistici settecenteschi, cioè quelle raccolte di reperti straordinari provenienti dai più disparati luoghi del mondo, o di immagini di strambi animali avvistati in viaggi oltreoceano.
Verde stupore, carnet di viaggio di Stefano Faravelli pubblicato da EDT, si inserisce in questa tradizione, richiamando tutto il fascino e l’accuratezza del disegno naturalista in un momento storico in cui ricercatori e scienziati possono avvalersi di strumenti ben più precisi di un tratto di penna.

Due mestieri antichi
Quello di ricercatore zoologo e di illustratore sono due mestieri antichi e non c’è luogo migliore per metterli alla prova del Madagascar, terra di foreste pluviali e decidue ricche di un numero elevatissimo di specie differenti (per esempio, pensando solo alle rane, ad oggi in Madagascar se ne contano 300 specie diverse). Colori e forme, ma anche nomi e suggestioni linguistiche sono ciò che è andato a cercare Faravelli a seguito del team di Franco Andreone del Museo di Scienze Naturali di Torino, riproponendo in un mosaico di immagini lo stupore per una biodiversità esplosiva, sfacciata.

Lemuri stupiti
Sulla pagina stampata rivive, completamente scansionato, tutto il carnet di Faravelli: foreste pluviali, ma anche lemuri dallo sguardo stupito, salamandre, uccellini coloratissimi, lucertole e camaleonti. Gli acquarelli sono affiancati da frasi scritte in una grafia nervosa, un corsivo difficile da leggere che nasconde nomi, definizioni e descrizioni, ma anche citazioni e riflessioni. Alla flora e alla fauna si affiancano le costruzioni dell’uomo e i volti conosciuti in cammino, donne e uomini tratteggiati a matita.

Non solo immagini
Faravelli ha sempre cercato di unire lavoro ed esplorazione (EDT ha pubblicato anche i suoi carnet da Mali, Cina, India ed Egitto) e, come racconta nelle trenta pagine di riflessione che accompagnano l’opera, la foresta rappresenta per lui una macchina del tempo, una memoria primordiale che si svela a chi sceglie di andare a conoscerla. L’esperienza della foresta viene così raccontata attraverso i ricordi così come attraverso i testi di quegli scrittori che ne hanno tramandato fascinazioni e turbamenti.

Stefano Faravelli
Verde Stupore
EDT, 2016
92 pp., 32 euro

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