"Imparo il tedesco" di Denis Lachaud, un libro per non dimenticare l’Olocausto

La leggerezza della gioventù in un percorso formativo che porta alla scoperta di sé

Imparo il tedesco di Denis Lachaud (particolare della cover) – Credits: 66thand2nd

Valeria Merlini

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Quando mi è stato proposto questo libro sapevo solo che si trattava di un ragazzino francese che torna in Germania alla ricerca di sé e delle proprie origini. Stop.

Poi inizio a leggerlo e Imparo il tedesco (66thand2nd ) di Denis Lachaud va oltre. Si propone come un romanzo di formazione nel quale Ernst compie un percorso che lo conduce alla scoperta della propria (omo)sessualità e si intreccia con il disvelamento del terribile segreto che la sua famiglia, emigrando in Francia, ha fatto di tutto per seppellire.

Ernst Wommel – nato in Francia negli anni Sessanta da genitori tedeschi – fin da bambino si è sentito diverso dagli altri. A lungo ha sofferto di una forma particolarmente acuta di ambliopia – il cosiddetto occhio pigro – che lo ha obbligato a una faticosa riabilitazione. In casa ha sempre convissuto con il silenzio impenetrabile che regnava sul passato tedesco della sua famiglia e nonostante i compagni lo chiamassero «Rommel il Crucco», o «Hitler», Ernst non conosce neanche una parola della lingua materna.

"A scuola è praticamente dall’asilo che ci chiamano «sporchi crucchi» o «Rommel» o «Rommel heil Hitler» o «Hitler». Il nostro cognome vero è Wommel e la guerra è finita da più di trent’anni, ma i tedeschi hanno lasciato brutti ricordi nelle famiglie francesi. Max ha scelto inglese come prima lingua, io ho deciso di fare tedesco come prima lingua, a casa non parliamo mai in tedesco, che senso ha chiamarsi Ernst Wommel e non sapere il tedesco?"

E così, alle medie, sceglie il tedesco come seconda lingua e, durante uno scambio culturale con una scuola di Saarbrücken, in Germania, instaura un profondo legame con Rolf Bauer, il suo amico di penna, con cui tra l’altro vive le prime esperienze sessuali.

"Andiamo a dormire, Rolf si sporge per spegnere la luce. Qualche minuto dopo, il letto comincia a muoversi. Il movimento me lo fa venire duro. Se prendo il suo stesso ritmo, Rolf non si accorgerà di niente. L’idea di seguirlo mi eccita.
Faccio una piccola pausa per ascoltare. Immediatamente, il letto si immobilizza.
Merda. Mi sento arrossire nel buio. Il movimento riprende, un po’ più rapido. Lo seguo. Rolf accelera, emette un piccolo grido che mi fa godere insieme a lui".

Gli anni passano e l’indagine sulla famiglia di Rolf – le loro colpe rimosse, il silenzio durante la Seconda guerra mondiale – sarà per Ernst anche il primo passo di un doloroso ritorno alle origini, fino alla scoperta, a Berlino, di un nonno paterno ancora in vita.

"(…) ho in me Berlino, ho in me i pianti di mio padre sul mio cuscino, i suoi bruschi sbalzi di umore, i suoi disperati sforzi di cancellare il passato, il suo silenzio, il silenzio di mia madre per stargli vicino, ho in me (…) il buco nero dell’assenza, la carenza di lutto, ho in me tutto quello che non so, le mani di quell’uomo in azione, le sue urla, le urla delle sue vittime, il suo braccio armato, il sangue che scorre, ho in me le fosse, i carnai, il filo spinato, i treni, le camere a gas, i forni crematori, Auschwitz, ho in me die Endlösung der Judenfrage, «la soluzione finale della questione ebraica», ho in me Hermann Wommel".

Procedendo per balzi temporali e attraverso un’alternanza di voci in cui ognuno rivela la sua "storia" a formare un collage definitivo, Imparo il tedesco è il racconto di una sofferta presa di coscienza individuale con la quale l’autore, sostenuto da una lingua al contempo cruda e delicatissima, interroga i passaggi più controversi della memoria collettiva europea.

Imparo il tedesco
di Denis Lachaud
66thand2nd, 2013
(204 pagine)

@violablanca

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