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Roma Capitale: tutti i costi, tutti gli sprechi

Nel libro "E io pago" edito da Chiarelettere, quanto ci costa mantenere la capitale più corrotta e inefficiente d'Europa

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Gigi Radice

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Basterebbero le quattro righe del risvolto di copertina per far strabuzzare gli occhi per lo stupore e soprattutto per l’incredulità. Possibile che Roma, la nostra capitale, sia malamministrata in questo modo? Saranno le solite esagerazioni giornalistiche per incuriosire il lettore e vendere qualche copia in più di questo libro, penserete in cuor vostro.

Macché! Tutto vero, tragicamente vero. È sufficiente scorrere le prime pagine per capire che purtroppo è così. Cifre, nomi, cognomi, date, tutto è documentato da un’inchiesta giornalistica con i fiocchi che ha esaminato documenti inediti dell’amministrazione capitolina.

E parlare di amministratori è fare un torto alla lingua italiana. Roma è stata in mano a una banda di incompetenti, nel migliore dei casi. Come definire altrimenti individui che riescono, all’interno del polo natatorio di Ostia, a costruire una piscina di 51 metri e mezzo di lunghezza (e perciò fuori dagli standard richiesti dal Cio per disputare gare)? Che dire della città del rugby, un progetto nato nel 2003 per salvare la Rugby Roma da una crisi nerissima e finito peggio? La Rugby Roma nel 2012 è fallita e l’impianto giace ora abbandonato a se stesso in rovina. Valore stimato tra i 4 e i 5 milioni, ma le rate dei due mutui da 33 milioni complessivi per finanziare la Città del rugby sono ancora da pagare.

E non è solo una questione di progetti non andati a buon fine. Anche la semplice amministrazione e gestione dei beni pubblici fa acqua. Come quella delle fontane (rigorosamente potabile e non riciclata) che costa al Comune di Roma 5 milioni di euro l’anno.

Per non parlare degli affitti: manca un censimento completo del patrimonio immobiliare, non si sa chi lo occupa, a che titolo e perché, gli abusivi pullulano e i morosi pure. Case, negozi, palazzi, impianti sportivi (c'è perfino un ippodromo di 170 ettari, Capannelle) rendono alle casse capitoline un'assoluta miseria.

Possibile che il circolo privato Canottieri Aniene, un complesso di 14 ettari con  tre piscine, un centro wellness, due aree fitness, sala conferenze, ludoteca, uffici, spazio eventi, foresteria, ritrovo di tutta la Roma che conta, paghi un canone annuo di affitto di 39.301 euro, che corrispondono a 3.275 euro al mese?

Ci sarebbe da ridere se non fossero soldi nostri: il 95 per cento degli inquilini degli immobili del Comune di Roma paga meno di 300 euro al mese per appartamenti che a prezzi di mercato sono affittati a 1.500 euro.

Ed è ormai leggendaria la Porsche perennemente parcheggiata sotto la casa di un inquilino che, in base alla normativa vigente, per la sua casetta in zona Colosseo deve pagare l’affitto minimo di 7,75 euro. Anzi, dovrebbe, visto che è moroso da parecchi anni, come del resto l’80 per cento degli affittuari del Comune, e risulta addirittura nullatenente...

L’elenco della malamministrazione romana parte da lontano, coinvolge tutte le giunte che si sono succedute da Veltroni ad Alemanno e Marino passando per Rutelli. Un gioco allo scaricabarile (e responsabilità) imbarazzante che tocca anche i complicati rapporti con il Vaticano e la sicurezza delle manifestazioni religiose legate al culto e i beni ecclesiastici. Questi ultimi (chiese escluse) non pagano le tasse sui rifiuti, nonostante ne producano a quintali. Un rifiuto, quello della chiesa, che scarica ogni anno milioni di debiti sul bilancio del comune e quindi sui romani.

Solo "il mancato pagamento dei canoni per depurazione e allontanamento delle acque reflue" (il Cupolone non paga da decenni per la "manutenzione delle fognature e gestione dei liquami" dei suoi gabinetti) ammontava già, nel 1999, a ben 38 miliardi di vecchie lire, circa 19 milioni di euro. E al 31 dicembre 2008 i "crediti in contestazione" avevano già raggiunto i 20 milioni e 555mila euro. Ancora sono lì da pagare.

Misteri della fede, direte voi. Ma neanche poi tanto. Tutto è stato verificato in questo libro che Daniele Frongia, consigliere comunale M5S e presidente della commissione per le riforme e la razionalizzazione della spesa del comune di Roma Capitale, e Laura Maragnani, giornalista di Panorama, hanno scritto consultando documenti inediti dell’amministrazione più corrotta e inefficiente d’Italia.

Un triste primato che mette l’Urbe anche sul tetto d’Europa di questa sciagurata classifica. E che non rappresenta un gran biglietto da visita per una città candidata a ospitare i Giochi Olimpici nel 2024. ma che ha ancora da pagare il conto degli espropri fatti nel 1957 per costruire il Villaggio Olimpico. E sono passati solo 59 anni...

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Daniele Frongia – Laura Maragnani
E io pago
Chiarelettere
368 pagine - 17,50 euro

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