Contro l'industria dei partiti e gli altri libri sulla Casta

Le denunce contro la cattiva politica e le terapie economiche e fiscali per poterne uscire in tre saggi da poco arrivati in libreria

(Credit: Ansa/Claudio Peri)

Filippo Maria Battaglia

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Sentite questa: “Per far funzionare la ‘macchina’ di un partito di massa oggi occorre gettare sotto la sua caldaia quattrini a palate: alcuni miliardi vanno ogni anno per l’organizzazione e le attività ordinarie… mentre altri miliardi vengono spesi saltuariamente per le campagne elettorali, per coprire i disavanzi dei giornali politici, per i congressi, per i contributi straordinari alle associazioni parapartitiche, ecc..”.

La citazione è attuale ma non è di questi giorni. Porta la data del 20 ottobre 1963 e reca la firma di Ernesto Rossi , un economista antifascista che collaborò con il settimanale Il Mondo nel secondo dopoguerra. Rossi, su tutte, aveva due qualità: la brillantezza lessicale e la lucidità intellettuale che gli permetteva di denunciare, anche grazie a una notevole scorza morale, i fenomeni di malcostume politico sin quando questi erano appena embrionali. E rileggere ora alcuni dei suoi scritti, che Chiarelettere manda in libreria con la prefazione di Paolo Flores d’Arcais in un’edizione intitolata Contro l’industria dei partiti , suscita nel lettore un misto di sorpresa e di rassegnazione.

La stessa rassegnazione che si prova nel leggere Evasori d’Italia (Sperling & Kupfer) a firma di Giuseppe Bortolussi. Bortolussi, che di mestiere fa il presidente della Cgia di Mestre (l’Associazione di artigiani e piccole imprese che periodicamente sforna dati sulla nostra economia) è partito da una cifra: 110 miliardi di euro. A tanto ammonterebbe – secondo le stime più accreditate – l’evasione fiscale nel nostro Paese. Ma la bontà del saggio non risiede tanto nella denuncia, quanto nella messa in guardia da parte dell’autore di evitare di abboccare alle soluzioni che si sono profilate negli ultimi anni, a cominciare dal cosiddetto “contrasto di interessi”.

Sulla stessa scorta e con la stessa ottica propositiva Erasmo D’Angelis e Alberto Irace in Come riparare l’Italia (Dalai editore )suggeriscono una terapia economia per il nostro Paese: quella della cosiddetta Blue economy per difenderci dagli effetti dei cambiamenti climatici e prevenire il dissesto, sbloccando 65 miliardi di investimenti per il servizio idrico dopo la nascita dell'Autorità nazionale dell'acqua, e altri 40 per la difesa del suolo. Un altro modo di fare politica, restando fuori dall’antipolitica.

I libri:

Ernesto Rossi, Contro l’industria dei partiti , Chiarelettere

Giuseppe Bortolussi, Evasori d’Italia , Sperling & Kupfer

Erasmo D’Angelis e Alberto Irace, Come riparare l’Italia , Dalai editore

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