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Carine McCandless: la vita dietro a "Into the wild"

Intervista alla sorella di Chris, il protagonista delle avventure narrate nel film, che in un libro svela la vera storia del fratello. E della sua personale esistenza

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Micol De Pas

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Ci sono storie che fanno discutere. Forse perché coinvolgono idee, fantasmi e sogni di intere generazioni, forse perché parlano dell'eterno tema del senso della vita o forse perché affrontano da vicino le dinamiche delle relazioni umane. La storia di Chris McCandless è sicuramente una di queste. E il film che ne racconta l'avventura, Into the Wild, ne è la dimostrazione. Con la regia di Sean Penn, è entrato tra i dieci film dell'anno 2007 per l'American Film Institute, oltre ad essersi aggiudicato due nomination agli Oscar e due ai Golden Globe. Tratto dal romanzo di John Krakauer Nelle terre estreme, pubblicato negli Stati Uniti nel 1996, si avvale di importanti contributi della sorella di Chris che ha fornito al regista i diari del fratello e parte dei suoi ricordi.

La storia è nota, racconta di un ragazzo della Virginia che subito dopo la laurea in scienze sociali (conseguita nel 1990), parte per un lungo viaggio tra Stati Uniti e Merssico del Nord. Raggiunta l'Alaska, raggiunge anche uno stato di felicità interiore, forse mai conosciuto prima, nel vivere in una natura incontaminata e selvaggia, ma muore cibandosi di una bacca erroneamente ritenuta commestibile. Viene trovato senza vita nella sua dimora temporanea, un vecchio bus abbandonato.

Ma questa è cronaca. Poi c'è la vita più intima e quanto questa storia abbia smosso nell'inconscio collettivo. Al punto che la sorella Carine, vent'anni dopo i fatti accaduti, ha deciso di scrivere un libro, Into the Wild Truth (edito in Italia da Il Corbaccio) per raccontare la vera storia di Chris. E di cosa sia, davvero, la libertà. L'abbiamo intervistata.

Un libro molto duro, che parla di violenze domestiche e di un'infanzia trascorsa all'ombra del terrore di un padre folle e di una madre collusa e indifesa insieme. Ma che in realtà parla di libertà.

C'è una lezione nel libro su cosa significhi cercare la libertà nel selvaggio e cosa implichi confrontarsi con la natura. Poi ce n'è un'altra che riguarda la libertà di fuggire dalle violenze domestiche e infine c'è la mia esperienza diretta di bambina prima, di donna adulta e di madre poi (che per me è stata una sorta di catarsi). Ma sicuramente l'esperienza più importante per me è stata quella di portare il libro nelle scuole: vedere l'impatto che la storia di Chris ha sugli studenti è davvero interessante. E se il significato più profondo di seguire un sentiero arriva dritto al loro cuore, viene anche percepito quello di seguirne uno per vivere bene nella propria vita quotidiana.

La scelta di Chris è stata spesso letta come un atto di estremo egoismo, soprattutto nei confronti della famiglia. Qual è la differenza tra egoismo e amore?

Credo che non possa esserci vero amore senza vera onestà. Mi spiego meglio: non è possibile essere onesti con gli altri se non lo si è prima con se stessi. Chris spesso è stato tacciato di egoismo perché la ricerca profonda di sé viene facilmente interpretata come forma di narcisismo. Credo non ci sia nulla di più sbagliato. Io l'ho sperimentato nell'arte di fare il genitore. Chris, nel suo viaggio. Ecco cosa ci rende umani.

Dunque possiamo dire che invece si è trattato di un gesto di amore estremo?

Sì. E ho voluto scrivere questo libro, in cui la mia vita colma i vuoti lasciati dalla sua, così più breve, nella speranza di far conoscere tutti i tentativi che Chris ha fatto per mantenere rapporti con i nostri genitori, quanti sforzi abbia fatto nel tentativo di restare vicino a casa e quanto fosse importante per noi - io e Chris - riuscire a fuggire da quel mondo tossico che avevamo in casa. Ma certamente non voleva morire: pensava di tornare, una volta raggiunto il suo personale equilibrio. E credo sia stata la sua immensa fede a spingerlo a seguire il suo personale sentiero.

A proposito di fede, che significato ha per lei questa parola?

Fede è credere. Nella vita, bisogna credere di aver fatto le cose giuste per arrivare alla fine del viaggio.

La Chiesa e la sua comunità sono state molto importante durante la vostra infanzia

Sì, però eravamo molto confusi. Andavamo in chiesa con i nostri genitori, che per l'occasione si mostravano molto devoti e "buoni", partecipavano attivamente alla vita della comunità e addirittura davano lezioni. Ma poi a casa, mio padre, per giustificare le sue violenze diceva: "Io sono Dio!" e, in quanto tale, non era contemplata la possibilità di commettere errori. Questa ipocrisia ci metteva in crisi. Forse è anche per questo che per me avere fede significa provare a capire l'umanità.

Quanto tempo ha impiegato a scrivere questo libro?

Tre anni. Cioè, 20. Da quando ho deciso di farlo a quando è andato in stampa ci sono voluti 36 mesi. Ma ho impiegato vent'anni per capire che farlo sarebbe stato un servizio che potevo rendere a Chris e alla mia famiglia.

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Carine McCandless, Into The Wild Truth, Il Corbaccio



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