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Brancaleone, il romanzo

Il volume racconta le avventure dell'antieroe scritte da Mario Monicelli con Age & Scarpelli, parallelamente alla sceneggiatura del film dal quale si discosta per quantità di contenuti e differente tecnica di narrazione

Mario Monicelli e Vittorio Gassman

Mario Monicelli e Vittorio Gassman sul set de L'Armata Brancaleone – Credits: Olycom

Fanfarone e coraggioso, villano e colto, nobile e pezzente, indimenticabile antieroe che rappresenta, attraverso le sue gesta, l'Italia in un immaginifico Medioevo molto vicino all'epoca odierna. E' Brancaleone da Norcia che Mario Monicelli, nel 1966, ha immortalato nella pellicola cult L'Armata Brancaleone, grazie anche all'interpretazione superba di Vittorio Gassman.

Adesso il fascino ambivalente di questo personaggio che si esprime con un linguaggio totalmente inventato ma di grandissima valenza umoristica, si è trasferito nelle pagine del libro, Brancaleone, il romanzo, (edizioni Gallucci). La novità è che non si tratta della trasposizione tout court della sceneggiatura del film, realizzata all'epoca, dallo stesso Monicelli in collaborazione con Age & Scarpelli, ovvero Furio Scarpelli e Agenore Incrocci. Il libro è il racconto delle avventure donchisciottesche di Brancaleone e della sua proverbiale Armata, scritte parallelamente alla stessa sceneggiatura, ma con ritmi narrativi diversi e più letterari, e con una quantità di descrizioni, ambientazioni, battute molto più ampia rispetto all'impalcatura della pellicola.

Non solo: subito dopo l'arrivo del film nelle sale, i tre autori rividero tutto lo sterminato materiale che, a causa dei ristretti  tempi cinematografici, era rimasto inutilizzato. Lo rielaborarono, ordinandolo e catalogandolo anche dal punto di vista cronologico. Il risultato fu un testo che però, dettero alle stampe anni dopo, in una tiratura limitata di copie.

Oggi Brancaleone torna ad affacciarsi nella realtà italiana attraverso questo libro godibilissimo, ricco di battute, ognuna delle quali rimanda ai personaggi cinematografici della pellicola. Si deve agli eredi di Monicelli e di Age & Scarpelli la ripubblicazione del testo che conserva inalterata la freschezza delle improbabili e esagerate avventure, fissate dalla scrittura del regista, morto suicida nel 2010, che aveva trovato nei due sceneggiatori i giusti complici delle sue invenzioni. In questo contesto, Brancaleone, il romanzo documenta in maniera esemplare e simpatica l’eterna e attuale commedia italiana.

Il racconto letterario si sofferma soprattutto sulla descrizione realistica e lontana dagli stereotipi tradizionali, del Medioevo italico: niente rappresentazioni cavalleresche ma una quotidianeità cruda, povera, popolata da straccioni, miserabili, cialtroni. E su tutti spicca il protagonista, cavaliere che con le sue peripezie e il suo scombinato seguito è divenuto la rappresentazione di un modo di essere dell'Italia e degli italiani valida ancora oggi. Sono questi i capitoli nei quali si evidenzia in particolare la differenza tra la struttura cinematografica e quella del romanzo che dà ampio risalto, attraverso la scrittura, alla parlata singolarissima di Brancaleone, mix di svariati dialetti. La lettura scorre veloce in una parodia sottile e bruciante dell'Italia di sempre. Già 28 anni fa Monicelli, con Age & Scarpelli, voleva farci capire che alcune caratteristiche del popolo italiano sono immutabili, siano esse fermate in una pellicola cinematografica, che scritte in un libro.

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