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John Fitzgerald Kennedy, il 35º Presidente degli Stati Uniti d'America, nasceva cento anni fa, il 29 maggio 1917 a Brookline, nell'area metropolitana di Boston, in Massachusetts, secondo dei nove figli di Joseph P. Kennedy e Rose Fitzgerald, entrambi di origini irlandesi.

A un secolo dalla sua nascita, lo ricordiamo con un'ampia serie di fotografie che lo ritraggono sia nel corso della sua vita pubblica, sia nella dimensione più intima della famiglia, nei ruoli di figlio, fratello, marito e padre.

Il più giovane Presidente eletto
Nominato il 13 luglio 1960 a candidato alla presidenza per il Partito Democratico, ha la meglio sul repubblicano Richard Nixon. La loro sfida elettorale si chiude sul filo di lana, con uno scarto di 120.000 voti a livello nazionale (49.7% contro 49.2%, 303 Grandi elettori contro 210). 

A quarantatré anni Kennedy diventa il più giovane Presidente eletto della storia USA, nonché il primo cattolico a ricoprire quell'incarico e, nelle parole di Ted Sorensen, suo consigliere e amico, "il primo a non negoziare mai sotto la pressione della paura, ma senza mai avere paura di negoziare".

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La Nuova Frontiera
Gli Stati Uniti d'America che lo scelgono come leader erano un Paese ancora immerso nel ricordo della Grande Depressione e segnato dalle cicatrici della Seconda guerra mondiale. Della generazione che aveva fatto e vinto il conflitto, Kennedy era pienamente parte, avendovi combattuto - arruolatosi volontario, fu congedato con onore per le sue imprese belliche nel Pacifico - e avendo perso il fratello maggiore, Joe Jr. Kennedy, combattente nei cieli d'Inghilterra. 

A scegliere Kennedy è quella parte del Paese desiderosa di una svolta, che portasse a maturazione il New Deal rooseveltiano, trovasse la via della coesistenza con il blocco sovietico e si aprisse al futuro, anche attraverso l'esplorazione di immensità ancora ignote: gli spazi siderali e la Luna.

Richiamandosi ai pionieri americani che si diressero verso il West ancora da esplorare, spostando i confini degli Stati Uniti, nel suo discorso di accettazione della candidatura Kennedy propone la formula della "Nuova Frontiera", tratteggiando i nuovi traguardi all'orizzonte della democrazia americana: la lotta alla disoccupazione, il miglioramento del sistema educativo e di quello sanitario, la tutela degli anziani e dei più deboli e, in politica estera, l'intervento economico in favore dei Paesi poveri. 

Il mito, l'assassinio e le sue ombre
Eroe di guerra, bello, giovane, idealista, grande oratore, di famiglia benestante e prestigiosa, Kennedy arriva alla Casa Bianca con tutte le caratteristiche per poter entrare nel mito.

La sua breve presidenza è segnata da eventi molto rilevanti: dalla crisi di Berlino con la costruzione del Muro (1961) alla corsa alla Luna e alla conquista dello spazio; dall'invasione di Cuba e dal progetto segreto per abbattere il regime di Castro con lo sbarco nella Baia dei Porci, alla seguente crisi dei missili di Cuba, di prodromi della guerra del Vietnam all'irrompere nella scena pubblica del movimento per i diritti civili degli afroamericani

Le sue criticate scelte in politica estera, che portarono il mondo della Guerra fredda più vicino che mai alla catasfrofe atomica, non gli impediscono di entrare nella "leggenda", anche in virtù delle tragiche circostanze della sua morte.

I
nsediatosi alla Casa Bianca il 20 gennaio 1961, la sua breve presidenza sarà infatti tragicamente interrotta il 22 novembre 1963 a Dallas, quando le pallottole di Lee Harvey Oswald lo raggiungono mentre con la moglie Jacqueline si sta muovendo a bordo di un'auto per le strade della città. Un omicidio avvenuto in circostanze mai del tutto chiarite, oggetto di depistaggi e teorie del complotto. Gli subentrerà il vicepresidente Lyndon B. Johnson. 

Un grande oratore
Vincitore nel 1957 di un premio Pulitzer per il libro-inchiesta Profiles in Courage dedicato alle biografie di otto senatori statunitensi di entrambi i partiti che avevano rischiatono le loro carriere per non rinnegare i propri ideali, Kennedy era abilissimo nell'uso delle parole, sia nella forma scritta sia in quella parlata. 

Molti dei suoi discorsi pubblici sono entrati nella memoria collettiva. Su tutti, il suo discorso d'insediamento, con cui formulò al contempo una chiamata al dovere di ciascun cittadino, un modello di impegno civile, una promessa di aiuto e un'assunzione di leadership del mondo occidentale: "Non chiedetevi cosa possa fare il vostro Paese per voi, ma cosa potete fare voi per il vostro Paese" ne è la frase più celebre. 

Ich bin ein Berliner
Altro discorso memorabile della sua presidenza è quello pronunciato il 26 giugno 1963 di fronte ai cittadini di Berlino Ovest. Nella piazza del municipio di Schöneberg, al fianco di un giovanissimo Willy Brandt, Kennedy afferma: "C'è chi dice che il comunismo è il futuro. Bene, lo venga a dire a Berlino. C’è chi dice che il comunismo ha i suoi difetti, ma ha fatto molto per l'uomo. Venga a Berlino e giudichi da solo. Le democrazie hanno i loro limiti, a noi non abbiamo mai dovuto costruire un muro per impedire che la gente scappasse da noi".

In conclusione, la frase che davvero ha fatto storia, rimanendo scolpita anche nelle menti delle generazioni successive: "Duemila anni fa il più grande vanto era 'Civis Romanus sum'. Oggi, nel mondo dei liberi, il più grande vanto è poter dire 'Ich bin ein Berliner' (Sono un berlinese)", accolta da un applauso scrosciante da parte della folla presente. 

Le celebrazioni
Un numero speciale della rivista Time festeggia il centenario della nascita di JFK, insieme a numerose mostre, libri, conferenze e dibattiti, all'emissione di un francobollo commemorativo da parte delle Poste Usa e perfino a una serie di partite di touch football, lo sport preferito del clan dei Kennedy, che lo praticava sui prati di Hyannis Port.

Tra le diverse mostre programmate nell'ambito delle celebrazioni, c'è quella all'American Art Museum dello Smithsonian, incentrata sul potere dell'iconografia kennedyana e intitolata American Visionary: John F. Kennedy's Life and Times.

O, ancora, l'esposizione alla Presidential Library di Boston a lui intitolata, che propone al pubblico oggetti personali dell'infanzia dell'ex presidente accanto ad altri degli anni trascorsi alla Casa Bianca, oltre a rivelare dettagli poco noti della sua vita, come ad esempio di quanto al liceo fosse la disperazione dei professori. Negli anni in cui era studente nel prestigioso collegio Choate Rosemary Hall, in Connecticut, eccelleva infatti in letteratura, storia e musica, ma era considerato un burlone, bravo com'era a organizzare scherzi. 

Oltre 175 oggetti, foto e materiale autografato o comunque legato a uno dei presidenti più amati della storia americana sono intanto all'asta fino al 18 maggio sul sito dalla RR Auction. Gli oggetti in vendita sono legati ai primi anni di JFK, alla sua carriera politica, ai suoi mille giorni alla Casa Bianca, ma anche al matrimonio con Jackie.

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