La "prima vita" del Teatro alla Scala di Milano era finita bruscamente poco dopo la mezzanotte del 16 agosto 1943, quando dai Lancaster della RAF furono sganciate le bombe dirompenti che centrarono in pieno il tetto del teatro progettato dal Piermarini e inaugurato nel 1778, proprio nel mese di agosto.

Il Maestro Arturo Toscanini aveva già lasciato l'Italia dal 1939. Era stato direttore artistico del teatro milanese dal 1920 al 1929. Il fascismo non gli aveva perdonato il suo non allineamento, oltraggiandolo con un'aggressione fisica a Bologna per essersi rifiutato di eseguire l'inno fascista "Giovinezza" nel 1931. Un transatlantico della White Star Line lo porterà a New York nel 1939, lasciandosi alle spalle l'Italia delle leggi razziali e quindi della guerra.

Quando il Maestro fece ritorno nella primavera del 1946, una cospicua parte dei finanziamenti per la ricostruzione della Scala erano arrivati proprio da lui. 

La direzione del primo concerto della rinascita si caricava così di ulteriore significato: la fine del buio della dittatura e della guerra, la forza di volontà di un popolo deciso a riconquistare dignità e libertà.

Alle ore 21 il tempio della musica è gremito. Oltre 3,000 spettatori, chi seduto e chi stipato in piedi. Fuori dalla piazza si accalca la folla, fino alla piazza del Duomo dove sono stati disposti gli altoparlanti per la diffusione pubblica del concerto. Gli incassi sono da record: oltre 25 milioni. Alcuni hanno pagato fino a 100mila lire per un posto, mentre il palco che fu Reale è occupato dai musicisti della casa di riposo G.Verdi ed è privo dello stemma dei Savoia.

Il Maestro appare alle 21 in punto. Sono tutti in piedi e l'applauso pare non finire mai, amplificato dalle pareti del teatro, sotto il cui pavimento sono ancora nascoste le macerie della guerra. Alla fine gli applausi saranno calcolati in 37 minuti complessivi. Tra gli spettatori sono seduti Pietro Nenni, il sindaco Antonio Greppi, il conte Carlo Sforza (anche lui come Toscanini esule negli Usa); i ministri Corbino, Scoccimarro, Lombardi. C'è anche l'ultimo governatore alleato, il colonnello Hancock.

Pochi minuti e la bacchetta di Toscanini invita al silenzio, che cala tra i palchi e in piazza Duomo tra la folla delle famiglie milanesi. Il discorso riprende da dove si erta interrotto prima della devastazione della guerra e dell'esilio. 

Risuonano le prime note de "La Gazza Ladra" di Rossini. Quindi il coro del' "Imeneo" dal "Guglielmo Tell" e la preghiera dal "Mosé" ; l'Ouverture e il Coro degli Schiavi dal "Nabucco" di Verdi, il Te Deum e quindi la "Manon Lescaut" di Puccini, una delle opere più amate dal Maestro. Chiude il concerto il Prologo del "Mefistofele" di Arrigo Boito. 

Nella preghiera del Mosè canta una giovane soprano debuttante: Renata Tebaldi.

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