Edoardo Frittoli

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All'alba dell'8 giugno 1967 la nave-spia della Marina degli Stati Uniti USS "Liberty" incrociava al largo della penisola del Sinai, nel cuore delle operazioni militari nella Guerra dei Sei Giorni tra Israele e gli Stati arabi confinanti.

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Durante le prime ore del giorno era stata più volte sorvolata da ricognitori israeliani (anche a bassissima quota) che avevano scambiato saluti con l'equipaggio della Liberty, ex-mercantile convertito in nave spia, quindi poco armato oltre che lento e vulnerabile.

Il rapporto dell'aviazione di Tel Aviv fu recapitato al Comando Costiero della Marina israeliana, che inizialmente marcò la nave americana come "neutrale". Da qui in avanti si susseguirono una serie di eventi che generarono gli errori alla base dell'attacco apparentemente inspiegabile. Dapprima un dispaccio dello Stato Maggiore della Sesta Flotta Usa che ordinava al naviglio americano di non avvicinarsi a meno di 100 miglia dalla costa del Sinai non fu captato dalla nave-spia americana, che si era venuta a trovare a meno di 50 miglia dalla costa. Poco più tardi fu segnalato ai Comandi israeliani che una nave non identificata avrebbe da poco bombardato la città costiera di Arish, notizia che fece temere a Yitzak Rabin (allora Capo di Stato Maggiore) un imminente sbarco egiziano nel Sinai alla vigilia del colpo di mano progettato da Israele per il giorno seguente.

La nave non identificata incrociava a velocità molto sostenuta, dato che fece subito pensare ai vertici militari israeliani di avere a che fare con una nave da guerra egiziana. Nonostante la velocità dell'imbarcazione rilevata dai radar non fosse compatibile con le prestazioni molto inferiori della "Liberty", Israele fece decollare alle 13,48 due caccia Mirage che raggiunsero pochi minuti dopo il loro presunto obiettivo. I piloti dei caccia comunicarono di non aver identificato l'imbarcazione, che appariva loro come un naviglio da guerra. Pochi minuti dopo gli aerei ebbero l'autorizzazione ad aprire il fuoco nel primo attacco alla nave-spia. I cannoni dei Mirage crivellarono lo scafo della "Liberty", uccidendo sul colpo i primi 8 marinai e ferendone 75.

Non appena i primi due caccia israeliani si furono allontanati, sulla nave americana già colpita si avventarono altri due velivoli Dassault Super Mystère con la stella di David in coda, che scaricarono sul ponte della Liberty un carico di ordigni al napalm causando vasti incendi.

I primi dubbi sulla possibilità di un errore vennero agli Israeliani dopo aver notato l'assenza di fuoco di risposta da parte della nave attaccata dai jet. La prima conferma giunse via radio proprio da uno dei piloti dei Dassault che comunicava di aver letto la sigla GTR-5 sul fianco della nave. Alle 2,20 gli aerei ricevevano l'ordine di terminare l'attacco, mentre gli elicotteri israeliani si levano in volo in assistenza ai superstiti.

Quando l'attacco sembrò concluso, il capitano della "Liberty" William McGonagle vide avvicinarsi in formazione un gruppo di torpediniere israeliane pronte all'attacco. L'equipaggio della nave americana poté comunicare solo tramite messaggi luminosi in quanto l'apparecchiatura radio della nave americana era fuori uso. Ancora una volta si verificò una grave incomprensione da parte dei marinai israeliani, che mal interpretarono la risposta della Liberty associandola a quella ricevuta da una nave egiziana ai tempi della Crisi di Suez. In pochi minuti le torpediniere lanciarono 4 siluri verso la Liberty, uno dei quali centrò in pieno lo scafo generando una voragine di 12 metri e colpendo le sale dove erano alloggiate le apparecchiature per la guerra elettronica. Nell'attacco morivano altri 25 membri dell'equipaggio e quasi un centinaio rimangono feriti prima che la "Liberty" potesse essere identificata definitivamente alle 15,30 del' 8 giugno 1967.

Durante l'ultima fase dell'attacco, a bordo della nave americana alcuni membri dell'equipaggio erano riusciti a ristabilire le comunicazioni radio e ad allertare la portaerei USS Saratoga, che faceva decollare 12 caccia a difesa della Liberty. I jet non arriveranno mai sull'obiettivo in quanto per ordine del Segretario di Stato alla Difesa americano Robert McNamara, furono richiamati sul ponte della portaerei. Informato dei fatti, il Presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson si limitò ad accettare in toto le scuse di Tel Aviv, che poco più tardi stanziò circa 7 milioni di dollari per i risarcimenti ai familiari delle vittime riconoscendo l'errore. In realtà i dubbi sulle reali intenzioni di Israele in quei giorni concitati permangono, alimentati soprattutto dalle testimonianze dei sopravvissuti della "Liberty". Sono diversi infatti a credere che l'attacco fosse deliberato, in quanto gli Israeliani non avrebbero gradito la presenza di una nave-spia alla vigilia delle due operazioni che avrebbero poi determinato la vittoria nella Guerra dei Sei Giorni: L'occupazione del Sinai e l'attacco segreto (e molto delicato per un possibile coinvolgimento sovietico) alla Siria sulle alture del Golan.

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