Cultura

E Alessandro VII spodestò Napoleone

L’11 ottobre Giorgio Napolitano riapre a Roma la galleria di Papa Chigi, che fu cancellata dai francesi e che ora torna agli antichi fasti

Galleria Chigi

Lucia Scajola

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A voler fare dietrologia semiseria si potrebbe anche considerare il grande restauro della Galleria quirinalizia come la rivincita di Papa Alessandro VII Chigi sulla Francia.

Lui, il Papa ombroso, un po’ ossessionato dall’idea della morte, molto più allettato dalla quiete che dai fasti del potere, quell’ala occidentale del palazzo, anche un po’ in contraddizione col suo temperamento, l’aveva voluta ariosa, aperta, luminosa: un luogo dove conversare, leggere e ricevere, nel cuore della reggia.

Per certi versi quel cantiere, commissionato nel 1655 a Pietro da Cortona, in occasione del trasferimento a Roma della regina Cristina di Svezia, fu il suo modo di strizzare un occhio alla mondanità. E magari anche al necessario consolidamento dei suoi rapporti internazionali, compromessi dal burrascoso rapporto con la Francia di Luigi XIV.

La sua contrapposizione con il Re Sole, infatti, era culminata in un fastidioso incidente diplomatico che aveva costretto il papato a umilianti mea culpa nei confronti della Francia. Non sarà certo questo il motivo, ma è un fatto che quasi due secoli dopo, fra il 1812 e il 1813, in previsione dell’arrivo a Roma dell’imperatore Napoleone, la galleria al Quirinale di Alessandro VII fu praticamente cancellata: nel progetto dell’architetto Raffaele Stern quel capolavoro di arte barocca italiana sarebbe diventato parte degli appartamenti destinati all’imperatrice Maria Luisa.

Tredici finestre furono murate, muri furono eretti per suddividere lo spazio in tre stanze, stucchi e tessuti da parati furono sovrapposti alle 20 scene bibliche realizzate da "li pittori più celebri di quei tempi". Poco importa che Napoleone non abbia mai messo piede né a Roma né al Quirinale: la galleria di Alessandro era sparita.

L’11 ottobre, però, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quello spazio viene restituito al pubblico così come Pietro da Cortona e i suoi collaboratori l’avevano concepito e realizzato. Dell’epoca napoleonica, infatti, sono rimaste solo la divisione in tre sale e la presenza di alcune pitture. "Abbiamo lavorato 10 anni per questo traguardo" racconta Luis Godard, consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del Quirinale.

La scoperta è iniziata nel 2001: si sapeva che esistevano gli affreschi, ma si dava per scontato che fossero scomparsi nei secoli sotto gli stucchi dei francesi. "Fu durante i lavori per la messa a norma degli impianti elettrici che ci accorgemmo, con emozione, che le pitture erano ancora ben conservate". Da lì, l’apertura del cantiere in quella che oggi si chiama la Sala degli Ambasciatori, cui è seguito il recupero della Sala di Augusto e della Sala Gialla. Gli stucchi sono stati rimossi, le finestre riaperte.

"Tutto questo" spiega Godard "grazie alla Soprintendenza di Roma e alla Fondazione Bracco che ha sponsorizzato la fase finale con un contributo davvero generoso". Inserita nei percorsi di visita del Quirinale, la galleria si presenterà dunque con scene del Vecchio testamento, ambientate in uno spazio luminoso, ma un po’ segreto, come Alessandro lo volle.

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