Chiesa e musica contemporanea: l'appello del Vaticano

Un convegno voluto da Papa Bergoglio e dal Cardinale Ravasi per rivitalizzare il legame tra la cristianità e la composizione, dal pop alla classica

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Il cardinale Gianfranco Ravasi Presidente del Pontificio Consiglio della cultura - 2 Luglio 2016. – Credits: ANSA/CESARE ABBATE/

Orazio La Rocca

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C'è feeling tra fede cattolica e musica? Difficile rispondere, anche se “non bisogna essere troppo pessimisti”, confessa il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura e della Pontificio commissione di Archeologia Sacra, nel presentare, su delega di papa Francesco, il convegno internazionale su Chiesa a musica in programma in Vaticano a marzo. “È indubbio che nei secoli passati – ricorda il porporato - è stata proprio la Chiesa con i suoi riti ed i suoi riferimenti teologici la principale fonte ispiratrice per quei compositori che hanno fatto la storia della musica”.

Basti pensare a nomi come Bach, Mozart, Marcello, Monteverdi, Verdi. Ma oggi, rispetto al passato, a detta del primo collaboratore di papa Bergoglio in materia di cultura, qualcosa sembra essersi rotto perchè "la produzione di musiche sacre contemporanee procede a fatica e con scarsi risultati artistici”. Ma non bisogna fasciarsi la testa, esorta Ravasi, perchè avverte che “è ormai necessario superare la retorica, a lungo accarezzata e seguita, che fa del rapporto tra Chiesa, musica e musica sacra contemporanea un mondo degradato, senza speranza”, pur ammettendo che “su queste tematiche non occorre nemmeno essere troppo ottimisti, correndo seri rischi di non vedere le cose che non vanno”.

Pop, rock e musica sacra
Tra Chiesa e musica, è la tesi del porporato, “nulla è perduto; anche se non è ancora possibile parlare di nuove forme di feeling le premesse per ritornare agli antichi splendori non mancano, non solo nell'ambito sacro, ma anche nelle varie espressioni musicali contemporanee legate persino al pop e al rock, come provano le tante composizioni di grandi autori noti al grande pubblico tipo Bob Dylan, Leonard Coen, Bruce Springsteen, i quali pur non componendo ovviamente musiche sacre e liturgiche, hanno più volte attinto a piene mani nella cultura cristiana e nei testi biblici per le ispirazioni e le liriche per le loro canzoni”.

Si tratta, in sostanza, di rivitalizzare il potenziale energetico-creativo che ancora è individuabile nel rapporto tra fede e musica, ed il “prossimo congresso proverà a rilanciarlo chiamando a raccolta da tutto il mondo musicisti, laici e religiosi, impegnati nella musica sacra e liturgica”, una sfida che in Vaticano i più stretti collaboratori di papa Francesco rilanciano a 50 anni dalla pubblicazione dell'Istruzione post-conciliare Musicam Sacram, il documento sulla riforma della musica nelle chiese dopo il rinnovamento liturgico che ebbe nell'introduzione delle lingue nazionali il primo segnale di apertura popolare delle celebrazioni liturgiche.

La Santa Sede si mobilita
Il convegno avrà carattere internazionale. Si svolgerà dal 2 al 4 marzo prossimi al Centro Congressi Augustinianum di Roma e si propone, preannuncia il vescovo Carlos Alberto Azevedo, delegato del Pontificio Consiglio della Cultura, “di stimolare una riflessione profonda, a livello musicale, liturgico, teologico e fenomenologico, che oltre le polemiche sterili, possa essere una proposta positiva per un culto cristiano, espressione di lode a Dio, piacevole all'udito nelle diversità dei modelli culturali”.

Una sfida difficile, perchè – ammettono gli organizzatori del convegno – l'attuale produzione di musiche sacre non è tra le più allegre. E la mobilitazione vaticana vuole essere una decisa risposta ad un quadro compositivo musicale sacro definito “molto grave” per “la mancanza nelle nuove composizioni del senso del mistero, della bellezza delle forme e dei riti, e degli spazi di celebrazione”.

Latitanza di scuole e seminari
Tra le patologie più gravi sulle quali i convegnisti saranno chiamati ad esprimersi, si parla di “ritualismi poveri e rubricisti, senza senso della festività", banali “ che non favoriscono il contatto col Mistero malgrado gli sforzi degli autori contemporanei”. Da qui l'idea di Ravasi di “sollecitare nelle scuole programmi più attenti alla cultura musicale e di stimolare nei seminari studi di musica sacra e contemporanea con cui riattivare il rapporto tra fede e cultura”. Al convegno ne parlerà monsignor Vincenzo De Gregorio, preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra, che interverrà su “formazione del canto e della musica liturgica non solo nei seminari ma anche – anticipa De Gregorio, per anni direttore del Conservatorio “laico” di S.Pietro 'a Maiella di Napoli - nelle 60 scuole di musiche diocesane, dove purtroppo nei programmi c'è poca attenzione alla musica sacra e liturgica, a vantaggio dei corsi per strumenti, col palese intento di provare a sopperire alla latitanza formativa musicale delle scuole dell'obbligo”.

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