Saffo inedita tra un fratello in fuga e una prostituta

La poesia sarà pubblicata nel prossimo numero della rivista tedesca Zpe

La poetessa Saffo in un dipinto dell'Ottocento

Giorgio Ieranò

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È stato scoperto un papiro che contiene nuovi versi, del tutto sconosciuti, di Saffo. Nel testo la poetessa espone le sue ansie per i fratelli Charaxos e Larichos. La poesia sarà pubblicata nel prossimo numero della rivista tedesca Zpe (Zeitschrift fur Papirologie und Epigraphik) dallo studioso Dirk Obbink. È, ovviamente, una scoperta che farà molto discutere. Perché Saffo, vissuta nel VII secolo a.C., non è soltanto un classico della letteratura, la prima poetessa dell’Occidente, una delle voci più alte della lirica amorosa. È anche, fin dall’antichità, una leggenda.

Al nome di Saffo i moderni associano di solito teneri abbracci e languide carezze tra fanciulle. Se si parla di "amori saffici" è appunto a causa di Saffo. E se le lesbiche si chiamano così è perché la poetessa era nata nell’isola di Lesbo. Ma quest’immagine di una Saffo votata anima e corpo agli amori omosessuali, che tanto ha acceso la fantasia dei moderni, è parziale e imprecisa.

La leggenda antica sosteneva, anzi, che Saffo si era uccisa in preda alla disperata passione per un uomo. E molte lesbiche militanti che assumono la poetessa come loro emblema ignorano il significato del verbo greco lesbiazein ("fare come una di Lesbo"). Non significava affatto "amare le donne" ma designava la pratica eterosessuale, nota sotto il nome di fellatio, per cui le isolane all’epoca erano celebri in tutta la Grecia.

In questo nuovo poema (di cui Panorama in edicola anticipa una prima traduzione), Saffo si mostra in ansia per il fratello Charaxos che è andato lontano, per mare. La sua nave ancora non fa ritorno. E noi sappiamo da altre testimonianze antiche dov’era andato a cacciarsi Charaxos. Aveva perso la testa per una celebre etera (ossia una prostituta) di nome Rhodopis, che abitava a Naucrati, in Egitto. Sembra che per amore di questa ragazza Charaxos, di professione commerciante, avesse dilapidato un patrimonio.

A questa vicenda, dunque, sembra alludere l’inedito appena scoperto. Che accenna anche a un altro fratello di Saffo, Larichos. Di lui fin qui sapevamo solo, da una scarna notizia antica, che si distingueva come coppiere nei simposi. Nella composizione Saffo si augura che Larichos "diventi finalmente uomo". Cosa intenda dire non è chiaro. Ma forse anche questo fratello doveva essere un po’ scapestrato.

Dirk Obbink, autorevole papirologo del Christ church college di Oxford, riferisce che il papiro contenente la poesia di Saffo (e un altro frammento di nove versi, egualmente inedito, con un inno alla dea Afrodite) proviene da una collezione privata. Obbink non mostra dubbi sull’autenticità. Del resto, già nel 2004 erano stati scoperti, sempre in un papiro, altri versi in cui Saffo piangeva sulla propria vecchiaia, lamentandosi dei capelli bianchi e delle ginocchia "una volta agili a ballare come cerbiatti" e ormai deboli. Al 2001 risale la scoperta di un rotolo con ben 110 nuovi epigrammi del poeta Posidippo. Ed è ancora da esplorare a fondo l’ingente massa di papiri carbonizzati scoperti a Ercolano. Dagli antichi, insomma, è lecito aspettarsi nuove sorprese.

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