Pietrasanta, l'Italia prova a resistere alla Francia (almeno nell'arte)

In Versilia una sfida silenziosa con i cugini d'oltralpe. E la testata di Zidane a Materazzi a far da metafora

Credits: Ufficio Stampa

Marco Di Capua

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Lasciamo perdere i ring dove i galletti di Francia ce le stanno suonando, mettendo un piedino, qualche volta anche due, in settori nostri come gas, latte, supermercati, Alitalia, Italo. In fondo il gruppo di Louis Vuitton Moët Hennessy, che ora controlla Loro Piana e Bulgari, o François Pinault, che ha acquisito Pomellato e il 42 per cento di Gucci, sono come il vecchio Napoleone che trafugò centinaia di opere d’arte italiana e se le portò a Parigi: amano l’eccellenza italiana. Il fatto che certe cose le sappiamo creare solo noi funge da magra (è il caso di dirlo) consolazione. Appena rinsaldata dalla constatazione che la dinamica del match Italia-Francia prevede che per un po’ di punti perduti se ne riesca a fare almeno uno, segnato dal Prosecco: vende ormai più dello Champagne. E l’arte? In questo campo sia gli italiani sia i francesi sono campioni che hanno perso da tempo il primato in classifica: noi da secoli, loro solo dalla metà del secolo scorso, e questo forse spiega perché non se ne siano fatta ancora una ragione.

I due tricolori sventolano su tradizioni illustrissime, ma anche sul sacrosanto desiderio di mostrare i riferimenti, i maestri internazionali e i segni di una nuova, possibile giovinezza. Anche per questo è interessante l’esposizione disseminata dal 20 luglio al 15 settembre in quel luogo fantastico che è Pietrasanta, in Toscana, zeppa community di artigiani e tecnici di laboratori dedicati alla scultura e al design, e di artisti migranti che di qui magari passano e poi restano per sempre. L’innocence du reel – L’innocenza della realtà è dunque il titolo di una mostra che come in un duello mette face to face Italia e Francia sul terreno delle arti contemporanee. La cura è di Alessandro RomaniniGualtiero Vanelli. Gli spazi espositivi sono piazza Duomo, piazza Crispi, il Complesso di Sant’Agostino, il Museo multimediale di scultura e architettura.

Il 20 la mostra viene inaugurata da Massimo Moratti, ma saranno lì due che proprio non te li aspetti, non insieme comunque: l’artista multimediale, algerino naturalizzato francese, Abdel Abdessemed, e Marco Materazzi, il calciatore. Il fatto è che Abdessemed, noto sulla scena internazionale soprattutto per alcuni video cruenti, ha eseguito una colossale statua in bronzo scuro, alta 5 metri, con la famosa testata data da Zinédine Zidane al petto di Materazzi durante la finale Italia-Francia ai Mondiali di calcio del 2006. Ciò che la vita e la morale squalificano l’arte spesso glorifica: di quel gesto, esecrato allora da tutti, Abdessemed ha fatto un’opera. Godendosi l’ambiguità del titolo, l’ha chiamata Coup de tête, e l’ha piazzata per tre mesi davanti al Centre Pompidou di Parigi: migliaia di turisti si sono scattati sorridenti foto ricordo tra le gambe di quei due. Ora il bronzo sarà a Pietrasanta, in piazza Duomo. Dunque, seguendo la metafora calcistica e la chiave di lettura stabilite dall’opera simbolo della mostra, la Francia è subito in attacco e ci va giù duro.

Però l’Italia schiera un attaccante veloce, imprevedibile come Maurizio Cattelan, un centrocampo tutto estro e talento, con i pittori della Transavanguardia (Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Mimmo Paladino) e una difesa tosta, formata dagli artisti dell’Arte povera. Ecco Michelangelo Pistoletto, qui con il bel tavolo sulle civiltà del Mediterraneo intitolato Love difference. Lui è l’unico artista italiano, e uno fra i pochi al mondo, ad avere espugnato il Louvre di Parigi, dove sarà in mostra per tutta l’estate. Ancora, ecco Jannis Kounellis e Gilberto Zorio. Hanno un’idea brutale della bellezza, come in fondo è quella del protagonista del Nouveau réalisme Daniel Spoerri. Idea che invece è purissima, trascendentale e notoriamente blu per Yves Klein.

Già, ma cos’è la bellezza, e come si definisce la realtà? Parole grosse. Ognuno ne ha in mente una variante e il mondo è ormai troppo liquido, incerto, mutevole per poter parlare di identità. Le esistenze e i luoghi si ibridano. Così finisce che siano due giovani albanesi, uno naturalizzato italiano, l’altro francese, i campioni «stranieri» che palleggiano alla grande qui. Il primo, Adrian Paci, mostra gente in transito permanente, e alcuni mesi fa ha esposto al Jeu du paume di Parigi. L’altro, Anri Sala, ha rappresentato la Francia alla Biennale di Venezia. Dove c’erano anche le due bravissime giovani artiste che sono oggi a Pietrasanta, l’italiana Rossella Biscotti, e Camille Henrot, vincitrice del Leone d’argento. Inevitabile che la partita, a questo punto.

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