Antonella Matarrese

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Il tema dell'esposizione non è originalissimo: Il Novecento. Ovvero i grandi maestri del XX secolo. E' speciale però la scelta delle opere dei vari Giorgio de Chirico, Giacomo Balla, Giorgio Morandi, Joan Mirò, molte delle quali raramente mostrate e ammirate dal grande pubblico. Così come speciale è la sede espositiva: Palazzo Franchetti a Venezia. Non a caso, il titolo esatto della mostra recita proprio: Il Novecento a Palazzo Franchetti (fino al 16 febbraio 2020).
In realtà, la potenza di questa mostra, fortemente voluta dal gallerista bolognese Franco Calarota, oltre ai capolavori esposti, sta nella possibilità di ascoltare le parole degli artisti che durante interviste radiofoniche, televisive oppure durante le riprese per documentari, raccontano la genesi di alcune loro opere e perfino il senso della loro rappresentazione artistica e il significato profondo del linguaggio dell'arte. Così per esempio si apprende che sul futuro dell'arte de Chirico dica: «sarà esattamente uguale a quello della poesia, della musica e della filosofia: creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l'arte del comune e dell'accettato, da qualsiasi soggetto a favore di una sintesi estetica». Mentre, tra poetici paesaggi e toni misteriosi dellenature morte, le parole di Giorgio Morandi, un'intervista a The Voice of America del 1957, suggeriscono come «il compito educativo possibile delle arti figurative» sia «particolarmente nel tempo presente, quello di comunicare le immagini e i sentimenti che il mondo visibile suscita in noi».
Ci si sofferma ad ascoltare, ci si perde tra le architetture del palazzo e si rimane incantati davanti alle opere come quelle di René Magritte appese nella stanza che si affaccia sul Canal Grande in un dialogo di nuvole vere e dipinte da sogno. Fino ad arrivare al giardino, con affaccio sempre sul Canale, dove i totem di Roberto Sebastian Matta si trasformano in guardiani del tempo e della bellezza eterna.

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