Rita Fenini

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Nella sede veneziana della Fondazione Prada, sino al 25 novembre 2018, una mostra-progetto che indaga la correlazione tra le condizioni di esilio, fuga e ritiro e i luoghi fisici o mentali che favoriscono la riflessione, il pensiero e la produzione intellettuale

Fulcro dell'esposizione tre importanti figure della filosofia del XX secolo: Theodor W. Adorno, Martin Heidegger e Ludwig Wittgenstein

Quando

La mostra è visitabile sino al 25 novembre 2018 nei seguenti giorni e orari:

Tutti i giorni dalle 10 alle 18.


Chiuso il martedì

La biglietteria chiude alle 17.30

Dove

Ad ospitare la mostra "Machines à penser" la sede di Venezia della Fondazione Prada, al piano terra e al primo piano nobile di Palazzo di Ca’ Corner della Regina in Calle de Ca’ Corner, Santa Croce 2215

Perchè è interessante

Curata da Dieter Roelstraete, la mostra si snoda attraverso un percorso originale e immersivo, che approfondisce le figure dei tre pensatori e la relazione tra filosofia, arte e architettura

Martin Heidegger e Ludwig Wittgenstein hanno condiviso, nel corso della loro vita, la necessità di creare un proprio luogo di isolamento intellettuale: Heidegger ha trascorso lunghi periodi della sua maturità in una baita a Todtnauberg, nella Foresta Nera, mentre Wittgenstein si è ritirato - in più momenti della sua esistenza - in un rifugio situato in un fiordo a Skjolden, in Norvegia.

Nel caso di Adorno, è analizzata, invece, la condizione di esilio che il filosofo tedesco sperimenta (a causa dell’affermazione del nazismo in Germania) prima a Oxford e poi a Los Angeles, dove scrive “Minima moralia”, un insieme di aforismi incentrati anche sul destino di un’emigrazione forzata.

Seguendo queste riflessioni, l’artista e poeta scozzese Ian Hamilton Finlay ha realizzato nel 1987 "Adorno’s Hut", installazione centrale all’interno della mostra, insieme alle ricostruzioni architettoniche dei luoghi di ritiro di Heidegger e Wittgenstein: esposte negli spazi di Ca’ Corner della Regina, queste riproduzioni accolgono a loro volta documenti e opere che trattano il tema dell’archetipo architettonico della capanna come luogo di fuga e di ritiro.

Come sostiene Dieter Roelstraete: “in questi spazi i tre protagonisti della mostra hanno partorito i loro pensieri più profondi. L’isolamento, sia che sia stato scelto sia che sia stato imposto, sembra averne decisamente influenzato il pensiero. Nel corso degli anni le loro abitazioni si sono dimostrate una fonte d’ispirazione inesauribile per molte generazioni di artisti attratti dalla fantasia del ritiro, materializzata in questi elementari archetipi architettonici”.

Il progetto prevede inoltre una sezione storica nella quale è esplorata la leggenda del padre della Chiesa San Gerolamo (347 – 419), passato alla storia per aver condotto una vita da anacoreta nel deserto della Siria e aver tradotto la Bibbia in latino: dipinti e stampe rinascimentali dedicate all’iconografia del santo sono esposte nella sala che ospita uno studiolo rinascimentale, mentre nelle sue pareti esterne è allestita l’installazione site-specific Hutopia (2018), realizzata dall’artista e poeta scozzese Alec Finlay.


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