Arte & Idee

Lehman Trilogy, il bacio mortale della finanza in un grande spettacolo

Regia di Ronconi per la storia dei fondatori della Lehman Brothers, dall'800 sino al crack del 2008. Al Piccolo Teatro Grassi di Milano fino al 15 marzo

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Antonella Bersani

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Lehman Trilogy: centosessanta anni di storia della famiglia Lehman dalle origini delle fortune americane vendendo cotone sino al grande crack finanziario del 2008.

In cinque ore di godibilissimo spettacolo (in cartellone sino al 15 marzo), Luca Ronconi ha messo in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano il testo di Stefano Massini, frutto di una ricerca storica e psicologica che spiega non solo la parabola della famiglia Lehman, ma anche quella della finanza e dei mercati globali che ne segnerà la fine.

Scenografia bellissima
La scenografia (bellissima) è essenziale: spazio al teatro della parola e al “peso” dei personaggi, ognuno portatore di un cambiamento nella tradizione di famiglia che è anche un cambiamento di etica, di costumi, di sensibilità. La famiglia Lehman sopravviverà infatti alla guerra di secessione, a due guerre mondiali a alla crisi del ’29, ma non alla rivoluzione di un sistema finanziario che dimentica l’obiettivo del bene comune sposando l’avidità più spinta e perdendo alla fine il contatto con la realtà. Con la morte dei fondamentali dell’economia morirà anche la banca Lehman Broters e la stessa famiglia Lehman.

Gli attori di Ronconi
In scena ci sono gli attori “storici” della scuderia Ronconi come Massimo De Francovich (il capostipite Henry Lehman) Massimo Popolizio (Mayer Lehman), Paolo Pierobon (Philip Lehman) ma anche un Fabrizio Gifuni (Emanuel Lehman), che debutta con successo e bravura nel mondo ronconiano. Completano il cast Martin Ilunga Chishimba (Testatonda Deggoo ), Fabrizio Falco (Solomon Paprinskij ), Raffaele Esposito (Davidson, Pete Peterson), Denis Fasolo (Archibald, Lewis Glucksman), Roberto Zibetti (Herbert Lehman), Fausto Cabra (Robert Lehman), Francesca Ciocchetti (Carrie Lauer, Ruth Lamar, Ruth Owen, Lee Anz Lynn ), Lalla Maria Fernandez (Signora Goldman )

Lo spettacolo si può vedere in un’unica serata oppure in due puntate. Ma la “maratona” vale la pena e non spezza la magia. Qui di seguito una piccola sintesi circa “i personaggi” e la loro metafora.

Henry Lehman
Arriva in America dalla Germania con le scarpe nuove, figlio di un mercante di bestiame. Frase che sottolinea il suo sogno di cambiamento, il distacco dalla tradizione e di essere portatore di una visione. Henry Lehman è la “testa dei tre fratelli Lehman. Cuore e ragione insieme per costruire qualcosa di grande: prima un negozio per il commercio di cotone, poi di semi e attrezzi, ma sempre conducendo un business a contatto con i lavoratori, la vita reale e beni “tangibili”, ben espressi dall’attaccamento di Henry Lehman all’insegna del suo negozio.

Emanuel Lehman
Insieme con il terzo fratello Mayer raggiunge Henry in America in un secondo tempo, a negozio già avviato. E’ il braccio dei tre fratelli Lehman e rappresenta l’azione. Testa e passione non sarebbero nulla senza qualcuno capace di agire e di mettere operativamente in pratica le idee. E’ un uomo concreto, cui si devono le prime intuizioni allo sviluppo del commercio del cotone anche negli stati del nord. Fiuta l’industria, fiuta il commercio su vasta scala. Si tratta però ancora di un’economia basata sul prodotto reale e il contatto diretto con i mercati in cui questo si inserisce, anche se siamo agli albori della Borsa e del mito di Wall Street.

Mayer Lehman
È il fratello minore dei tre, considerato “la patata”, l’anello debole della catena ma che alla morte di Henry Lehman per febbre gialla rivelerà presto quelle doti diplomatiche e di comunicazione che mancano al fratello Emanuel. Intuito commerciale unito alla capacità di comunicazione aprono ulteriormente il business. È Mayer a voler fondare la banca per sostenere la ricostruzione delle città del sud dopo la guerra di secessione. Con lui il bene comune va ancora di pari passo con il profitto.

Philip Lehman
Figlio di Emanuel, l’uomo “cerniera”. È con lui che ci si apre al concetto di globalizzazione e dell’avidità perché il suo personaggio porta in scena l’embrione della finanza moderna. Philip Lehman convince zio e padre, la vecchia guardia, a non puntare più su piccole percentuali sicure di guadagno, bensì sui grandi numeri. Philip si butterà sul business delle ferrovie, finanziandole con obbligazioni, e quindi sognerà anche il “Canale di Panama”. Il mondo dei Lehman con lui si allarga, gli affari cominciano a perdere il contatto con la loro vita reale e Philip - non a caso - è un uomo ossessionato dal controllo razionale, dalla pianificazione. Non c’è più passione spontanea bensì calcolo. Inizia qui l’ossessione. Inizia qui la malattia dei mercati.

Herbert Lehman
Il figlio di Mayer diventa governatore e si distacca dalle attività di famiglia per dedicarsi alla politica. Grande oratore. Con lui è evidente l’acuirsi della separazione dalla tradizione e dalle radici economiche dei Lehman, che si riconosceva nel business di famiglia.

Robert Lehman
COn il suo personaggio la psicosi personale e finanziaria deflagra. Robert, figlio di Philip, è un nevrotico ipocondriaco schiacciato dalla forza e dalla mania di controllo del padre, cui non riesce a far sentire la sua voce. Ama il polo più del business di famiglia. Un business, per altro, ormai così immateriale, perso tra vari continenti e lontano che è ormai impossibile da controllare e percepire come "vivo", ovvero poggiata su beni concreti e calata nella vita quotidiana delle persone. Bobby è quindi un uomo “dilaniato” tra la tradizione di famiglia e il fiume inconsistente di soldi su cui siede, e il suo smarrimento è evidenziato dalla sua incapacità di gestire ben tre mogli. Robert, che pure avrà ottime intuizioni finanziarie come la televisione e i computer. Sarà l’ultimo Lehman alla guida della banca. L’uomo che consegnerà la Lehman Brothers ai traders e agli speculatori.

Pete Peterson e Lewis Glucksman
Il primo è l’amministratore delegato chiamato a risollevare la banca e la famiglia è ormai uscita dalla gestione. Il secondo è invece l’ungherese avido che convincerà Robert ad avviare una divisione trading, quella che progressivamente diventerà una delle colonne principali dell’attività della Lehman Brothers. Glucksman fa parte della seconda generazione di immigrati che hanno studiato economia e che sono cresciuti con il mito dei soldi come sinonimo di successo. Etica e visione sono ormai scomparse e hanno ceduto il passo alla finanza pura.

L’ultimo dialogo tra Peterson e Glucksman, che chiede e ottiene la presidenza della banca, è la fine di un’epoca. La finanza mangia l’economia reale. I soci anziani, fedeli a un modello di business più concreto usciranno dal consiglio di amministrazione incassando liquidazioni miliardarie che Glucksman dovrà pagare, aprendo voragini nel bilancio della Lehman Brothers e indebolendola prima dell'arrivo della crisi finanziaria.
A questo punto arriva il fallimento, comunicato via telefono a tutti i componenti della famiglia Lehman ormai anch'essi defunti.

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