Edoardo Frittoli

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Non si erano mai sentiti italiani, anche perchè i fascisti gli avevano vietato di parlare la loro lingua per 20 anni. Quindi, all'improvviso, si erano ritrovati cittadini del Terzo Reich nazionalsocialista. Questa la condizione dei Sudtirolesi dopo la caduta del regime fascista alla fine del luglio 1943.

Gli Altoatesini che avevano scelto la Germania se ne erano già andati dalla loro terra nel 1939, quando Hitler e Mussolini si accordarono sulle cosiddette "opzioni" ossia la facoltà per i cittadini di lingua tedesca di lasciare il Sudtirolo italianizzato dal fascismo.

Poche ore dopo l'arresto del duce, gli abitanti della provincia di Bolzano videro sfilare i corazzati tedeschi attraverso il Brennero, venuti ad occupare il territorio dell'ex alleato. Per i germanofoni che avevano optato per l'Italia (i cosiddetti "dableiber") iniziava l'incubo di essere considerati i nemici di tutti, mentre dal cielo piovevano implacabili le bombe dell'aviazione statunitense.

Anche se formalmente parte della neonata Repubblica Sociale, l'Alto Adige con le province di Trento e Belluno furono considerate territorio di guerra nella Zona d'operazioni delle Prealpi e poste direttamente sotto il comando del "gauleiter" Franz Hofer, uomo di fiducia del führer. 

A Bolzano fu attivato un lager cosiddetto di "transito", dove furono internate in meno di due anni circa 10.000 persone, molte delle quali destinate ai campi di sterminio in Germania. Se Hofer fu inizialmente salutato come un liberatore, ben presto fu chiaro l'atteggiamento dei tedeschi nei confronti degli altoatesini abitanti della terra dei "traditori" italiani. Il gauleiter volle evitare l'arruolamento dei cittadini di lingua tedesca nelle forze della Rsi, destinando i "dableiber" alla Wehrmacht e destinandoli al fronte più duro, quello Orientale, dove molti di loro persero la vita nella ritirata delle forze dell'Asse. Altri furono inquadrati nelle forze di polizia dell'esercito tedesco. E' questo il caso dei richiamati altoatesini del Polizeiregiment "Bozen", obiettivo il 23 marzo 1944 nell'attentato di via Rasella a Roma che fu la causa della strage nazista delle Fosse Ardeatine

Pochi mesi dopo, la sconfitta della Germania nazista lasciò i Sudtirolesi a fare i conti con un futuro più che incerto, all'incrocio tra le tre "patrie" sconfitte: Germania, Austria, Italia.

L'antica madrepatria fino al 1918, l'Austria, si trovava in condizioni socioeconomiche disastrose. Occupata e governata dai vincitori alleati, era allo stremo delle forze. L'Italia era in condizioni simili, con una situazione di contesa territoriale particolaremente dura su Trieste e l'Istria. Alla conferenza di Potsdam Vienna avanzò la proposta di un referendum attraverso il quale i Sudtirolesi avrebbero dovuto esprimere la loro volontà riguardo alla riannessione all'Austria. L'idea fu accantonata per l'assoluta contrarietà di Mosca nel concedere nuove unificazioni a territori di lingua tedesca per scongiurare nuove spinte pangermaniste. 

L'Alto Adige sarebbe dunque rimasto italiano, ma in che termini? Come cancellare i 20 anni di oppressione etnico-linguistica operata dall'italianizzazione forzata o la macchia del collaborazionismo con la Germania nazista? Questi furono gli interrogativi a cui si trovarono di fronte i rappresentanti di Italia e Austria durante il percorso dei trattati di pace. In questi mesi in cui l'Alto Adige si trovava nella condizione di "terra di nessuno", molti ex criminali nazisti ne approfittarono per fuggire verso il Sudamerica attraverso il Sudtirolo (sopra tutti Barbie, Eichmann e Mengele).

Fu l'urgenza di definire i termini del ritorno dell'Alto Adige in un clima in cui andava delineandosi lo scenario della imminente Guerra Fredda che i ministri degli esteri di Italia e Austria si incontrarono a Parigi il 5 settembre 1946 per ratificare i termini dell'Autonomia delle province di Bolzano e Trento. Il Primo ministro italiano Alcide De Gasperi (anche ministro degli Esteri) e il collega austriaco Karl Gruber misero la firma in calce ad un accordo che prevedeva l'autonomia delle popolazioni di lingua tedesca in termini di istruzione scolastica, di parità di diritti, di bilinguismo. Il trattato stabiliva inoltre il ruolo dell'Austria come garante dell'autonomia degli Altoatesini e stabiliva un accordo commerciale privilegiato tra le due parti.

Le prime incongruenze sull'attuazione degli accordi emersero con la nascita della Costituzione italiana nel 1948. Interpretando il contenuto dello Statuto sulle Autonomie, il Governo italiano accorpò le due province di Trento e Bolzano nella regione Alto Adige, senza consultare la popolazione di lingua tedesca che veniva di fatto a trovarsi rappresentata in minoranza nel Parlamento regionale. Questo "colpo di mano", come lo vissero molti Sudtirolesi, fu alla base delle future tensioni etniche che sfoceranno negli anni '60 con la stagione degli attacchi terroristici degli indipendentisti Altoatesini. Le redini dello scontento furono impugnate dal leader della SVP, il partito moderato nato alla fine della guerra, Silvius Magnago. Il politico sudtirolese aveva combattuto sul fronte russo nei ranghi della Wehrmacht, dove aveva perso la gamba sinistra. Nel 1957 lanciò al castello di Firmiano la parola d'ordine "Los von Trient", ossia la volontà delle popolazioni di lingua tedesca di staccarsi dal Parlamento regionale e guadagnare ulteriore autonomia a livello provinciale. La sua lotta politica sarà alla base del cosiddetto "pacchetto di autonomie" varato nel 1972 e chiuso definitivamente 20 anni più tardi dal governo Andreotti. Negli anni 2000 sotto la guida del Presidente Luis Durnwalder vengono varate ulteriori norme di carattere commerciale e fiscale, tra cui quella che stabilisce la rimanenza dei 9/10 delle imposte locali alla Provincia di Bolzano e ultimamente il diritto di scelta dei cittadini riguardo all'istruzione esclusiva in lingua tedesca, nonché dell'uso di quest'ultima nei documenti relativi a giustizia e pubblica amministrazione. Nell'attesa del referendum costituzionale italiano, gli abitanti della Provincia autonoma di Bolzano godranno di un'ulteriore facoltà: non saranno obbligati a recepirla fino al definitivo avallo da parte degli organi amministrativi della provincia.  

Per conoscere tutte le iniziative promosse dalla Provincia di Bolzano in occasione dei 70 anni dalla firma degli accordi De Gasperi-Gruber cliccare questo link

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