Emir Kusturica torna alla Mostra del cinema di Venezia dove nel 1981, a 27 anni, presentò Ti ricordi di Dolly Bell?, Leone d'oro come migliore opera prima. Torna con Na mliječnom putu (On the Milky Road), ultimo film in concorso a svelarsi in questa 73^ edizione, accolto da applausi non molto sonori alla prima per la stampa. 

Favola moderna dai colori vivaci e dai riflessi luminosi, è una storia bizzarra di guerra e amore con la nostra Monica Bellucci emblema della bellezza pur tra mine, miserie e atrocità. La guerra slava è in corso. È affrescata ora con toni farseschi e ridicoleggianti, ora con crudezza. Tante le immagini stravaganti e accattivanti, tra oche che fanno il bagno in un abbeveratoio pieno di sangue, un grande orologio a pendolo austro-ungarico che trancia mani e una gallina che balzella ripetutamente davanti a uno specchio. In questo scenario quasi surreale anche la guerra sembra ridicola

Emir Kusturica, che ha anche scritto la sceneggiatura, interpreta un uomo semplice segnato dal conflitto. Ogni giorno trasporta il latte e attraversa il fronte a dorso di un asino, tenendo un ombrello nero e schivando pallottole, per portare la sua preziosa mercanzia ai soldati. Il suo amico più fidato è un falco pellegrino. Una ragazza del paese, Milena (Sloboda Mićalović), temeraria e folle, è innanorata di lui e vuole sposarlo. Una tregua e la pace sembrano alle porte. Ma l'arrivo della "Sposa" (Bellucci), una donna italiana bellissima e promessa in nozze al fratello di Milena, cambia tutto. Na mliječnom putu (On the Milky Road) si trasforma in una rocambolesca fuga d'amore che sfida la gravità, in una serie di avventure fantastiche. Questa seconda parte, però, perde d'intensità e vigore rispetto alla precedente. 

"On the milky road trae spunto da diversi aspetti della mia vita", dice Kusturica nelle note di regia. "Se dovessi tracciare un paragone tra il mio cinema di ieri e quello di oggi, direi che oggi tendo a guardare di più alle origini. In altri momenti della mia vita, il cinema esisteva in un dialogo con le altre arti: letteratura, pittura e così via. Questa volta, invece, mi interessava soprattutto concentrarmi sulla purezza del linguaggio cinematografico in sé".

"Per me è un grande onore lavorare con Emir", afferma Monica Bellucci in conferenza stampa. "Anche se è un film di guerra, è un film poetico, dove si torna alla dualità tra poeticità e realtà tipoco del cinema di Emir. È anche un film di speranza, perché racconta l'amore". 

Il suo personaggio è una donna attraente, bramata, desiderata, braccata, che definisce la sua bellezza la sua sfortuna: "La bellezza è un'arma a doppio taglio perché genera sia curiosità che violenza", commenta l'attrice. "Io la vedo però più come un regalo che come una maledizione perché basta aspettare che passi", in un sorriso.

Sullo sfondo travolgenti musiche di folk slavo e una natura bella, aspra, selvaggia, con paesaggi rurali e montani di roccia e verde. "È una storia semplice, ma girarla è stato estremamente faticoso sul piano fisico, e molto più difficile di quanto non si possa immaginare", spiega il regista serbo. "La lavorazione si è protratta a lungo, e durante tutte le riprese e abbiamo dovuto lottare contro l’ambiente, perché avevo scelto di girare soprattutto in esterni. Cercavo paesaggi in grado di rappresentare la profondità dello spazio interiore dei personaggi principali: un uomo e una donna che si innamorano e sono pronti a sacrificarsi, dentro la natura".

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