Cinema

Tutto può cambiare: le canzoni di Keira Knightley non salvano la vita

Dopo "Once", John Carney torna con un film al ritmo di musica, ottimista e... poco credibile

Tutto può cambiare

Simona Santoni

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Dopo aver già realizzato un film sentimentale che utilizza la musica in modo creativo e innovativo, l'acclamato Once, l'irlandese John Carney ci riprova con Tutto può cambiare, titolo originale Begin Again. Nelle sale italiane dal 16 ottobre, il titolo con cui si presentò al Festival di Toronto nel 2013 era in verità Can a Song Save Your Life?, ovvero "Può una canzone salvarti la vita?". La risposta in genere sarebbe probabilmente sì; nel caso specifico, però, se a cantarla è Keira Knightley, le probabilità scendono. 

L'attrice inglese, stanca di interpretare eroine tragiche (l'ultima è Anna Karenina), si getta nel ruolo di protagonista canterina e solare con entusiasmo. Purtroppo però è così poco credibile che un produttore musicale dal palato fine, che scarta ogni giorno con disprezzo decine di cd di nuovi cantanti, venga letteralmente rapito dalla sua voce, riconoscendoci talento puro da futura stella.

 

Nella New York di oggi Keira è Greta, cantautrice che condivide la passione della musica con il fidanzato Dave, interpretato da Adam Levine, il frontman dei Maroon 5: lui sì che di talento canoro ne ha (meno come attore)! Quando il successo inebria Dave, le loro strade si separano. 
Tutto sembra perso per Greta e New York una città che brucia i cuori. Ma in un locale dell'East Village, dove Greta interpreta con chitarra e voce la sua ultima canzone malinconica, c'è Dan Mulligan (Mark Ruffalo), produttore discografico che negli anni '90 ha lanciato tanti musicisti. Dan è un uomo che ha perso la rotta: è stato cacciato dal lavoro, da sua moglie, è costantemente ubriaco e trascura sua figlia Violet (Hailee Steinfeld). 
Come per magia, però, tutto cambia. Dan è folgorato da Greta (avrà contribuito nel giudizio le diverse birre scolate). Crede in lei come cantante e le promette un avvenire. Non avendo i soldi per una demo, avvia la registrazione di un intero album on the road, nei vicoli, sulle terrazze, nei sottopassaggi... Raccatta musicisti disposti a suonare per niente e addirittura a mollare lavori retribuiti, utilizza ragazzi di strada come coro e fa suonare anche sua figlia, che fino a poco prima a malapena strimpellava. Fossi passata di là forse avrebbero dato due nacchere anche a me. È tutto tanto ricco di energia quanto assurdo.

Le canzoni sulle labbra di Keira sono gradevoli ballate pop-rock realizzate da Gregg Alexander (Lost StarsComing Up Roses le mie preferite). Lo splitter, dispositivo per collegare due paia di cuffie allo stesso lettore mp3, è il simbolo di una guarigione emotiva vissuta a braccetto, Greta e Dan insieme. Intanto risuonano Sinatra con Luck Be a Lady, Arthur "Dooley" Wilson con As Time Goes By... In scena nei panni di un musicista affermato che supporta Dan c'è anche il rapper Cee Lo Green.

Carney dà vita a una sorta di musical contemporaneo ottimista e positivo: la musica è salvifica e protagonista costante, in maniera originale e fresca. Peccato però che siano precarie le fondamenta dell'intero impianto. Muovendosi tra cliché narrativi ammantati da sorrisi (straripanti ed esaltati quelli di Greta/Knightley), Tutto può cambiare ha un guizzo intelligente e tutt'altro che scontato sul finale. 

"Il film è una dichiarazione d'amore a New York, scritta da un irlandese che vive a Dublino", ha detto il produttore Anthony Bregman. Niente di più vero. New York, tra note più o meno monotone o inebrianti, tra sogni infranti e rivalse, è sempre lì, bella, caotica, appassionante. Al di là di tutto.

Voto: 2/5
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