Claudio Trionfera

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Importante non è il quanto si ride, ma il come si ride. Ancora meglio: la qualità delle circostanze comiche rende una scena divertente. O meno. Vale nel caso specifico per il cinema, si estende ovviamente a tutti i segmenti della fruizione culturale, dallo spettacolo alla letteratura. Tiramisù di Fabio De Luigi in triplice veste di regista, sceneggiatore e protagonista, passeggia festosamente su questo imprescindibile canone per raccontare il caso parabolico di Antonio Moscati (De Luigi medesimo), grigio e iettato rappresentante di una casa farmaceutica per la quale sogna di promuovere medicinali mentre la realtà lo condanna a pubblicizzare solo garze e cerotti, per giunta senza molto seguito nei suoi interlocutori medici.

Una moglie speciale

Insomma serie B. Frustrazione, depressione, porte in faccia e sale d’attesa interminabili. Attorno a lui sua moglie Aurora (Vittoria Puccini), soave come persona e come cuoca; suo cognato Franco (Angelo Duro), divorziato con figlioletta al seguito, spregiudicato operatore di moda e donnaiolo; Marco (Alberto Farina), vicino al tracollo con una improbabile desolante e desolata enoteca a 33 giri.

Tutto questo per Antonio rotolerebbe inesorabilmente verso il classico precipizio se non avvenisse l’altrettanto classico scarto capace di cambiare il corso degli eventi. Questo salto improvviso porta il segno di una ricetta irresistibile: firmata Aurora e chiamata tiramisù. Nessuno sa farlo meglio di lei. Se ne accorge per caso un medico quando nel suo studio ne trova uno destinato alla Caritas. Lo assaggia, se ne delizia, apre finalmente le porte ad Antonio che aveva dimenticato colà il dolce confezionato da sua moglie.

La via del successo

Occasione presa al volo per volare. Il tiramisù made in Aurora diventa il grimaldello per schiudere l’ingresso ai mondi superiori della fortuna e della prosperità. Non c’è medico che non abbia sul tavolo il suo tiramisù, lo sfigato rappresentate di un tempo è solo un ricordo. Antonio, sempre a suon di cacao, uova e biscotti immersi nel caffè, nonché spinto dai consigli del cinico cognato, viene assunto  da un’altra casa farmaceutica, promuove finalmente medicinali, la sua fama e la sua carriera dilagano come il conto in banca, si affacciano il lusso, la villa sul lago, le macchine e tutto il resto.

Compreso qualche affare “sporco” che, figlio della presunta onnipotenza e della ormai consolidata mancanza di scrupoli, arriva a spingere ulteriormente quella scalata: inarrestabile come la produzione di tiramisù che Aurora sforna con le cadenze di una catena di montaggio. Almeno fin quando non apre gli occhi su ciò che è davvero diventato suo marito e su quanto sia ormai “usata” quale chiave del successo. Inevitabile la crisi e addio tiramisù. Così come si era accesa, la magìa si spegne, l’opulenza lascia il posto al suo contrario aprendo la via, forse, alla restaurazione del senno.

Un dolce come simbolo

Ascesa e caduta di un informatore scientifico. La lezione, su piani diversi, della Ricchezza improvvisa della povera gente di Kombach è sempre dietro l’angolo. In una commedia dei sentimenti che diventa favola morale. Il tiramisù ne è il simbolo e, naturalmente, non è soltanto una vivanda zuccherina ma anche, alla lettera, una ciambella di salvataggio lanciata ad un uomo sperduto da una moglie che ancora mette l’amore davanti al denaro e al potere.

In questo la figura di Aurora, nella quale discende magnificamente Vittoria Puccini, è ancora più centrale – proprio per la sua dimensione etica –rispettoa quella di Antonio, che De Luigi mette in scena con una bella densità espressiva e una comicità elegante, soffice, sempre un po’ stupìta, personalissima. All’interno di un film gaio e assai piacevole, dove si ride bene, sempre al momento giusto, su sollecitazioni intelligenti del dialogo e tocchi discreti. Senza peraltro sottrarre ai tempi dell’azione della cadenze precise e meditate, anche quando il tono più nervoso prende posto nello schema narrativo e il racconto si apre a scatti e paradossi. Specie attraverso i suoi personaggi di supporto, come l’ossuto cognato di Antonio o il desperado Marco col suo locale Vino e Vinili da rocker periferico in disuso.

Incantesimo e seduzione

E il tiramisù? Viene voglia di mangiarlo. L’incantesimo e la seduzione di quel dolce, così speciale da condurre all’estasi, riportano alla ricetta (cinematografica) di Chocolat e alla sua capacità di generare un sortilegio. Qua, però, rispetto all’essenza stessa dell’incantesimo aromatico-olfattivo, con una attenzione più marcata per i suoi effetti sul gioco dinamico della trama e le sue combinazioni umoristiche. Cui partecipano, oltre gli attori descritti finora, due icone come Orso Maria Guerrini e Pippo Franco. Piccole parti per un touch nobilitante.

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