Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts, Amber Heard... È un cast luminoso, la meglio gioventù del cinema internazionale ed europeo (eccezion fatta per la signora Depp, americana), quello che irradia The Danish Girl e si prepara a calcare il red carpet veneziano. Tom Hooper, abituato a raccontare storie vere e film in costume con sensibilità ed eleganza (vedasi il premio Oscar Il discorso del re), porta sul grande schermo la vita di Lili Elbe, artista nata come uomo, Einar Wegener, e prima a essersi sottoposta a intervento per la riassegnazione del sesso. Ma The Danish Girl, tratteggiato con delicatezza e cura delle sfumature umane, non è solo un coraggioso viaggio alla ricerca della propria identità, ma è anche una grande storia d'amore. Einar, nella sua liberatoria rinascita in Lili, aveva accanto a sé la moglie Gerda, anche lei pittrice, donna che ha compreso, aiutato, sorretto. 

Eddie Redmayne, fresco premio Oscar per aver interpretato l'astrofisico Stephen Hawkins in La teoria del tutto, è Lili. Alicia Vikander, la Kitty di Anna Karenina e recente seducente robot in Ex_Machina, è Gerda. Se l'attore britannico è bravo a trovare tutta la femminilità che c'è in lui, a volte anche eccedendo in sbattimenti di palpebre e sorrisi eterei, è invece oro puro l'attrice svedese, un vero patrimonio del cinema. È forza, è grazia, è coraggio e luce. Finora la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile è tutta per la meravigliosa ventiseienne svedese.

"Leggendo la sceneggiatura sono stata attratta da questo amore straordinario, amore che è anche saper amare se stessi", racconta Vikander. "Per l'epoca Gerda era all'avanguardia, vedeva le cose in anticipo, anche all'interno delle persone. Sono rimasta impressionata non solo dal viaggio interiore di Lili, ma anche per come Gerda sia stata in grado di amare qualcun altro più di se stessa. Vorrei aver qualcosa di lei in me". "E ce l'hai", le sussurra Hooper. 

Per il cineasta britannico è la prima volta a Venezia: "È una gioia essere qui. Sono onorato di essere stato invitato". Per lui è un sogno che si avvera: quando era ragazzino e faceva film muti con la sua Bolex 16mm, sognava di portare un suo lavoro alla Mostra del Cinema di Venezia. "Lili ha avuto un coraggio straordinario ad ascoltare questa voce di infelicità che ci parla dentro. Ha combattuto per essere quello che era". 

Intanto è l'arte il collante che unisce Lili e Gerda e anche il mezzo perché Lili trovi la donna che è in sé. "Le energie di Lili si realizzano grazie allo spazio creato dall'arte", dice Hooper. 

The Danish Girl è un progetto nato qualche anno fa; il cineasta ha contattato Redamyne nel 2008, quando ancora non aveva statuette prestigiose in bacheca: "Eddie aveva già avuto ruoli femminili in passato, quindi aveva in lui un istinto femminile già presente. È stato la mia scelta naturale".
Per prepararsi alla perte l'attore ha frequentato diverse transgender: "Ho incontrato tante persone in una comunità transgender. La loro gentilezza nel rispondere a ogni domanda è stata eccezionale. Recitare la parte della loro icona è stata una fortuna". 

Film dalla struttura lineare e classica, la vera linfa vitale di The Danish Girl è la profondità emotiva raggiunta dai suoi personaggi, anche quelli minori come l'amico d'infanzia di Einar, Hans Axgil (il belga Schoenaerts), o l'amica ballerina Oola (Heard). I rapporti umani rappresentati sono sinceri, generosi e nobili. 
"Spero che questo film mostri come l'amore e la compassione rendano possibile l'accettazione", e il pensiero del regista va anche all'onda di profughi oggi alla ricerca di rifugio in Europa: "La chiave dell'inclusione è l'amore". 

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