Simona Santoni

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È morto all'età di 87 anni Jacques Rivette, uno degli ultimi moschettieri della Nouvelle Vague.

Nato a Rouen nel 1928, normanno, schivo, elegante, il regista francese ha diretto L'amour fou (1968), Céline e Julie vanno in barca (1974), un film diviso in due parti su Giovanna D'Arco (1994), Le Pont du Nord (1981) con la sua musa Bulle Ogier. È stato anche una storica firma dei Cahiers du Cinéma

Nel 2009 l'ultimo film, Questione di punti di vista, con Sergio Castellitto e Jane Birkin.

Eric Rohmer è stato il suo più sincero amico e collega. I due erano legati dalla stessa visione intransigente del cinema, dalla passione per la letteratura e il teatro, le buone letture e un'idea del racconto come specchio della vita filtrata attraverso il pensiero. Rivette era amico anche di Jean-Luc Godard e Claude Chabrol, che gli prestò casa per girare il suo primo cortometraggio di successo (Le coup du berger), nel 1956. In realtà Rivette era alla sua quarta prova dietro alla macchina da presa, ma fino a quel momento aveva creduto poco al suo stesso talento.

L'amour fou è stata la sua opera più ambiziosa e fallimentare. In oltre quattro ore mette in scena i rovelli privati di una coppia in crisi: è il contrario del movimentismo del '68 (anno di realizzazione) e proprio per questo genera polemiche miste a passioni assolute. Una parte dei cineasti della Rive Gauche lo rigetta; un'altra parte ne fa la sua bandiera.

Nel 1971 Rivette si lancia in un'impresa ancora più temeraria, Out 1, un film della durata "impossibile" di 12 ore presentato in pubblico solo una volta. Dovrà crearne una versione ridotta per farlo circolare ma solo di recente gli appassionati hanno potuto vedere il lavoro integrale.

Da allora Jacques Rivette ha fatto film ogni volta sorprendenti e diversi, passando dalla leggerezza quasi impressionista di Céline e Julie vanno in barca (omaggio a Renoir) del 1974 alla severità calvinista de Le pont du Nord del 1981, dall'omaggio ai tempo della Nouvelle Vague (La bande des quatre del 1981) al cinema solare e classico di La bella scontrosa con cui vinse a Cannes il Gran Premio nel 1993.

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