Claudio Trionfera

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A Miami ci sono quasi più italiani che americani. Giovani e meno giovani. I primi ci vanno spesso a studiare, i secondi a lavorare o a divertirsi, cosa, quest’ultima, che anche i primi amano fare. Allora che cosa escogitano i fratelli Vanzina? Una volta disegnato il perimetro geografico, ci mettono al centro la bandierina di un film, stabilendo che è proprio quella la nuova frontiera del sapore di mare. Scelta appropriata e intelligente nei tempi e nelle modalità: assecondando la dote, per così dire, paradigmatica dei Vanzina, di fiutare e captare certe correnti del costume sociale, rigenerando e ricalibrando costantemente la loro creatività.

Lo schieramento delle coppie

Ecco allora Miami Beach (in uscita il 1° giugno), che la regia di Carlo Vanzina fa partire, secondo precetto e consuetudine, da Roma e, in parte, da Milano: con molti e variamente caratterizzati viaggiatori, tutti i o quasi riuniti sotto il comune segno del binomio padre/madre – figlio/a, genitori single e figli pure.  Insomma già in avvio, almeno potenzialmente e nelle regole della commedia romantica, ciascuno alla ricerca della propria, classica anima gemella. Le coppie iniziali sono assortite così, in attesa di combinarsi e intrupparsi in varia forma: Giovanni (Max Tortora) accompagna in Florida suo figlio Luca (Filippo Laganà) che s’è iscritto all’università; stessa dinamica per la milanese Olivia (Paola Minaccioni) al seguito della figlia Valentina (Camilla Tedeschi) anche lei matricola colà; Lorenzo (Ricky Memphis) e sua figlia Giulia (Neva Leoni) in realtà avrebbero tutt’altra destinazione ma finiscono ugualmente a Miami perché la ragazza, non avendo voglia di andare col padre, scappa con le amiche per andare a vedere lì un festival di deejay e lui, ovviamente, la insegue.

Dominano i sentimenti

Tutti a Miami, allora. Dove il ruvido e un po’ troppo primitivo Giovanni prosegue con la snob Olivia una baruffa già incominciata in aereo; i loro figli Luca e Valentina, al contrario dei loro genitori che si odiano, s’innamorano l’uno dell’altra; Lorenzo, non conoscendo una parola d’inglese e facendosi aiutare da Bobo (Emanuele Propizio),  studente italiano scioperato e avido di dollari, si mette disperatamente a cercare sua figlia Giulia che invece lo sfugge in tutte le maniere. Non finisce qua, naturalmente, perché mentre i due litiganti pian piano si ammorbidiscono e s’avvicinano, i loro figli si allontanano quando Luca pare soccombere alle moine della sexy-studentessa Jennifer (la modella Nina Strauss), stangona americana che rischia di sparigliare tutte le carte sentimentali; Giulia s’invaghisce di Filippo (Giampaolo Morelli), agente immobiliare italiano con vocazione di latin lover, proprio mentre suo padre sta finalmente per scovarla.

Non manca il divertimento

Tante tracce disseminate nella vicenda, destinate ovviamente a ricongiungersi e ad armonizzarsi in un finale tutt’altro che spiazzante ma non per questo meno fresco e invitante. Capace anzi di conservare, in linea con tutto il racconto, un’amabilità, un’innocenza e una spontaneità che accordano al film il passo delle migliori espressioni vanziniane. Commedia romantica, si diceva, nella più netta delle definizioni. Ordinata, semplice, lineare nel costrutto e nello sviluppo narrativo, fiorita di battute sàpide e situazioni esilaranti. Senza il ricorso facile alla volgarità o, peggio, alla incontinenza della rozzezza più plateale.

Per le statistiche, è il quarto film “americano” dei fratelli Vanzina dopo Mai Stati Uniti (2012), Sognando la California (1992) e Vacanze in America (1984). Qui, nella Miami colorata e vitale si dribblano luoghi comuni ed estetiche di cartolina con soluzioni visivamente congrue e una fotografia trasparente e accurata. In questa cornice gaia e in feeling appropriato con il suo genere di appartenenza,  il sistema di incroci e accoppiamenti amorosi si guadagna sempre uno spazio privilegiato, con buon margine di distanza dal resto. E con la partecipazione, ovviamente molto attiva, di una cifra comica sostenuta da ispirazioni e circostanze classiche proposte con sobrietà e perspicacia.

Una piccola riflessione

C’è dell’altro, però. Nell’abbondanza e nella densità dei personaggi, bene assortiti, organizzati nei loro casi e altrettanto ben diretti, si fa strada un piccolo leitmotiv di contenuto sul rapporto tra genitori e figli. Una prospettiva, logicamente, tenuta d’occhio senza approfondire troppo o inoltrarsi in indagini fuori luogo dato il contesto; eppure in grado di materializzare qualche indizio di riflessione sui comportamenti degli uni e degli altri, fuori da stereotipi, frasi fatte e amenità buone, magari, solo per qualche battuta di dialogo. Vanzina con slancio e misura, insomma. Con l’assistenza di attori in linea col progetto, spassosi e mai sopra le righe, Memphis, Minaccioni e Tortora un gradino sugli altri.

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