Isabella Rossellini: 'Con un libro di fotografie ricordo mia madre Ingrid Bergman'

Abbiamo incontrato a Berlino l’attrice e regista, che ha presentato il suo film Mamas sull'istinto materno animale

Isabella Rossellini (Foto Johannes Eisele/AFP/Getty Images)

Claudia Catalli

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Diciamolo subito: a sessant’anni Isabella Rossellini mantiene intatto il fascino con cui ha stregato uomini come Martin Scorsese e David Lynch, e i migliaia di spettatori del “suo” Velluto Blu. Colpisce il magnetismo vivo del suo sguardo, l’eleganza nei gesti, la misura nel parlare che si spezza solo le rare volte in cui si lascia andare a fragorose risate.

Attrice di fama internazionale con una bellezza mozzafiato ereditata dalla madre Ingrid Bergman e un amore smodato per la settima arte contagiatole dal padre Roberto Rossellini, oggi si diletta a fare la regista e come tale è curiosa e pronta a sperimentare. Lo testimoniano i suoi progetti a metà tra cinema e biologia: da Seduce me e Green Porno, sulla vita sessuale degli insetti, fino a Mamas, sull’istinto materno nel mondo animale, presentato fuori concorso all’ultima edizione della Berlinale.

Da dove nasce il suo interesse verso gli animali?
Li adoro da sempre, da piccola tormentavo i miei genitori per avere un cane e poi ho sempre avuto cani e gatti in giro per casa. Avevo anche dei criceti, ricordo che un giorno abbiamo visto la madre mangiare i figli, ci siamo allarmati pensando fosse impazzita e abbiamo comprato addirittura una gabbia più grande, alla fine abbiamo capito che era solo la natura a chiederglielo. Vede, il mondo animale mi ha sempre incuriosito, ma negli ultimi tempi sono tornata a studiarlo con maggiore attenzione come regista, concentrandomi sulla questione più interessante: la linea di continuità tra animali e uomini. Ho realizzato diverse ricerche in merito, e scoperto menti affascinanti.

Ad esempio?
Marlene Zuk. È una grande professoressa di biologia, mi affascinano in particolare le sue teorie sull'istinto materno. Indagando la natura, finisci per scoprire cose illuminanti. Prendiamo l’omosessualità, ad esempio: è solo una faccenda politica definirla “antinaturale”, la scienza dimostra l’esatto contrario.

Sta portando avanti in parallelo la carriera di attrice e quella, più 'giovane', di regista: sono le due vocazioni che ha ereditato dai suoi.
Sì, mi piace continuare a seguire entrambi i percorsi, che sono diversissimi tra loro e mi stimolano davvero molto. Poi, certo, l’operazione di “memoria” nei confronti dei miei genitori continua negli anni, tra una retrospettiva dei film di mio padre e una pubblicazione su mia madre. Nel 2015 quest’ultima avrebbe compiuto un secolo, così ho lavorato a un libro fotografico tutto incentrato su di lei (Ingrid Bergman – A Life in Pictures, ed. Schirmer Mosel, in uscita in Germania a settembre ndr): mi piace l’idea di farla conoscere alle nuove generazioni.

Fosse stata un animale, sua madre Ingrid, quale sarebbe stata?
Un cavallo da circo, perché era una grandiosa performer.

E lei?
Io forse un cane. Ma solo perché, come dicevo, li adoro.

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