Simona Santoni

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Cento anni fa nasceva Gregory Peck, attore americano fascinoso protagonista di vari capolavori del cinema. 

Nato a La Jolla il 5 aprile 1916 da un farmacista irlandese e da un'insegnante di famiglia scozzese, morto all'età di 87 anni il 12 giugno 2003, Eldred Gregory Peck è stato il primo californiano purosangue a vincere un Oscar. Ha saputo passare con naturalezza di genere in genere. È stato il medico tormentato e affetto da amnesie e fobie nel complesso thriller psicologico Ti salverò di Alfred Hitchcock, formando una magnifica coppia con Ingrid Bergman. Per il maestro del brivido ha recitato anche nel legal-thriller Il caso Paradine (1947) accanto ad Alida Valli. 

Duello al sole (1946) di King Vidor gli ha aperto le porte del western. È stato il soldato eroico di Cielo di fuoco (1949) di Henry King, rendendo popolare il suo sentito antimilitarismo. Tutto il suo charme giocoso si è esaltato nella commedia romantica cult Vacanze romane (1953) di William Wyler, accanto ad Audrey Hepburn, nei panni di un giornalista alle prese con una principessa in fuga. È stato il capitano Achab nel film Moby Dick (1956) di John Huston. 

I ruoli in cui più si identifica? "Sono tanti. Nell'ordine, Atticus Finch, Atticus Finch, Atticus Finch e ancora Atticus Finch".

Quando gli chiedevano quali fossero i ruoli nei quali più si identificava, lui però rispondeva: "Sono tanti. Nell'ordine, Atticus Finch, Atticus Finch, Atticus Finch e ancora Atticus Finch". Non a caso Il buio oltre la siepe (1962) di Robert Mulligan, adattamento del romanzo omonimo di Harper Lee, gli fece vincere il suo primo e unico Oscar come miglior attore protagonista. Nei panni dell'eroico e magnifico avvocato anti-razzista Atticus Finch incarna gli ideali più nobili di padre e uomo libero.
Il film contibuirà ad alimentare la sua fama di democratico, nata già col personaggio del giornalista che si finge ebreo in Barriera invisibile (1947) di Elia Kazan.

Il suo sguardo dritto e sincero, le sopracciglia aggrottate sul sorriso timido, le solide convinzioni politiche (progressiste), il cattolicesimo non ostentato, l'allergia ai pettegolezzi e alle avventure sentimentali ne fecero ben presto il campione dell'America buona e a questo cliché l'attore si conformò volentieri, cercando sullo schermo il riflesso di se stesso e dei suoi principi.  

In anni più recenti ha civettato con Sophia Loren in Arabesque (1969) di Stanley Donen e ha duettato con un mito come Laurence Olivier ne I ragazzi venuti dal Brasile (1978) di Franklin J. Schaffner.

De Il buio oltre la siepe, film che gli portò l'Academy Award dopo cinque nomination, Gregory Peck ha detto: "Rimane il mio film preferito perché vi ritrovo le ragioni per cui ho fatto questo mestiere: intrattenere facendo pensare".  

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