Claudio Trionfera

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Fausto Brizzi numero nove. Dal film numero uno, Notte prima degli esami, al nono di oggi, Forever Young sono passati dieci anni esatti. Dentro è successo molto, ma quest’ultimo film si avvicina davvero al miglior Brizzi, quello dell’esordio e dei suoi passaggi più invitanti e persuasivi.

Il tema è nel titolo. Che da lontano parte da un mito, quello dell’eterna giovinezza. E da vicino resta nei paraggi dell’illusione. A volte della nostalgia. Poi c’è il rovescio, quello generato dalla paura d’invecchiare e dalla guerra di posizione con lo specchio, avversario da schivare, pericolo da scongiurare nello scorrere sanguinante del tempo. Elementi di profondità che in una commedia come questa, certo, restano sottotraccia, mica è un trattato sui modelli psicoterapici nel trattamento dell’anziano. Quindi ci si diverte: sui cinquantenni (e oltre) di oggi che, rispetto a quelli di ieri, hanno molti strumenti – look in primo piano - per alimentare la vocazione alla loro stagione primaverile.

Tra realtà e chimera

Siamo accerchiati dai forever young, latenti o manifesti, qualche volta furtivi e clandestini, sempre risplendenti avverso una oggettività rugosa e stracca. Insomma una profusione di modelli dentro la quale il film pesca a piene mani, rappresentando un campionario di contraffazioni attraverso personaggi variamente convinti del loro status traballante fra realtà e chimera.

Ecco allora Franco (Teo Teocoli), l’avvocato over 65 il quale, per nulla scoraggiato dai capricci del suo cuore lunatico, persevera nella passione per la maratona, con una incoscienza venata di eccitazione e delirio; Diego (Lillo Petrolo), deejay stazzonato ma irriducibile nel suo rock style alternativo vecchia maniera, vesti e contegni in linea con i precetti degli anni settanta e ottanta; Angela (Sabrina Ferilli) e Sonia (Luisa Ranieri), amiche nel mutuo soccorso sentimentale di donne mature e single nell’ansia di esorcizzare la clessidra in compagnia di ragazzi ventenni; Giorgio (Fabrizio Bentivoglio), incurante dell’ineluttabile e irreparabile usura dei suoi 50, si ostina a tener testa alla giovanissima compagna Marika (Pilar Fogliati) non disdegnando di fare il piacione qua e là.

Alla fine c’è la resa

Ma gli anni, si sa, presentano il conto, prima o poi, a questi ragazzi resistibili. Così, ripartendo da Giorgio,  vedremo che a furia di fare il farfallone non si nega l’avventura fuori target con la sua coetanea Stefania (Lorenza Indovina), scoprendo di avere molte più cose in comune con lei che con l’altra: a partire dalla musica con la mitica Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler ballata e cantata a squarciagola insieme; la complicità tutta al femminile va in frantumi quando Sonia scopre che è suo figlio il toy boy catturato da Angela e che i due si sono addirittura innamorati; Diego si deve arrendere alla concorrenza di un rampantissimo eroe di Youtube (Francesco Sole) che gli ruba il posto in radio e lo lancia come “nonno rock”; Franco capitola e rinuncia alle sue maratone quando realizza di diventare anch’egli “nonno”, ma per davvero, con sua figlia Marta (Claudia Zanella) e suo genero Lorenzo (Stefano Fresi) che stanno per regalargli un nipotino.

Giovani veri e contraffatti

Commedia corale, come è evidente.  Dove sono i giovani, quelli realmente tali, a dettare le conclusioni e agire in funzione di quel “nemico” chiamato specchio. Con personaggi ventilati e luminosi, risoluzioni di dialogo brillanti e una struttura decisamente fuori schema nelle misure narrative cui da sempre Brizzi si applica nell’originalità della sua sfera creativa. I vari Franco, Diego, Angela, Sonia e Giorgio vengono pedinati con curiosità. Sono perfettamente convinti dei loro atteggiamenti, insomma “ci credono”. Il ridicolo o il patetico – fate voi – si realizzano per induzione e la “resa” è conseguente. Più inesorabile che consapevole, frutto degli eventi e non di una scelta.

Performance divertenti

Si ride molto, grazie all’estrema compatibilità degli attori con le loro parti e alle situazioni che attorno a loro si realizzano, ora in climi di equivoci ora con sapide trovate di sceneggiatura. Divertono le performance rotonde di Bentivoglio e Lillo (qua con autonome incombenze rispetto al consueto operare col partner Greg), del fragoroso Teocoli, del duetto Ferilli-Ranieri che nella sua vagante animazione ormonale/umorale mi ha un po’ ricordato l’intreccio di Prime con Uma Thurman innamorata del figlio ventitreenne della sua psicanalista Meryl Streep. Un racconto fatto di segmenti diversi armonicamente e spassosamente combinati, con una freschezza che disegna nel continuo gioco di contrasti un colorato ritratto di irriducibili generazionali. Né realismo né caricatura, solo vivace e sana commedia.

Presente e passato in musica

Merita un elogio anche la scelta dei brani tra presente e passato che accompagnano, in modo pertinente, l’azione. Ovviamente si parte da quello che ispira il titolo del film, Forever Young degli Alphaville riletta da Nina Zilli (sarebbe piaciuto, ahi me, anche quello di Bob Dylan), via via tutti gli altri in un elenco che comprende In My Room dei Beach Boys, Romeo and Juliet dei Dire Straits, Video Killed the Radio Star dei Buggles, Goodbye My Lover di James Blunt, Through the Barricades degli Spandau Ballet, Father and Son di Cat Stevens, Yesterday dei Beatles, Alright dei Supergrass, perfino Meraviglioso di Domenico Modugno oltre l’inedito Sangue e vita dei Santa Margaret.

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