I 10 film francesi più belli del 2013

Il cinema d'Oltralpe ci ha consegnato storie appassionate, di naturalismo intenso, e commedie argute...

La vita di Adele, Molière in bicicletta, Il passato, Venere in pelliccia – Credits: Lucky Red, Teodora, Bim Distribuzione 01 Distribution

Simona Santoni

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Il cinema francese ha spesso la capacità di toccare ogni tematica, anche la più difficile o quella più intellettuale, con levità di tocco e allo stesso tempo con profondità sottile. Anche quest'anno si è contraddistinto con titoli interessanti: il podio della mia personale top ten è abitato da chicche che i cinefili avranno di certo amato.

Ecco i dieci film francesi più belli del 2013 (secondo me).

1) La vita di Adele - Capitoli 1 & 2  di Abdellatif Kechiche

Con stupore ho trovato anche persone che non hanno amato visceralmente questa perla del regista franco-tunisino. C'è chi ha definito il lungometraggio "pornografico", chi "compiaciuto". Io l'ho trovato semplicemente un bellissimo film, girato con un naturalismo sorprendente e con un profondo sguardo artistico. Tre ore vissute con intensità. Soprattutto mi ha rapita lo stupendo trasporto con cui le due interpreti Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux si sono completamente date, senza pudori. Chi cerca in La vita di Adele un manifesto di rivendicazioni per i diritti degli omosessuali rimarrà deluso, certo: Kechiche cesella "semplicemente" un magnifico romanzo di formazione all'amore. Amore lesbico. 

2) Molière in bicicletta di Philippe Le Guay

Se ripenso alla scena della vasca Iacuzzi ancora rido. La commedia del regista de Le donne del 6° piano è di una finezza irresistibile e di un'ironia gravida di inattese risate. Fabrice Luchini, che è anche co-autore del soggetto, è unico, interprete meraviglioso. È formidabile il suo duetto con Lambert Wilson, sul filo dell'amicizia, dell'invidia, della comune passione per la recitazione e per Il misantropo di Molierè. Chi ama il teatro e quel sottile umorismo francese sarà ripagato dalla visione. E poi c'è anche la nostra Maya Sansa, molla di alcuni simpatici sketch che giocano sull'italiano. 

3) Venere in pelliccia di Roman Polanski

Lo ammetto: non è un film per tutti. Può far partire l'applauso a fine visione o annoiare terribilmente. Chi ha amato Carnage, il precedente lavoro del regista franco-polacco, amerà anche questa sua nuova sfida. Due soli attori, un'unica macchina da presa, un palco teatrale come ambientazione ferma e claustrofobica. Un duello erotico, una sottile guerra dei sessi, sul filo del romanzo di Leopold von Sacher-Masoch, l'ispiratore del termine "masochismo". Bravissimi i due interpreti Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric.

4) Il passato di Asghar Farhadi

Primo lungometraggio francese per il regista iraniano di Una separazione, Oscar 2012 al miglior film straniero. Con un simile stile narrativo, svelando pian piano, aggiungendo lentamente nuove rivelazioni, costruisce un giallo emotivo sottilmente teso. Meno potente della sua opera precedente ma comunque pregevole. 

5) L'amore inatteso di Anne Giafferi

Giocando sui cliché e sui pregiudizi di cui la Chiesa è spesso oggetto, ma parlando anche di ricerca interiore e senso della vita, la regista ci consegna un piccolo e delicato film per certi versi fuori dalle mode. "Cattolico non è molto sexy", dice infatti Hortense (Valérie Bonneton) a suo fratello Antoine (Eric Caravaca), scopertosi in maniera del tutto inaspettata attratto dalla Fede. Un'opera godibile, tra commedia e spiritualità. 

7) Nella casa  di François Ozon

Il regista francese come al solito ci offre una storia originale e stuzzicante, che ha solo il difetto di divenire un po' troppo cervellotica nella seconda parte. In scena uno strano rapporto tra un professore (Fabrice Luchini, ancora lui, sempre grande) e un allievo (Ernst Umhauer) che ha la passione di spiare nelle abitazioni altrui. In un gioco di identificazioni e manipolazioni reciproche, la commedia si sviluppa lentamente come un noir. 

7) Two Mothers di Anne Fontaine

Film franco-australiano, tratta un argomento senz'altro spinoso e scomodo che solamente una mano femminile poteva trattare senza scadere nell'inopportuno. Due madri, grandi amiche al limite del lesbismo, si innamorano dei rispettivi figli, due giovanotti belli come adoni, contraccambiate. La passione a quattro si muove tra fascino e dubbi di plausibilità. Robin Wright cattura una delle sue migliori interpretazioni e rende tutto credibile.

8) A Lady in Paris  di Ilmar Raag

Storia delicata di fragilità e incontri, ci regala la magnifica interpretazione di Jeanne Moreau, che a 85 anni conserva il suo fascino sopra le righe e una presenza caparbia e "tignosa" davanti alla cinepresa. Interpreta un'anziana signora estone emigrata in Francia molti anni fa, che fatica ad accettare la vecchiaia e rende la vita impossibile alla sua badante (Laine Mägi), anche lei estone ma di diversa estrazione sociale.

9) Come pietra paziente di Atiq Rahimi

Il regista afgano naturalizzato francese si affida a una superba Golshifteh Farahani per mettere in scena una sorta di monologo che una moglie rivolge al marito ferito, ridotto allo stato vegetale. In un lento climax, gli rivelerà le sue angosce, l'oppressione a cui è stata costretta, i suoi segreti, per poi liberarsi. Film non per tutti, adatto a cuori pazienti.

10) Il figlio dell'altra di Lorraine Lévy

Per uno scambio di culle un ragazzo da sempre credutosi israeliano si scopre palestinese e uno palestinese si scopre israeliano: un vero e proprio shock per i due giovani come per le loro famiglie, ma anche l'accorgersi della vanità di certe rivalità ataviche. Un'opera profonda che riflette sulla cieca sedimentazione di rancori scritti dalla Storia. 

 
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