I 10 film più belli di sempre secondo Woody Allen

Aspettando l'uscita in Italia del suo ultimo lavoro Blue Jasmine, ripercorriamo i titoli amati dal maestro americano

Enzo Staiola in "Ladri di biciclette" – Credits: Ansa

Simona Santoni

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Ogni tanto ci piace passare al setaccio la lista dei film più belli di sempre secondo autorevoli signori del cinema. Dopo aver goduto delle preferenze di Quentin Tarantino, di Stanley Kubrick e della critica cinematografica internazionale riunita, mentre aspettiamo che il suo ultimo lavoro Blue Jasmine arrivi in Italia (il 5 dicembre), oggi ci gustiamo la top ten di Woody Allen raccolta dal British Film Institute.

E poi, a pochi giorni dall'anniversario della morte di Federico Fellini, ripercorrere i titoli più amati dal regista americano è un po' omaggiare anche il nostro maestro riminese...

Ecco i 10 film più belli di tutti i tempi secondo Woody Allen, in ordine sparso. Tanti solidi classici, tanto cinema europeo, e ben tre italiani.

- I 400 colpi (Les Quatre Cents Coups, 1959) di François Truffaut

Primo lungometraggio del regista francese, manifesto della Nouvelle Vague, il suo titolo originale è traducibile in italiano con "fare il diavolo a quattro". Ode alla libertà dell'infanzia, ha per protagonista Antoine Doinel, alter ego del regista che ricorrerà in altri film, sempre interpretato da Jean-Pierre Léaud.

 

- (1963) di Federico Fellini

Woody ha più volte ammesso di ispirarsi a Fellini per i suoi lavori, sostenendo "siamo tutti figli di ". Non poteva quindi mancare nella sua top ten il capolavoro di Fellini che tra realtà, fantasia e memoria racconta di un regista in piena crisi di ispirazione, evocando un suo brutto blocco creativo.

 

- Amarcord (1972) di Federico Fellini

Woody ama il cinema di Fellini "ma Amarcord potrei vederlo ogni anno. Ha ricreato così chiaramente la sua infanzia a Rimini, e tu sei lì in quel mondo, con sua madre e suo padre, con i suoi parenti, con la popolazione locale, con i negozi del posto, i riti attorno alla piazza della città... sei in un mondo che ha ricreato non in maniera letterale e fotografica, ma in un modo esagerato da fumetto".

 

- Ladri di biciclette (1948) di Vittorio de Sica

"Per me è il film italiano per eccellenza e uno dei migliori mai girati al mondo", ha detto il regista. "Cosa c'è di più semplice della storia di un individuo la cui esistenza dipende da una bicicletta?".

 

- Quarto potere (Citizen Kane, 1941) di Orson Welles

Film d'esordio di Welles e già capolavoro modernista, con innovazioni tecniche e artistiche, è una potente riflessione sul capitalismo statunitense.

 

Il fascino discreto della borghesia (Le charme discret de la bourgeoisie, 1972) di Luis Buñuel

La divertente farsa surrealista di Buñuel non poteva che accalappiare la predisposizione all'umorismo - spesso rivolta alle differenze di classe - di Allen.

 

La grande illusione (La Grande illusion, 1937) di Jean Renoir

Concepito drammaturgicamente in tre atti, ambientato durante la prima Guerra mondiale, racconta la fuga da un campo di prigionia del proletario tenente Maréchal e del ricco ebreo Rosenthal, in un messaggio pacifista che intanto parla di differenze di classe.

 

- Orizzonti di gloria (Paths of Glory, 1957) di Stanley Kubrick

Allen di Kubrick, al più visto e noto 2001: Odissea nello spazio, preferisce il più giovane Orizzonti di gloria, opera quarta del regista, che per la seconda volta si misura con scenari guerreschi portandoci nel 1916, ispirandosi a episodi realmente accaduti all'interno dell'esercito francese durante la prima Guerra mondiale.

 

- Rashomon (1950) di Akira Kurosawa

Leone d'Oro al miglior film a Venezia, il maestro giapponese racconta l'uccisione di un samurai, sotto vari punti di vista e versioni, in un giorno di pioggia incessante a Kyoto, periodo Heian. Acuta riflessione sulla natura dell'uomo e sulla sua propensione alla menzogna.

 

- Il settimo sigillo (Det sjunde inseglet, 1957) di Ingmar Bergman

Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes, in una Scandinavia disperata e dilaniata dalla peste il nobile cavaliere Antonius Block (Max von Sydow) torna dalle crociate in Terra Santa e viene sfidato a scacchi dalla morte. Non a caso Allen in Amore e guerra (1975) cita il film di Bergman, com un balletto del protagonista assieme alla Morte.

 
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