Elisa Fuksas: "Grazie, papà, ora faccio da me"

Figlia di archistar, la sua passione è però la regia. E il 18 aprile arriva al cinema la sua opera prima, Nina

Immagine del film "Nina" (Fandango)

Raffaele Panizza

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Sarebbe intrigante scrivere che Elisa Fuksas è una ribelle che odia il padre Massimiliano e pure la madre Doriana, due delle archistar italiane più note al mondo. Ma così non è: si è laureata in architettura per poi sterzare e fare la regista, è vero, ma con un divertente atto simbolico ha consegnato quell’obbligo alla digestione del passato: "Per la tesi ho preparato un modellino fatto di wafer e l’ho ricoperto di cioccolato fondente: dopo la discussione me lo sono mangiato".

Il 18 aprile arriva al cinema la sua opera prima, Nina, viaggio interiore di una ragazza sola (Diane Fleri) nell’agosto romano, impegnata a badare a un cane depresso, a dare lezioni di canto ad allievi senza talento, a frequentare corsi di scrittura cinese con un maestro napoletano e a fuggire da un violoncellista di cui sarebbe impegnativo innamorarsi. Le inquadrature lunghe e geometriche, e i pensieri ad alta voce della protagonista, rendono però il film più simile a una lunga, e divertente, striscia a fumetti.

Lei al sangue blu ci crede?
Sì. Negarne l’esistenza sarebbe da pazzi: non potrei essere quella che sono senza i miei genitori.

Com’è Massimiliano Fuksas come padre?
Un uomo guidato dall’impeto.

Affettuoso?
Spropositato.

Insieme al cognome cos’altro c’è nella sua dote?
L’odio degli altri.

E il bene?
Quello non si eredita. Te lo devi conquistare, come tutti.

Quanto ha impiegato a girare il film?
Otto anni.

Per colpa dell’odio?
Ho voluto fare fatica: i pezzi grossi li conoscevo e li ho evitati.

Il peccato originale non si scontava con il battesimo?
Il mio perdura: non sono battezzata.

La prossima volta che fa?
Imbocco la prima scorciatoia. Con la fortuna ho fatto patta.

«Nina» è un film difficile, al botteghino non ci saranno le code.
Film così non ne faccio più: sto scrivendo una commedia.

Almeno non è snob.
Se divento pop, sono felice.

Oltre a quella di architetto, ha altre vite parallele mai partite?
Volevo diventare cantante lirica, ma ho mollato. Peccato, la voce c’era. L’anno prossimo pubblico un libro con la Rizzoli.

Autobiografico?
Con me non c’entra nulla.

Titolo?
La figlia di.

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