Cinema

Cristiana Capotondi: "Amo un principe azzurro"

Intervista all'attrice che è nelle sale con il film di Pupi Avati "Un ragazzo d'oro" e che interpreta anche "Soap Opera", al cinema dal 23 ottobre

Cristiana Capotondi

Claudia Catalli

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Nell'era del trionfo dei volti rifatti, delle scollature esagerate, dei tatuaggi in moltiplicazione, dei seni prosperosi più o meno naturali, ecco un'attrice che mette tutto in discussione, compreso il concetto stesso di "sex symbol".

È Cristiana Capotondi, che preferisce un abito bonton a minigonne ascellari, il volto pulito a tonnellate di make up. Non ci tiene per niente a essere una delle bambole ultrasessualizzate che affollano trasmissioni e pagine dei giornali, le basta essere un'attrice.

Possibilmente brava, magari elegante. Quando la incontriamo, su un'incantevole terrazza che dà sui tetti di Taormina, è struccata e veste un abito azzurro floreale raffinato e innocente. "Fa molto madrina di battesimo di maschio, vero?" dice scherzando, e non abbandona una sana dose di autoironia neanche mentre parliamo di una cosa che in Rete ha fatto molto scalpore.

La castità, parola in disuso nel 2014, che circa un anno fa l'attrice rilanciava dichiarando di metterla in pratica come gesto di libertà e presa di consapevolezza con il compagno Andrea Pezzi, con cui intanto passa le vacanze estive on the road, su due ruote. Poi volerà dritta a Venezia, dove sarà giurata del premio Soundtrack per le migliori colonne sonore.

Senza moralismi, Cristiana torna sull'argomento e sottolinea: "La castità è un'esperienza che ho fatto e di cui ho grande considerazione: una di quelle prove che se pensi di poterle e volerle affrontare è perché sai che hanno in riserbo una serenità maggiore".

Non si pente di averne parlato pubblicamente, quindi?
No, resto convinta che poter raccontare un'esperienza così diversa da tutto ciò che sentiamo sempre dire sul sesso possa solo far bene.

Si sentirebbe di consigliarla?
Non l'ho mai consigliata, è come il bungee jumping: non mi sognerei di suggerirlo, primo perchè non sono una che dà consigli, facendo io fatica ad accettarne, secondo perchè ognuno fa le scelte che ritiene opportune. Per sè e per il suo partner.

Sharon Stone, oltre ad avere l'accavallamento di gambe più bello del mondo, è un'attrice bravissima

A proposito di partner, nel film di Pupi Avati Un ragazzo d'oro la vediamo nei panni della fidanzata di Riccardo Scamarcio. Com'è andata?
Bene, nel film sono la donna che lo accompagna nel processo di emancipazione dalla figura del padre, e insieme una che tiene i piedi in due staffe e diventa per lui un elemento di disagio.

Emozionante il primo giorno sul set con Sharon Stone?
I nostri personaggi non hanno scene in comune, ma ricordo una giornata piena di fotografi, sembrava di stare sul red carpet di Cannes!

Le ha visto fare capricci da diva?
Non li definirei capricci, ma abitudini che l'industria hollywoodiana concede a questi numeri uno: la Stone, oltre ad avere l'accavallamento di gambe più bello del mondo, è un'attrice bravissima. Anche se, come modello di femminilità, la sento lontana.

Il film racconta la difficoltà di superare la figura paterna, lei l'ha vissuta?
Sono stata fortunata: ho sempre amato mio padre, ma il capofamiglia di riferimento era mio nonno, il padre di mia madre. Sono cresciuta con esempi di uomini retti, valorosi, leali. E oggi sono una privilegiata: ho incontrato l'uomo della mia vita e incarnato il mio ideale di uomo in una persona, credo sia questo che dà accesso alla felicità. Insomma: sono cresciuta con l'idea del principe azzurro, e mi è andata bene.

Lo metto puntualmente in crisi per quanto mangio, poi non riesco a non ridere sul set

Manca il lieto fine, le nozze...
Scherza, sono passata indenne finora!

Torniamo ai suoi partner di scena: nella commedia Soap Opera, al cinema dal 23 ottobre, torna a fare coppia per la terza volta con Fabio De Luigi: com'è la vostra alchimia?
Fortissima, ormai ci conosciamo bene, ridiamo per le stesse cose, lo metto puntualmente in crisi per quanto mangio, poi non riesco a non ridere sul set. Certe scene c'è da rifarle dieci volte.

Sarà una donna misteriosa, ha detto al Taormina Film Fest.
Una stratega, e io che di tattiche non me ne intendo ho chiesto al regista Alessandro Genovesi di insegnarmi a fare la misteriosa. Alla fine è un personaggio a cui mi sono legata, una donna che ha un dolore e per guarirlo cerca anche vendetta da chi gliel'ha provocato.

Cioè il suo uomo, tipico caso di donne che non lasciano mai veramente quando lasciano.
Alcune di noi non riescono a smettere di amare, però vorrebbero farlo anche solo per far dispetto all'altro. Un modo contorto di ragionare che condivido poco.

Lasciare ma trattenere: le è mai capitato?
Sì, la mia storia d'amore storica è stata un tira e molla: lasciare una persona significa cambiare vita, se ti tieni per mano fino a quel salto è meglio. O almeno, può capitare.

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