Confusi e felici
Cinema

Confusi e felici, la commedia imperfetta di Massimiliano Bruno

Uno spassoso Marco Giallini non basta a dar verve costante e fluidità a un film che concede risate ma stecca nei momenti più seri e sentimentali

Ben lontana dalla "gioia immensa" e dall'equilibrio di emozioni contrastanti di Carmen Consoli, Confusi e felici è la commedia che grosso modo riprende il titolo di una canzone dell'artista catanese ma che concede risate non strabordanti e poco funziona nei momenti più seri. Opera terza dello sceneggiatore e commediografo Massimiliano Bruno, non replica gli ottimi livelli del suo esordio Nessuno mi può giudicare (2011), anche se fa molto meglio del suo secondo film Viva l'Italia (2012). 

Dal 30 ottobre al cinema, ha qua e là stoccate di comicità godereccia, scoccate con giustezza sorniona soprattutto dall'impeccabile Marco Giallini, romanaccio doc, duro poco istruito eppur quasi elegante nella sua ignoranza ed espressività da borgataro. Quando a teatro una vecchia ben vestita lo rimprovera perché gli squilla il cellulare, lui le fa: "Aoh, sei morta da sei anni, ancora non te l'hanno detto?". Efficace e spassoso anche il suo quasi razzismo che sfuma invece in un inno all'integrazione. 

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Bruno insieme a Edoardo Falcone, alterna sprazzi divertenti ad altri più grossolani e banali (vedi il sogno ricorrente del calcio di rigore). In bilico tra leggerezza e profondità, il pigiar troppo il pedale delle esasperazioni porta a rendere poco credibili e quasi stucchevoli i ritagli più sentimentali, togliendo fluidità alla narrazione.

 

Claudio Bisio è Marcello, uno psicanalista abbastanza incapace (si fa quindi fatica a capire come mai sia così indispensabile per i suoi pazienti). Ha in cura i personaggi più strampalati: una ninfomane invadente (Paola Minaccioni), un autista di bus mammone cronico (Bruno stesso), una coppia per cui il sesso è diventato un miraggio da quando lui è dipendente da smartphone e social network (Caterina Guzzanti e Pietro Sermonti), un telecronista ferocemente arrabbiato per il tradimento della moglie (Rocco Papaleo), uno spacciatore con attacchi di panico (Giallini). Quando Marcello entra in crisi per un problema personale e si ritira dalla professione chiudendosi in casa, la sua segretaria (Anna Foglietta) e il corteo di assurdi pazienti si ritroveranno sotto l'abitazione del dottore, pronti più o meno ad aiutarlo. 

Ne usciranno siparietti simpatici, come quello in libreria con il libro "La metamorfosi di Kafka letto da Totti" o la soprendente entrata in scena del trio di "menestrelli" romani Daniele Silvestri, Max Gazzè e Niccolò Fabi
Non mancherà l'ennesimo parto in diretta (affidato a Kelly Palacios), dopo che già ci era toccato vederlo in Un fantastico via vai di Pieraccioni e in Mai così vicini con il personaggio di Michael Douglas che anche lì dava il nome al neonato.

Bruno mescola ingredienti appropriati e altri stonati (insieme a tanto product placement più o meno discreto, croce e delizia del nostro cinema). Se ci fosse uno spettatore indeciso se passarsi qualche ora di spensieratezza con Confusi e felici o con Soap Opera di Alessandro Genovesi, altra commedia italiana imperfetta recentemente rilasciata, consiglierei senza dubbio la coralità di Giallini & Co., più sferzante e meno monotona di quella di Fabio De Luigi e compagnia. 

Voto: 2/5
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