Simona Santoni

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Ken Loach, il regista "operaio" da sempre dalla parte dei più deboli, conquista il Festival di Cannes. La Palma d'oro della 69^ edizione va al suo I, Daniel Blake, denuncia sociale che addita il malfunzionamento del welfare inglese e il suo ingarbugliato sistema burocratico. Sul palco del Grand Théâtre Lumière il cineasta britannico, che a giugno compirà 80 anni, esordisce così con un tenero francese: "Grazie alla giuria, siete molto gentili. E grazie a Cannes perché il Festival è molto importante per il futuro del cinema". Per chiudere con una frase in tema con il suo film, contro l'attuale sistema liberale: "Un altro mondo è possibile e necessario".
Per Loach (che giorni fa avevamo intervistato sulla Croisette) è la seconda Palma d'Oro vinta in carriera, dopo quella ricevuta nel 2006 per Il vento che accarezza l'erba.

Com'è nella tradizione del Festival, è stato soprattutto l'impegno civile a essere stato premiato dalla giuria capitanata dall'australiano George Miller e composta da Arnaud Desplechin, Kirsten Dunst, Valeria Golino, Mads Mikkelsen, László Nemes, Vanessa Paradis, Katayoon Shahabi e Donald Sutherland.

Il Gran Premio della giuria è stato attribuito al giovane canadese Xavier Dolan, scoperto proprio dal Festival francese, e al suo Juste la fin du monde. Il ventisettenne, molto commosso, ha ringraziato: "Le emozioni non sono mai facili e non è mai facile condividerle con gli altri". Rotto dal pianto, ha dedicato il premio al costumista François Barbeau (morto ad agosto) e ha lasciato capire che nei suoi film c'è molto di se stesso: "I miei personaggi sono a volte cattivi, a volte buoni, ma sono tutti feriti, vivono tra noi con paura. Nella vita si deve perseverare per essere amati, accettati". Dolan, gay dichiarato, due anni fa con Mommy aveva vinto a Cannes il Premio della giuria.

Premio per la miglior regia, in ex aequo, al francese Olivier Assays per Personal shopper e al rumeno Cristian Mungiu per Bacalaureat.

Premio per la sceneggiatura, consegnato dalla nostra Valeria Golino, al regista iraniano Asghar Farhadi per Forushande

Premiata per la migliore interpretazione femminile Jaclyn Jose per Ma' Rosa di Brillante Mendoza. Sul palco l'attrice filippina ha faticato a tirar fuori le parole per l'emozione e con voce tremante ha ringraziato tutti.

Premio della Giuria al road movie britannico American Honey della regista Andrea Arnold, che racconta l'altra faccia della disoccupazione di Loach, quella dei giovani americani che si consumano tra crack e lavori precari. 

Premiato per la migliore interpretazione maschile Shahab Hosseini del film Forushande di Asghar Farhadi. L'attore iraniano: "Questo premio lo devo al mio popolo, a cui lo dedico con tutto il cuore".

A Jean-Pierre Léaud, l'attore francese de I quattrocento colpi che Françcois Truffaut considerava il suo alter ego cinematografico, è stata consegnata la Palma d'oro d'onore. Per lui standing ovation e commozione.

La Caméra d'or alla migliore opera prima va a Divines dell'esplosiva Houda Benyamina, film presentato alla Quinzaine des Réalisateurs, ambientato tra banlieu e baraccopoli. La regista franco-marocchina ha prodotto probabilmente il ringraziamento più lungo del Festival: incontenibile e raggiante, ha strappato sorrisi. Il presentatore Laurent Laffitte ha dovuto pregarla di chiudere per poter andare oltre. 

Palma d'oro al miglior cortometraggioTimecode dello spagnolo Juanjo Giménez. Menzione tra i cortometraggi a A Moça Que Dançou Com o Diabo di João Paulo Miranda Maria.


I premi della sezione Un Certain Regard

La giuria di Un Certain Regard, capitanata dall'attrice franco-austriaca Marthe Keller, ieri ha incoronato il film finlandese Il più bel giorno nella vita di Olli Maki di Juho Kuosmanen, biografia in bianco e nero di un pugile che alla metà degli anni '60 ha l'occasione della vita per mettere le mani sulla cintura di campione del mondo. Nessun riconoscimento per l'unico italiano in gara, Pericle il nero di Stefano Mordini.

Il premio della giuria è andato al giapponese Harmonium di Koji Fukada che usa gli strumenti del thriller psicologico per disegnare un ritratto d'ambiente della famiglia nipponica contemporanea. Premio della regia all'americano Matt Ross per il suo divertente Captain Fantastic con Viggo Mortensen; quello per la sceneggiatura non lascia a mani vuote la Francia e le "quote rosa" rivelando il talento delle giovani sorelle Delphine e Muriel Coulin in The Stopover su due soldatesse reduci dall'Afghanistan che si scatenano durante un weekend a Cipro.
Infine il riconoscimento forse più atteso e applaudito: il premio speciale che la giuria si inventa sul momento per segnalare l'animazione franco-belga La tortue rouge di Michael Dudok de Wit. 

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