Cinema

Antonio Albanese, 50 anni di personaggi strampalati o malinconici in foto

Buon compleanno al comico lombardo. Da Cetto La Qualunque a Frengo, i tanti volti di un attore sagace che sa calarsi con empatia anche in ruoli drammatici

Antonio Albanese

Simona Santoni

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Oggi è per tutti Cetto La Qualunque, politico corrotto calabrese, fondatore del Partito du Pilu. Ma Antonio Albanese ha lastricato la sua vita professionale di caricature aggressive o ingenue, diventando un tutt'uno coi suoi personaggi comici, capace di cesellare anche ruoli drammatici e malinconici.

Ora che compie 50 anni, ripercorriamo alcuni dei suoi volti cinematografici, spesso nati prima in teatro o in tv. Ecco quindi il timido Epifanio, l'industriale fissato col lavoro Ivo Perego, lo pseudo filosofo Frengo o il Ministro della Paura portato sul palcoscenico e su Rai Tre in Che tempo che fa... Ma lo abbiamo visto anche come intrepido tuttofare per Gianni Amelio o cantante fallito per i fratelli Taviani...

 

Nato a Olginate, Lecco, il 10 ottobre 1964, da genitori originari di Petralia Soprana (Palermo), Albanese si esibisce prima allo Zelig di Milano e poi alla Zanzara d'oro di Bologna, ottenendo molti apprezzamenti grazie ai demenziali monologhi con personaggi da lui inventati.
Nel programma di Paolo Rossi Su la testa!, nei primi anni Novanta, propone alcune delle tante maschere come Alex Drastico ed Epifanio. È proprio la tv il suo volano. Mai dire gol condotto dalla Gialappa's Band lo lancia come il telecronista-ballerino Frengo, ultrà del Foggia e appassionato della filosofia di Zeman, e come Pier Piero, giardiniere interista e gay di casa Berlusconi.  

Albanese torna nel 2005 in tv con Mai dire gol: Mai dire Lunedì interpretando quattro nuovi personaggi: l'economista innamorato di Gattuso del Milan Pier Peter, il filosofo cocainomane Mino Martinelli, il politico amante del cemento Cetto La Qualunque e il cuoco Alain Tonnè.  

Con Uomo d'acqua dolce nel 1996 fa il suo debutto al cinema da regista e attore. Nel 2000 gira con Fabrizio Bentivoglio La lingua del santo di Carlo Mazzacurati. La sua vena più malinconia e drammatica è richiesta in La seconda notte di nozze (2005) di Pupi Avanti, in Giorni e nuvole (2007) di Silvio Soldini, in Questione di cuore (2009) di Francesca Archibugi.
La comicità spietata e paradossale esplode in Qualunquemente di Giulio Manfredonia, con lo show a piede libero di Cetto La Qualunque: uno dei maggiori successi cinematografici del 2011. A ruota l'anno successivo segue Tutto tutto niente niente, dove accanto a Cetto si muovono altri due suoi personaggi (tra cui l'inedito secessionista del Veneto Rodolfo Favaretto detto Olfo). Arriva poi L'intrepido (2013) di Gianni Amelio, dove è Antonio Pane, un uomo buono come il pane che per sbarcare il lunario fa il "riampazzo", ovvero sostituisce persone assenti nel loro posto di lavoro. Qualcosa che richiama le sue origini, orgogliosamente proletarie.

"Vengo da una famiglia operaia che ringrazierò a vita per i valori, perché mi ha fatto scoprire quei fondamentali che non sempre appartengono alle generazioni giovani di oggi", ha detto. "Ho cominciato a lavorare a 15 anni, mi dovevo mantenere, ho fatto l'imbianchino, il cameriere, per concludere l'Accademia e abbracciare questo lavoro e lasciare il certo per l'incerto di questo mestiere. Quei lavori mi hanno reso indipendente".

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